È una mattinata carica di tensione quella che si sta vivendo davanti al Tribunale di Imperia, dove sono in programma gli interrogatori di garanzia legati all'inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio scorso e al centro di un'indagine che negli ultimi giorni ha subito una svolta decisiva.
Poco prima dell'inizio delle udienze è arrivato in tribunale Franco Iannuzzi, padre di Emanuel, arrestato sabato dopo il ritrovamento di materiale esplodente nella cantina dell'abitazione di Vallecrosia. A seguire è atteso anche Emanuel Iannuzzi, il compagno di Manuela Aiello accusato, insieme alla donna, di maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina. All'esterno del palazzo di giustizia hanno preso la parola i legali delle parti coinvolte, offrendo un primo quadro delle rispettive posizioni.
A parlare per primo è stato l'avvocato Mario Ventimiglia, che assiste Maurizio Rao, padre biologico delle tre bambine e parte offesa nel procedimento. “La posizione di Maurizio Rao è molto chiara”, ha spiegato il legale. “Da Manuela Aiello ci aspettiamo finalmente la verità su quello che è accaduto e su ciò che ha portato alla morte della piccola Beatrice. Da Emanuel Iannuzzi, invece, non ci aspettiamo nulla. L'atteggiamento che avrebbe tenuto nei confronti della bambina e quello successivo alla sua morte ci porta a non aspettarci alcun segnale di collaborazione”.
Ventimiglia ha ricordato come Rao abbia avuto difficoltà a mantenere i contatti con le figlie negli ultimi mesi precedenti alla tragedia. “Da quando era entrato in carcere, tra l'estate e l'autunno del 2025, non riusciva a parlare con le bambine. Successivamente era riuscito a sentirle solo in alcune occasioni e in una di queste Emanuel Iannuzzi si sarebbe intromesso nella conversazione, invitandolo in maniera piuttosto brusca a non telefonare più”.
Il legale ha poi commentato il quadro accusatorio emerso dalle indagini, utilizzando parole molto dure. “Picchiare una bambina di due anni non è come colpire un adulto. Una bambina di quell'età ha una fragilità estrema. Alla luce di quanto emerge dagli atti, riteniamo che chi ha agito in quel modo non potesse non rappresentarsi il rischio di provocarne la morte”.
Secondo Ventimiglia, l'attuale contestazione di maltrattamenti aggravati dalla morte potrebbe non rappresentare l'approdo definitivo dell'inchiesta. “La modifica del capo d'imputazione è già un passaggio importante, ma riteniamo che sia ancora provvisoria. Ci auguriamo che i futuri elementi investigativi e le consulenze ancora da depositare consentano alla Procura di valutare contestazioni ancora più gravi. A nostro avviso non si può escludere l'ipotesi dell'omicidio volontario”.
Sul fronte della restituzione della salma della piccola Beatrice, l'avvocato ha spiegato che tutto dipenderà dal completamento degli accertamenti tecnici ancora in corso. “Il corpo non è ancora stato restituito perché manca il deposito della consulenza medico-legale. Quando tutti gli accertamenti saranno completati e non vi sarà più necessità di ulteriori verifiche, sarà la Procura stessa a mettere la salma a disposizione della famiglia”.
Di tutt'altro tenore le dichiarazioni dell'avvocato Cristian Urbini, che insieme alla collega Maria Gioffrè assiste sia Emanuel sia Franco Iannuzzi. Il legale ha confermato che il quarantaduenne continua a respingere ogni accusa. “Emanuel Iannuzzi continua a professarsi innocente”, ha dichiarato. “L'ho incontrato soltanto al momento dell'arresto e da allora non abbiamo più avuto modo di confrontarci. Tuttavia continua a ribadire la propria estraneità alle accuse”.
Urbini ha però sottolineato come la difesa non abbia ancora avuto accesso completo al materiale investigativo. “Gli atti non ci sono stati ancora messi a disposizione. Dovrebbero arrivare nel corso della giornata. Qualsiasi valutazione potrà essere fatta soltanto dopo un esame approfondito della documentazione”.
Un riferimento anche alle fotografie e ai video che, secondo la Procura, sarebbero stati rinvenuti nel telefono di Emanuel Iannuzzi e che mostrerebbero la piccola Beatrice con evidenti segni di violenza. “Non abbiamo ancora visto quel materiale. Prima dovremo esaminarlo e successivamente confrontarci con il nostro assistito. Solo allora potremo esprimere una valutazione”.
Quanto a Franco Iannuzzi, arrestato per la vicenda del materiale esplodente rinvenuto nella cantina di Vallecrosia, Urbini ha preferito non anticipare la linea difensiva. “Ogni considerazione verrà fatta all'esito dell'udienza. Solo dopo potremo chiarire la posizione del nostro assistito”.





