Al Direttore - 05 gennaio 2026, 13:54

Campana anti-aborto, una lettera difende l’iniziativa di Mons. Suetta: “La Chiesa non può tacere”

Angela D’Alessandro (Comitato Prolife Insieme) interviene nel dibattito sul flash mob e sulla legge 194, rivendicando il valore simbolico dei rintocchi serali come commemorazione delle vite non nate

Campana anti-aborto, una lettera difende l’iniziativa di Mons. Suetta: “La Chiesa non può tacere”

Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo sull’iniziativa di Mons. Suetta e sulla
notizia del flash mob di opposizione.

QUANDO UN UOMO DI CHIESA,
 un rappresentante diocesano importante come Mons. Suetta è promotore di
un'iniziativa coerente con il proprio ministero e con la comunità dei
credenti, dà scandalo.
L'idea di fare risuonare ogni sera una campana, i cui rintocchi
ricorderanno i milioni di bambini abortiti ogni anno, non piace ad una
parte di politici che subito l'ha bollata come "campana dell'accusa".
Una certa ideologia sostiene che le donne abbiano diritto di scelta, una
scelta resa legittima dalla legge 194 del 78 la quale permette di
abortire entro i primi 90 giorni di gestazione.
Un'ideologia che ancora vorrebbe fare credere che durante questo periodo
il bambino non è vita ma solo un grumo di cellule.

QUESTO PERÒ ORMAI SI SA è
 una leggenda metropolitana smentita anche dagli stessi medici ex
abortisti (dr. Anthony Levatino, Bernard Nathanson, Piero Giorgio Rossi,
Antonio Oriente) per fare qualche nome.
Attraverso un video nel 2012, il dottor Livatino, davanti al Congresso
di Washington, rese testimonianza ai rappresentanti del popolo americano
di quanto dolore provino i bambini vittime dell'aborto…

"Strappi le braccia e le gambe del bambino e le metti in una sacca sul
tavolo".

Così spiega nel video il professionista.
Ad un certo punto, racconta il dottore, "non vedevo più il medico
meraviglioso che aiutava le donne a risolvere i loro problemi, il loro
fantastico diritto di scelta, la mia salata parcella, vedevo solo parti
del corpo di un bimbo ammucchiate, vedevo il figlio o la figlia di
qualcuno fatta a pezzi".

QUANDO SI REALIZZA che si sta uccidendo un bambino non è più allora
importante sapere quanto è grande, lui è sempre lo stesso.
La chiesa non può più tacere davanti a questa ecatombe silenziosa,
nascosta ma ben camuffata.
Abortire è diventata ormai una esigenza pratica: eliminare ciò che
disturba, che complica, che inchioda.
E proseguire poi la vita così, come se nulla fosse successo.
Semplicemente considerando la vita nascente come non umana.
Rendere "disumano" il bambino però non ha niente a che fare con la
scienza la quale infatti riconosce in lui, già fin dall'inizio,  un
portatore di un patrimonio genetico unico e irripetibile.
Abortire diventa quindi "un'esigenza funzionale".
E qui la storia si ripete in un sempre uguale copione.
Se consideri chiunque non persona allora puoi farne ciò che vuoi.
I neri potevano essere schiavi perché non erano considerati persone.
Gli indigeni al tempo del colonialismo potevano essere eliminati perché
non erano considerati umani.
Gli ebrei al tempo del nazismo potevano essere sterminati perché non
considerati degni di vita.
È una conta al contrario dove a vincere è sempre cosa è più conveniente.
E naturalmente vince il più forte.
L'aborto è la stessa cosa.
Se l'umanità è negoziabile e vale solo se non diventa un peso anche i
diritti vengono meno e nascere, a questo punto, non è più diritto ma
gentile concessione.

LA CAMPANA SUONERÀ OGNI SERA alle 20 per ricordare le vite innocenti
uccise.
Nel 2025 oltre 45 milioni di aborti, 124.000 vite spezzate ogni giorno
nel mondo, 5.500 aborti all'ora.
Abortire equivale ad uccidere una vita.
Se qualcuno vuole negare anche l'evidenza scientifica di tale atto, la
chiesa non può farlo.
La chiesa ha il dovere di urlare il proprio dolore e lo fa attraverso il
suono mesto della campana perché la vita non è un bene negoziabile.
Non si accusa, non si giudica, si commemora chi non ha mai avuto voce.

Geremia 31,15-30

Così dice il Signore:
«Una voce si ode a Rama,
un lamento e un pianto amaro:
Rachele piange i suoi figli,
e non vuole essere consolata per i suoi figli,
perché non sono più».

Angela D'Alessandro
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it

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