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Eventi | 24 febbraio 2026, 15:58

76° Festival di Sanremo, le Bambole di Pezza e il loro manifesto femminista: "Non vogliamo il potere in casa, lo vogliamo ovunque"

L’unica band in gara è formata da sole donne: “Siamo musica fatta a mano contro la perfezione di plastica”

Bambole di pezza, foto di Duilio Rizzo

Bambole di pezza, foto di Duilio Rizzo

Sono nate nei centri sociali milanesi, hanno girato per vent’anni i palchi più disparati, e ora sono pronte per la prova del nove: la gara dei Big a Sanremo 2026. Le Bambole di Pezza sono la vera "quota outsider" di questo Festival, nonché l’unica band presente. La canzone in gara si intitola "Resta con me”, una power ballad rock con un significato molto più profondo e attuale. 

"Ogni grande rock band ha una ballad nel repertorio, e noi non facciamo eccezione - spiegano durante la conferenza stampa Morgana Blue (Chitarra solista), Cleo (Voce), Dani Molly (Chitarra ritmica), Xina (Batteria), Kaj (Basso) -. Quando inizieremo a suonare, arriveranno le chitarre vere e le batterie che pestano. Essere molteplici, avere tante anime, fa parte dell'essere donna e ci piace mostrarci in ogni nostra sfaccettatura”.

“Il punk, per noi, non è un gesto di stizza o distruzione: non spaccheremmo mai i nostri strumenti, costano troppo e nutriamo per loro un rispetto profondo, sono i compagni di una vita. Il nostro punk è un'attitudine che ci accompagna da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire. Puoi avere una cover del telefono rosa Barbie, ma avere il fuoco dentro e uno spirito selvaggio e ribelle” raccontano ancora.

"Il nome 'Bambole di Pezza' nasce in contrasto con la perfezione di plastica della Barbie. Noi siamo vere, autentiche, diverse l'una dall'altra. Cuciniamo le nostre canzoni insieme, pezzo dopo pezzo. Oggi essere donne significa portare avanti sogni e obiettivi con un progetto comune. Vogliamo capire cosa non va negli altri, fermarci a parlare, cercare la comprensione giorno dopo giorno. La nostra missione? Speriamo che dopo questo Sanremo ci sia un’impennata nelle vendite di strumenti musicali: vogliamo vedere sempre più bambine avvicinarsi al rock”.

In risposta a chi ha chiesto se ha ancora senso parlare di femminismo oggi, rispondono con convinzione: “La parola 'femminista' ci piace e la rivendichiamo con coraggio. È un termine necessario perché in questa società la parità non esiste ancora, e finché non ci sarà, noi lavoreremo per ottenerla. Non vogliamo il potere solo in casa, lo vogliamo ovunque. Vogliamo poter uscire senza la paura costante di essere uccise o stuprate. È un problema sistemico, radicato nella storia esattamente come il razzismo o l'omofobia. Anche gli uomini possono subire violenze, certo, ma la differenza sta nella sistematicità del fenomeno contro le donne. Portiamo sul palco una band femminile che suona: è un messaggio potente. Troppe volte i festival sono sbilanciati nei generi; noi vogliamo dimostrare alle ragazze che stare insieme tra donne è possibile e che la convivenza non è più difficile di quella tra uomini."

“Per la serata delle cover abbiamo scelto un idolo: Cristina D’Avena - raccontano divertite -. La trasformeremo da icona pop a icona rock e la nostra Occhi di Gatto avrà una sorpresa incredibile. Vogliamo fare rete, dimostrare che le donne non sono rivali ma alleate. Per quanto riguarda la nostra musica, in un'epoca di brani prodotti al PC, noi vogliamo fare musica 'alla vecchia'. Scriviamo e suoniamo tutto noi, mettendo ognuna il proprio pezzo di stoffa in questo grande abito sonoro. Dopo il Festival ci aspettano un disco e un tour, perché è sul palco che diamo il meglio."

Non manca l’aspetto nostalgico e legato al Sanremo che fu: “Il Festival è legato ai ricordi d'infanzia, alle famiglie riunite e ai nastri registrati per riascoltare le canzoni. Una di noi deve la sua passione proprio a Sanremo: 'La prima volta che vidi una donna suonare fu su quel palco; lì capii che era possibile'. C’è anche una storia di riscatto familiare dietro la nostra partecipazione: a mia nonna fu detto che doveva solo fare la casalinga e i figli. È mancata prima di vedermi qui, ma sono felice di poter riscattare la sua storia e quella della mia famiglia su quel palco."

"Se potessimo scegliere artisti punk con cui collaborare? Serena Brancale, che ha un animo punk pazzesco, o Ermal Meta, che faremmo diventare 'Ermal Metal'. Ci piacerebbero anche Levante, Maria Antonietta, Colombre o una collaborazione folle con Sal Da Vinci”.


 

Chiara Orsetti

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