Un nostro lettore, il Dottor Kogliodima, ci ha scritto per intervenire sulla questione sollevata dal Vescovo della Diocesi, Mons. Suetta, divisiva a più livelli:
“Una decisione criticabile nelle modalità di espressione ma assolutamente no nel diritto ad esprimere il proprio punto di vista, ovviamente derivante e conseguente all'alto ruolo religioso rivestito, diritto proprio di ognuno. Non entro dunque nel diritto di espressione ma avrei preferito non un ruolo giudicante e severo ma, al contrario, un ruolo da Padre indulgente non necessariamente finalizzato ad una assoluzione ma neanche indirizzato ad una trasfigurazione di ineluttabile ed impossibile scambio fra redenzione e sofferenza scanditi dal rintocco della campana. Sofferenza di rintocchi che scuotono e lacerano l'anima risvegliando dolore e sensi di colpa, senza spazio per pietà e misericordia; divisiva poichè non si è colto lo spunto per un dibattito pacato sul concepimento della vita e sulle conseguenti scelte successive ma si è dato spazio a contestazioni e contrapposizioni fra schieramenti propugnanti ideologia di ‘Dio, Patria e Famiglia’ oppure di ‘Religione, oppio dei popoli’ ed in mezzo disorientamento di un gregge sbandato e di un Pastore che suona severamente la campana nel tentativo di ricompattarlo, rassicurarlo e confortarlo per poi guidarlo nel percorso di un cammino esistenziale direi però scarno di Misericordia. In ogni caso riconosco che troppo grande é il problema e troppo laceranti le scelte, per cui personalmente il tema mi vede totalmente diviso e lacerato nella mia coscienza ma fermo nel non condannare e giudicare non ergendomi a giudice. Personalmente sono per il diritto alla vita ma non per la colpevolizzazione di donne che anche in solitudine possono trovarsi in situazioni difficili e poi portarsi dentro il peso di una scelta sofferta, fra certezze ideologiche assolute, conflittuali e contrapposte esiste la dimensione del dubbio che non offusca o anestetizza le coscienze ma, al contrario, le risveglia. In ogni caso, Eccellenza, la ringrazio per il tema sollevato ma vorrei estenderlo al capo diametralmente opposto nel cerchio della vita, ponendole una domanda relativa al fine della vita, una domanda delicata ed estremamente importante inerente il possesso della propria vita e del proprio tempo nel rispetto della dignità e libertà delle persone a cui spero Lei voglia rispondere poichè di rilevanza generale. La domanda che pongo è: ‘Di chi sono i nostri giorni?’ e per meglio riflettere aiuterebbe una sua risposta che spero di leggere e che ringrazio anticipatamente nel voler concedere”.





