Politica - 04 gennaio 2026, 09:39

Campana per i “bambini non nati”, la Consigliera di Parità ligure scrive al Papa: “Rischio di giudizio e stigmatizzazione delle donne”

Nel testo, Amoretti si rivolge al Santo Padre “nel rispetto profondo del Vostro ruolo e dell’importanza che la Chiesa cattolica riveste per molte cittadine e molti cittadini”

Campana per i “bambini non nati”, la Consigliera di Parità ligure scrive al Papa: “Rischio di giudizio e stigmatizzazione delle donne”

La Consigliera di Parità della Regione Liguria, Laura Amoretti, ha indirizzato una lettera al Pontefice Leone XIV per esprimere il proprio disappunto in merito alla recente iniziativa del vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, che ha disposto il suono quotidiano di una campana alle 20.00 in memoria dei cosiddetti “bambini non nati” a seguito di interruzione volontaria di gravidanza.

Nel testo, Amoretti si rivolge al Santo Padre “nel rispetto profondo del Vostro ruolo e dell’importanza che la Chiesa cattolica riveste per molte cittadine e molti cittadini”, sottolineando come l’iniziativa abbia “generato inquietudine in molti” e come il suo “forte valore simbolico” abbia suscitato “preoccupazione e dolore in molte donne e famiglie”.

Secondo la Consigliera di Parità, il suono della campana come “richiamo quotidiano alla coscienza” rischia di produrre “un clima di giudizio e stigmatizzazione rispetto a scelte personali spesso maturate in contesti complessi e sofferti”. Amoretti ricorda inoltre che l’interruzione volontaria di gravidanza “è una scelta tutelata dall’ordinamento dello Stato italiano, regolata dalla legge 194 del 1978, definendola “parte integrante dei diritti di salute pubblica” e uno strumento nato anche “per contrastare l’illegalità”.

Nel documento si evidenzia come, in “una società pluralista e in uno Stato laico”, iniziative di questo tipo possano trasformarsi in “un giudizio pubblico sulle donne, sul loro corpo e sulla loro autodeterminazione”, alimentando una narrazione che “non tiene conto della responsabilità, della sofferenza e della consapevolezza che accompagnano tali decisioni”.

Dal punto di vista del suo ruolo istituzionale, Amoretti sottolinea che, nella promozione della parità di genere e della non discriminazione, non può non rilevare come simili azioni “rischiano di contribuire ad incrementare, anziché ridurre, disuguaglianze di genere, colpendo soprattutto, ancora una volta, una parte specifica della popolazione: le donne”.

Pur ribadendo “il rispetto della libertà religiosa e del ruolo che la Chiesa cattolica riveste per molte persone”, la Consigliera di Parità afferma che “la funzione delle istituzioni – religiose e civili – dovrebbe essere quella di accompagnare, ascoltare e sostenere, non di dividere o di esporre al giudizio pubblico scelte intime e legalmente riconosciute”.

La lettera si conclude con un auspicio rivolto direttamente al Pontefice: che anche su temi eticamente sensibili “prevalgano linguaggi e iniziative capaci di tenere insieme il rispetto delle convinzioni religiose e la tutela dei diritti, della dignità e della libertà delle donne, evitando azioni che rischiano di riaprire ferite e acuire conflitti sociali”.

Carlo Alessi

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