È arrivata la rettifica dell’editorialista e corrispondente del quotidiano La repubblica dagli Stati Uniti, Federico Rampini che nei giorni scorsi aveva incontrato don Rito Alvarez, il parroco della chiesa delle Gianchette a Ventimiglia.
Sull’articolo, apparso sul settimanale D, allegato a Repubblica di sabato, Rampini aveva attribuito a don Rito una frase che associava il quartiere delle Gianchette alla criminalità organizzata. “Questo è un quartiere popolare, e mafioso. Era già infrequentabile 15 anni fa. L’accoglienza dei profughi attira anche la Polizia, che disturba la ‘ndrangheta”. Questa la frase incriminata, attribuita per errore a don Rito.
Tanto è bastato a scatenare la polemica con protagonista il movimento “L’Alleanza”, che ha condannato duramente le parole del sacerdote. (Leggi QUI) A nulla era valsa la smentita dello stesso don Rito che, raggiunto da Sanremo News, aveva dichiarato di non aver mai pronunciato quelle parole.
“Sono parole che non ho mai detto. Io ho sempre cercato di difendere il quartiere essendo comprensivo con tutti, anche con chi manifesta contrarietà con questa situazione. Io non ho mai detto che il quartiere è mafioso, queste cose mi rattristano”. (Leggi QUI)
Il parroco era stato infatti fortemente criticato anche sui social, nonostante la pubblicazione della smentita.
Questa mattina Rampini, dopo essere stato raggiunto telefonicamente dal don, ha rettificato quanto scritto sabato in un editoriale dal titolo “Ventimiglia la difficile missione di don Rito”.
“Don Rito Alvarez ha un mare di problemi, e l’ultima cosa che avrei voluto fare era creargliene anch’io. Purtroppo è andata così, e approfitto di questo appuntamento coi lettori di Repubblica per cercare di rimediare al danno che io ho aggiunto ad una situazione già troppo complicata”, scrive il giornalista.
“Alla criminalità può dare fastidio – continua Rampini - che l’emergenza profughi attiri nuova attenzione e una maggiore presenza delle forze dell’ordine. Questo non significa però che le proteste della popolazione locale contro i profughi siano necessariamente ispirate o aizzate dagli ambienti criminali. Né lo pensa don Rito. L’altroieri nella mia rubrica sul settimanale D-La Repubblica ho condensato le analisi dettagliate di don Rito sulla situazione di Ventimiglia in poche righe. Ho semplificato troppo, commettendo un errore dal quale noi giornalisti dobbiamo sempre guardarci. È sembrato che ‘ndrangheta e rivolte anti profughi del quartiere fossero tutt’uno. Ho sbagliato anche perché sono caduto in quelle generalizzazioni che io stesso stigmatizzo. Anzitutto: nelle aree dove c’è un’infiltrazione criminale, non bisogna mai dimenticare che esistono complicità e omertà, ma anche una maggioranza di vittime della criminalità stessa. Inoltre i quartieri popolari sono quelli dove spesso scoppia l’esasperazione sull’emergenza profughi - o sulla presenza di immigrati in generale -perché è proprio lì che si addensano gli stranieri. Il paradosso ormai antico per cui le periferie operaie di Parigi da rosse divennero nere (già negli anni Ottanta), o i bianchi poveri in America hanno votato per Donald Trump, si spiega col fatto che sono questi ceti a sopportare tutti i disagi di una società multietnica disordinata, indisciplinata, dove non c’è rispetto della legalità né rispetto delle regole, dove i flussi di arrivo sono mal governati. Nel mondo intero le élites sono generalmente favorevoli all’immigrazione perché analizzano il fenomeno astratto; i meno abbienti sono quelli che hanno gli immigrati sotto il portone di casa. Omettendo queste verità essenziali ho reso un disservizio al quartiere delle Gianchette e all’ammirevole Don Rito. Chiedo scusa a tutti”.





