“'Una vignetta del Secolo XIX riporta l’articolo 21 della Costituzione sul diritto di ognuno di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta a autorizzazioni o censure'. È esattamente il diritto che rivendico io, sempre che il direttore del Secolo XIX ritenga che io lo abbia, come cittadino prima che come istituzione. Tutti i cittadini hanno diritto di criticare, sempre nel rispetto delle leggi. Il Presidente della Regione ha anche il diritto/dovere di rappresentare le critiche e le osservazioni che riceve dai suoi concittadini" - dice il presidente della Regione Liguria Marco Bucci in merito alla vicenda Secolo XIX.
"Avrei sperato di non dover arrivare al punto di rendere nota la chat con il direttore del Secolo XIX ma sono costretto a farlo per ristabilire la verità e dimostrare che non è vero che lui non fosse d’accordo a questo scambio continuo di considerazioni" - sottolinea - "Come dimostra tutta la chat con lui, il nostro rapporto è sempre stato improntato alla massima cordialità, franchezza e correttezza fin dal suo arrivo alla guida del quotidiano. Ci siamo incontrati più volte, e a più riprese ci siamo scambiati opinioni, complimenti, critiche, giudizi reciproci, sempre con piena condivisione e spirito costruttivo. Il direttore ripetutamente, dando dimostrazione di correttezza, mi chiedeva di segnalare ogni volta le mie considerazioni e mi ha sempre ringraziato, a conferma di quello che era un accordo di confronto costante. Anche durante il periodo elettorale il confronto è stato aperto e franco".
"Quanto uscito in questi giorni stravolge però tutta la realtà. La prima cosa non vera sostenuta dal direttore è quel messaggio dell’8 maggio 2025, che ha diffuso come prova che lui non fosse d’accordo con l’invio dei report degli articoli del suo giornale che non ritenevo equilibrati. 'Detto questo sono veramente stanco di queste cose. Facciamo un giornale onesto. E stop'. Questa frase non è riferita al report, né a miei messaggi, né al mio staff, bensì è l’ultima parte di un commento dello stesso direttore a un post apparso su Facebook, contro il Secolo XIX, che io stesso gli ho segnalato" - mette in risalto Bucci - "Scriverla, come ha fatto, sulle pagine del proprio giornale e darla ad altri quotidiani come prova che lui rifiutava le nostre segnalazioni è una cosa estremamente grave. Vuol dire far credere che lui mi abbia detto di essere stanco delle mie osservazioni, mentre al contrario era riferito a tutt’altro.
"Torniamo poi a scambiarci messaggi dopo ben 5 mesi e con la massima cordialità" - fa sapere - "Il 22 novembre, invio al direttore alcuni resoconti e preciso di farlo 'senza alcuno spirito polemico (alcune osservazioni, anche da parte nostra, potrebbero essere esagerate) ma soltanto per proseguire quello che ci siamo detti nel nostro ultimo incontro'. E il direttore mi risponde 'Va bene, dopo guardo adesso sono in treno'. Dopo la lettura è lo stesso direttore che fa riferimento a un incontro avvenuto in sua presenza con l’editore: nessuna azione di pressione indebita, dunque. Il direttore mi chiede di avvisarlo subito, senza che si accumulino quelle che lui stesso correttamente definisce rassegne. Questo il testo preciso: 'Per il resto ti dico questo: avvisami subito quando vuoi precisare qualcosa o dire la tua, così non si accumulano rassegne e si interviene subito, senza che si sedimenti nulla'. Si dice dispiaciuto del tono, difende giustamente il lavoro dei suoi giornalisti ma mai nega di essere d’accordo a questo confronto costante che prosegue da oltre un anno. Quando in conferenza stampa ho invitato a chiedere al direttore come facesse l’editore ad avere le nostre segnalazioni, intendevo proprio questo: il direttore sapeva bene che il confronto costante con lui, a volte, ha coinvolto anche l’editore, come ritengo normale e trasparente che sia".
"Attività di confronto con direttori ed editori è sempre stata normale da parte mia, fin da quando ricopro incarichi pubblici e avviene con tutte le testate con cui abbiamo rapporti. Ancora oggi, l’editore di una importante emittente ha pubblicato un suo pensiero in cui ribadisce come da sempre abbia ricevuto scambi di vedute e critiche assai più aspre da parte di rappresentanti delle istituzioni e della politica, rispetto a quelle contenute nella rassegna stampa inoltrata al Secolo XIX" - afferma Bucci - "Alla luce di tutto lo scambio di messaggi, qualcuno può davvero pensare che il direttore del Secolo XIX non fosse d’accordo a ricevere queste segnalazioni di cui mi ringrazia e addirittura mi sollecita ad inviare con maggiore frequenza?".
"Il direttore mi chiede di mostrare altre chat in cui avrei veicolato un altro documento che cita anche nel suo articolo del 12 marzo 2026 e che mostra ad altri. Documento di cui rende noti giorno, ora, minuto e secondo di ricezione da parte dell’editore. Non ho contezza di quale documento si tratti, anche se mi viene falsamente attribuito. Pertanto, chiedo al direttore di renderne noto anche il mittente. E chiedo, se le ha, che mostri quelle che sono state definite con formula diffamante 'black list di giornalisti sgraditi' e che né io né il mio staff abbiamo mai fatto e mai ci sogneremo di fare" - dichiara Bucci - "Non intendo invece violare la riservatezza di chat che riguardano altre persone, cosa che il direttore invece ha fatto pubblicando messaggi altrui. Ribadisco invece di non aver mai inoltrato all’editore il messaggio che il direttore mi attribuisce e che sarebbe riferito agli esponenti del Pd genovese. Tutti i cittadini hanno diritto di criticare, sempre nel rispetto delle leggi. Il Presidente della Regione ha anche il diritto/dovere di rappresentare le critiche e le osservazioni che riceve dai suoi concittadini”.














