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Sanremo Ospedaletti | 27 marzo 2026, 12:11

Ospedaletti, il porto divide la minoranza: tra no netto e dubbi sul piano economico, “Cosa succede se non si vendono gli spazi?”

Boeri vota contro e contesta l’impianto, Lugarà apre ma chiede garanzie (e si astiene): due linee diverse, una preoccupazione comune sulla sostenibilità del progetto da 147 milioni

Ospedaletti, il porto divide la minoranza: tra no netto e dubbi sul piano economico, “Cosa succede se non si vendono gli spazi?”

Sono le 20.35 quando il Consiglio comunale approva la nuova proposta per il porto di Ospedaletti. Ma più del voto, a colpire è ciò che accade tra i banchi della minoranza. Due gruppi, due posizioni diverse, ma un filo comune: la preoccupazione. Ospedaletti Rinasce e Ospedaletti Insieme si presentano divise nella visione complessiva dell’opera, ma unite da un interrogativo che attraversa tutta la seduta: il progetto reggerà davvero nel tempo? Due opposizioni, due strade. Il primo a prendere posizione è Giorgio Boeri, che non lascia spazio a interpretazioni e conferma la linea già espressa nei mesi scorsi. Il voto è contrario, ma soprattutto è una presa di distanza netta dall’intero impianto del progetto.

“La mia posizione sarà contraria. Questa proposta viene presentata come nuova, ma di fatto riapre un percorso partendo da zero, mentre in campagna elettorale ci era stato detto che non sarebbe stato possibile farlo”. La critica non si ferma alla procedura. Boeri allarga il campo, mettendo in discussione l’utilità stessa dell’opera: “Ritengo che non sia necessario un ulteriore porto in un territorio che ha già realtà come Sanremo e Imperia”. E poi il tema ambientale: “Il primo punto che pongo è l’impatto che questo progetto può generare”. Ma è soprattutto sul piano economico e gestionale che emergono le perplessità più forti: “L’aspetto privatistico è centrale e difficilmente controllabile. Non è chiaro quali saranno le reali ricadute per il territorio e quali convenzioni verranno attivate”. Infine, il nodo degli oneri e della sostenibilità: “Non sono disposto ad accettare che gli 11 milioni previsti per il Comune vengano erogati dopo l’inizio dei lavori. Devono esserci prima, con tutte le garanzie necessarie. E resta poco comprensibile come un’opera da 147 milioni possa reggersi su una redditività così contenuta”.

Il sì con riserva: il caso Ospedaletti Insieme. Diversa, ma non meno critica, la posizione di Valentina Lugarà. Il gruppo Ospedaletti Insieme non chiude la porta al progetto, anzi riconosce il lavoro svolto, ma sposta il baricentro del confronto su un piano più tecnico: quello economico-finanziario. “Noi siamo favorevoli a un dialogo costruttivo e riconosciamo che dietro questo progetto c’è un lavoro importante”. Ma subito dopo arriva il punto centrale: “Il tema per noi non è il progetto in sé, ma il piano economico-finanziario”. Una riflessione che parte da un dato: “Negli anni si è passati da un progetto tra i 60 e i 90 milioni a uno da 147 milioni, con una concessione che arriva a 85 anni. È un elemento che non può non far riflettere”. Il cuore della preoccupazione è però un altro: la struttura stessa dell’operazione. “Circa il 70% dell’intervento si basa su previsioni di mercato legate alla vendita o locazione degli spazi. E allora la domanda è semplice: cosa succede se queste condizioni non si verificano? Se quei 40 milioni previsti nel primo anno non entrano, l’opera si ferma?”. Una domanda che diventa analisi: “Il rischio è formalmente a carico del privato, ma le ricadute rischiano di coinvolgere direttamente la comunità”. E ancora: “Questa fragilità ci porta a non essere completamente favorevoli. Il piano economico si basa su una scommessa di mercato”.

Il vero nodo: il mercato. È qui che le due opposizioni, pur partendo da presupposti diversi, finiscono per incontrarsi. Perché il vero tema non è tanto il disegno urbanistico o la visione della città, ma la capacità del mercato di sostenere un’operazione di queste dimensioni. Un rischio che era già emerso nei passaggi precedenti, come nell'ultima commissione del 19 marzo, e che in aula torna con forza: cosa accade se il mercato non risponde come previsto? La vendita degli spazi commerciali, la capacità di attrarre investimenti, la tenuta nel tempo di un’infrastruttura da 147 milioni. Tutto si gioca su questi equilibri.

Tempo e scelte. Per la maggioranza si tratta di un rischio imprenditoriale, fisiologico in operazioni di questo tipo. Per la minoranza, invece, il margine di incertezza resta elevato. Ed è proprio su questo che Lugarà insiste: “Il tempo per ulteriori approfondimenti c’è. È necessario utilizzarlo per valutare ogni aspetto con attenzione”. Un invito alla prudenza che segna la linea del gruppo, mentre Boeri resta su una posizione più radicale.

Una partita tutt’altro che chiusa. Il voto in Consiglio ha segnato un passaggio formale importante, ma il confronto politico è tutt’altro che concluso. Il porto di Ospedaletti continua a essere una partita aperta, dove visioni diverse si intrecciano con un unico punto di contatto: la consapevolezza che si tratta di una scelta destinata a pesare sul futuro della città. E se la maggioranza guarda allo sviluppo, la minoranza, pur divisa, lancia un messaggio chiaro: il vero banco di prova sarà la sostenibilità.

Andrea Musacchio

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