Il Circolo PD di Coldirodi a Sanremo interviene con una nota dura sui fatti accaduti durante le celebrazioni del 25 aprile, esprimendo pieno sostegno agli studenti del Collettivo Papavero Rosso, al Villaggio Sociale Zaira e all’ANPI. Nel comunicato, i dem sottolineano come “non stia a questa o a quella associazione stabilire i modi in cui manifestare, in modo pacifico e civile”, ribadendo che la Festa della Liberazione rappresenta “la ricorrenza più importante del nostro Paese”. Al centro della polemica, la questione dei simboli e dei canti legati alla Resistenza: “stabilire quali bandiere o quali canzoni possano essere esposte o intonate è inaccettabile”.
Il riferimento è anche a quanto accaduto lo scorso anno, quando – ricordano – “con la scusa della sobrietà […] ci furono direttive affinché non si cantassero canzoni come ‘Bella ciao’ o ‘Fischia il vento’”. Un passaggio che, secondo il Circolo, evidenzia il rischio di limitare la libertà espressiva proprio nel giorno simbolo della democrazia italiana. Nel testo si richiama esplicitamente la Costituzione, citando gli articoli 18 e 21: “garantisce libertà di espressione e associazione”. Da qui la vicinanza ai giovani presenti alle celebrazioni: “sono stati fermi nel fare valere questi diritti dimostrando di aver colto perfettamente il significato di Resistenza”.
La mattinata – si legge ancora – ha visto la partecipazione di cittadini uniti nei valori dell’antifascismo, con simboli diversi ma condivisi: il tricolore, i fazzoletti delle Brigate Garibaldi e soprattutto il papavero rosso, su cui gli studenti hanno scritto il proprio significato di Resistenza. Non manca una stoccata politica all’opposizione cittadina: il Circolo ricorda come “uno dei vice ministri della Repubblica, anche da loro espresso, sia segretario di un partito che in anni non troppo lontani affermava di voler usare la bandiera tricolore per scopi poco nobili”. Infine, il richiamo storico alle Brigate Garibaldi, definite “quelle della stella rossa”, che – si sottolinea – “hanno pagato il tributo di sangue più alto alla lotta di liberazione”. E una critica a chi ridimensiona il significato della ricorrenza: “vi è chi afferma di festeggiare il 25 aprile come festa di San Marco e non della Liberazione”.
Il comunicato si chiude con una domanda provocatoria rivolta agli avversari politici: “non è forse il vostro un vilipendio agli eroi della Resistenza che hanno contribuito a salvare l’Italia dal nazifascismo?”.

















