Si è svolto sabato alla Sala Roverizio di via Escoffier 29 a Sanremo il convegno “Famiglie LGBTQIA+: Quale stato in questo Stato”, incontro aperto alla cittadinanza dedicato alla condizione e ai diritti delle famiglie queer in Italia.
Ad aprire l’evento è stata la presidente di Agedo Genova, Sonia Grasso, che ha sottolineato il ruolo dell’informazione e del confronto diretto con le famiglie: «In un’epoca in cui si parla tanto di famiglia è necessario farlo in ogni suo aspetto».
Tra gli interventi anche Chiara Nardini (Edusex), Valeria Grani (Famiglie Arcobaleno), lo psicologo (e consigliere comunale) Vittorio Toesca, l’antropologo Mauro Carosio e il consulente finanziario Ivano Allaria, che ha ricordato: «Ringrazio tutti i presenti e l’amministrazione sanremese. La nostra campagna proseguirà con il Pride dell’11 aprile». La moderazione è stata curata da Matteo Cacciatore di Arcigay.
I lavori sono stati introdotti dal vicesindaco Fulvio Fellegara, che ha esordito: «Buona Pasqua e buon Pride a tutti. Dal 2022, quando avete riportato qui la tradizione del Pride, ci siamo sempre mossi a vostro supporto».
Fellegara ha ricordato anche «il riconoscimento delle genitorialità delle coppie omosessuali» e ha ribadito che il Comune di Sanremo sosterrà la manifestazione: «Crediamo si debba sensibilizzare su queste tematiche, perché si tratta di prendere atto della società in cui viviamo».
L’assessora Enza Dedali ha aggiunto: «La società è cambiata, ma vediamo ancora rigurgiti legati all’ignoranza. La nostra sfida è reagire con l’inclusività: sabato saremo con voi a sfilare in questo percorso di uguaglianza».
Particolarmente sentito l’intervento di Silvia Grasso, che ha dato voce alle esperienze delle famiglie: «In un’epoca in cui si parla tanto di famiglia è necessario farlo in ogni suo aspetto. Il nostro scopo è dare supporto alle famiglie fuori binario, a tutte quelle che rivendicano il diritto di essere se stesse, senza gabbie».
Grasso ha spiegato che l’obiettivo non è «fare una lezione didattica», ma «farsi tramite delle storie reali: Oggi parlare di LGBT+ è scomodo, perché spesso ci si basa sul sentito dire. Quando però ci si trova davanti alle famiglie vere, si scopre che la realtà è diversa da quella che qualcuno immagina».
Un passaggio centrale del suo intervento ha riguardato il tema della paura e della disinformazione: «La paura arriva laddove è presente l’ignoranza e noi lavoriamo proprio sull’informazione e sulla formazione».
Tra le criticità, Grasso ha evidenziato l’assenza di un quadro legislativo inclusivo, soprattutto per i minori e per le persone transgender: «È necessario fare formazione sessuo-affettiva comprensiva per tutelare tutte le identità. Oggi a spaventare di più sono le questioni legate al transgender, su cui a livello istituzionale ci sono ancora molte lacune».
Ha poi affrontato il tema dei giovani e dei falsi miti diffusi online: «Molte volte sui social si leggono commenti completamente fuori dalla realtà. Non si parla di costringere i giovani a cambiare sesso, ma di dare loro la possibilità di riflettere su se stessi. Pensiamo spesso che i ragazzi non siano in grado di capire, ma possono esserlo perfettamente».
Non sono mancati però segnali positivi: «Si vede un vento di cambiamento e la Liguria si sta dando da fare. Oggi vediamo più sostegno reciproco, non solo da parte delle associazioni».
Nel corso del pomeriggio è emersa una riflessione condivisa: «C’è ancora uno stato di arretratezza nel riconoscimento dell’uguaglianza tra le coppie. Le famiglie LGBT+ non vengono considerate famiglie come le altre: chiediamo che quel termine esista davvero anche per noi».
Durante l’incontro è stato proiettato anche un filmato realizzato dagli studenti dell’indirizzo multimediale di Imperia sulle difficoltà quotidiane vissute da una persona transgender, anche nel contesto familiare.
Il convegno si è concluso come un momento di confronto pubblico partecipato, con l’obiettivo di «superare pregiudizi e favorire una maggiore consapevolezza sui diritti civili e sociali delle famiglie LGBTQIA+».





















