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Eventi | 28 febbraio 2026, 11:59

Sayf, da Genova a Sanremo 2026: “Oltre gli stereotipi, voglio restare fedele a ciò che sono”

La parabola dell'artista italo-tunisino, 'ponte' tra urban e cantautorato che ha conquistato il pubblico del Festival senza mai essere banale: "Sogno una collaborazione con Enzo Avitabile"

È una delle rivelazioni di questo Festival di Sanremo 2026: Sayf, artista italo-tunisino genovese, classe 1999, ha conquistato il pubblico con il suo brano in gara 'Tu mi piaci tanto'. Straordinaria anche la sua performance durante la serata dedicata alle cover: in compagnia di Mario Biondi e di Alex Britti ha cantato 'Hit the Road Jack' di Ray Charles, mettendo in scena uno spettacolo di altissimo livello, nel quale ha anche mostrato la sua capacità di suonare la tromba.

Per la mia generazione non so se sia più difficile che per altre: credo che tutti, in fondo, abbiano un sottostrato di dubbi con cui fare i conti. Oggi però il mondo sembra andare in una direzione che lascia poco spazio all’approfondimento, forse anche per il tipo di società e di educazione in cui siamo cresciuti. Per me l’introspezione è una cosa naturale: farmi domande, interrogarmi, è un passaggio inevitabile. Le canzoni nascono di conseguenza, senza forzature, senza calcoli. Non è mai stato qualcosa di cercato a tavolino”. Così l’artista genovese racconta la nascita del suo brano, che si allontana un po’ dallo stereotipo della canzone sanremese. “Sento il bisogno di esprimere un punto di vista opposto rispetto all’andamento generale. So che non sarò io a cambiare la direzione delle cose, ma quando tutto corre verso individualismo, rincorsa e profitto, bisogna ricordare che la vita si regge su elementi stabili: i rapporti umani, l’ascolto, il respiro. Vivo a Rapallo, mi faccio abbastanza i fatti miei. Dopo Sanremo tornerò a casa, a Rapallo. È lì che mi ricarico”.

Quanto alle collaborazioni, Sayf non fa scelte casuali: nel 2025 è stato protagonista di 'Sto bene al mare' di Marco Mengoni insieme a Rkomi, e di 'Figli dei palazzi' feat. Néza e, dopo la serata duetti, vorrebbe provare a collaborare con Eddy Brock, che “ha qualcosa che mi ricorda Lucio Dalla”, e, andando oltre l’edizione del Festival, con Enzo Avitabile.

A chi gli ha chiesto se sia mai stato guardato con sospetto per le sue origini italo-tunisine, risponde sinceramente: “Non ho subito una discriminazione forte legata all’aspetto, perché non incarno lo stereotipo del ragazzo tunisino e questo mi ha fatto schivare parte di certe dinamiche. Però è un sentimento che esiste, che fa parte dell’esperienza”.

La conferenza stampa è stata anche l’occasione per raccontare il rapporto con la mamma, che nella serata cover ha partecipato alla coreografia sul palco e che sta accompagnando il figlio in questa esperienza: “La presenza di mia madre sul palco era prevista nello show di ieri; il resto è stato quasi un effetto collaterale dell’essere qui e del volerle dare supporto. L’idea era semplice: fare una cosa bella, poter dire che nella vita ho portato mia madre su quel palco, condividere un momento insieme”. Anche la decisione di suonare la tromba è nata dal desiderio di portare con sé qualcosa che fa parte della sua vita vera: “Ho studiato tromba alle medie, ma a onor del vero il livello è elementare. So leggere gli spartiti, ma non ho una conoscenza musicale accademica come chi è davvero formato. Sono abituato a improvvisare sulle basi. Ho semplicemente integrato qualcosa che mi piace e che ho sempre suonato per piacere personale in un momento dello show, spesso in chiusura dei live”.

Quanto alle ispirazioni, “penso che tutto sia figlio del contesto e del momento storico in cui si vive – spiega ancora l’artista –. I testi non sono ‘cattivi’: sono lo specchio della società. Nessuno si sveglia al mattino con l’intenzione di incarnare un’etichetta, si diventa il prodotto dell’ambiente in cui si cresce. Qualcuno mi chiede se, oltre alla scrittura urban, il mio modo di ‘sporcare’ il cantautorato genovese possa fare da ponte tra quella tradizione e il panorama globale. Spero di sì. La mia musica prova a creare immagini e figure che in altre lingue non riuscirei a costruire allo stesso modo”.

E per il futuro? Cosa deve aspettarsi il pubblico dopo questa esperienza sanremese? “Io consiglio di non crearsi aspettative, per evitare delusioni. Vorrei continuare a fare la musica che sento di fare. Ci sarà qualcosa che verrà apprezzato e qualcosa che verrà criticato, ma l’importante è che resti sempre ciò che avevo davvero voglia di dire”.

Tra le domande arrivate in conferenza stampa, anche i complimenti di una giornalista che lo ha paragonato a un “Ghali 2”: non una copia, ma una nuova nascita: “A me piacerebbe lasciare soprattutto un messaggio di speranza, di positività, andare oltre gli stereotipi e ricordare che siamo tutti uguali, che le differenze non devono diventare barriere”.

Chiara Orsetti

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