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Al Direttore | 01 marzo 2014, 17:38

Genova e la Liguria tra il Medioevo e il Rinascimento: verso la nascita dell'idea di Liguria moderna

Pierluigi Casalino ci racconta un pezzo di storia ligure che affonda le radici nel lontano 1397

Biagio Assereto

Biagio Assereto

"Pressato dall'esterno da intromissioni straniere e dall'interno da discordie intestine, Antoniotto Adorno, doge di Genova, fronteggiava nel 1397 una situazione difficilissima. Il particolarismo delle fazioni interne suscitavano le mire crescenti di Carlo VI di Francia, del fratello Luigi, duca d'Orléans e di Giangaleazzo Visconti duca di Milano verso la Superba e l'intera Liguria. Le ambizioni separate o congiunte di tali forze nei confronti della libera repubblica crearono le condizioni di un blocco alla città. Nel quadro della politica italiana del re di Francia, la conquista dei Genova e della Liguria costituivano il primo importante tassello per impadronirsi del Bel Paese.

La spedizione in Liguria fu organizzata, raccogliendo l'appello di nobili genovesi dissenzienti e di fuorusciti guelfi e ghibellini avversi al potere genovese del momento. Dal Ponente e da Asti, in mano agli Orléans, il piano affidato a Enguerrand de Coucy scattò in direzione Savona che fu investita dalle forze francesi. La città sabazia, sempre ribelle ai Genovesi, aveva già raggiunto un accordo con il Coucy il 17 novembre 1794, due mesi dopo il ritorno dell'Adorno alla guida del dogato genovese. Quest'ultimo fu così obbligato ad entrare in trattative segrete con Carlo VI per offrirgli la sovranità di Genova e del resto della Liguria, mentre il Visconti e l'Orléans firmavano una convenzione per la spartizione delle relative sfere d'influenza in Italia.

Genova arrivò pertanto ad una 'dedizione volontaria' alla Francia nel contesto del disegno di Carlo VI di inserire la città ligure nel sistema politico francese con "un'integrazione di funzioni e di parti". I Genovesi volevano salvare la città dalla disgregazione politica e dal fallimento finanziario, essendo l'erario pubblico fortemente depauperato: lo stato era povero, infatti, mentre i privati erano ricchi e non c'era modo di superare l'egoismo dei singoli, come ha scritto il De Negri. Nonostante la preferenza di molti nei confronti del Visconti, la scelta dell'Adorno pilotò la decisione di mettere Genova nelle mani del protettore francese. Genova non fu più completamente indipendente, anche se non si poteva dire asservita. In luogo del doge, l'Adorno aveva ottenuto che venisse istituita la carica di Difensore del Comune e del Popolo e che restasse inalterato l'ordinamento costituzionale interno. L'integrità della repubblica era stata garantita, come la libertà religiosa dei cittadini, mentre dovevano essere mantenute le milizie francesi di stanza nelle fortezze occupate da Ventimiglia a Voltaggio, da Ovada a Gavi, a Portovenere. Lo stesso Adorno rimase in carica soli tre mesi e venne sostituito dal conte Vallerano di Lussemburgo di Saint Pol.

Sotto il governatorato del Saint Pol quasi tutto il dominio della terraferma ritornò alla soggezione di Genova: si trattò di un'azione che piegò Savona, l'Oltregioco e infine le due Riviere. All'interno si riaccesero i contrasti tra guelfi e ghibellini per l'accaparramento delle cariche. Con l'arrivo di una galera dall'Oriente si diffuse nuovamente la peste e il Saint Pol si rifugiò a Gavi. In un'Europa travagliata da una profonda crisi politica e religiosa, Carlo VI e l'imperatore Venceslao si accordarono per destinare definitivamente Genova alla Francia. Con il governatore Colart de Colleville, entrato in carica il 21 settembre 1398, continuò la prima fase quinquennale del dominio francese: non fu un governo tranquillo, poiché il 6 maggio dell'anno dopo scoppiò una rivolta popolare della Compagnia della Scorzola che portò all'esclusione dei nobili dal potere. Dopo alterne vicende e nuove sommosse, il Colleville si rifugiò presso il Visconti. Con la partenza del governatore francese venne poi eletto un Capitano per il re di Francia nella persona di Battista Boccanegra. Carlo VI non riconobbe tali scelte e inviò nell'ordine altri governatori, ultimo dei quali fu Jean le Meinegre, detto Boucicaulkt, maresciallo di Francia. Il governo del Boucicault durò otto anni si inserì nella storia genovese e ligure come uno dei più importanti dell'epoca a cavallo tra il Medioevo e il Rinascimento.

Tra le luci e le numerose ombre, questo governo si distinse per il volere promuovere il sogno di liberare e difendere la Cristianità dai Turchi Ottomani. La tentata pacificazione della Chiesa da parte del Boucicault in preda allo scisma d'Occidente, ebbe conseguenze negative, peraltro, per la tradizionale tolleranza religiosa del popolo genovese: la Chiesa genovese era stata portata dalla parte di Avignone in stretta connessione con la politica espansionistica francese verso l'Italia. La rottura dell'alleanza della Francia con il Visconti portò al rovesciamento della situazione e e Genova fu cinta d'assedio da Teodoro Paleologo, marchese di Monferrato, da Facino Cane, signore d'Alessandria. Il popolo si sollevò, trucidò il luogotenente francese e dichiarò decaduto il potere francese a Genova. Il Paleologo venne nominato Capitano e Presidente della repubblica. Nonostante che il Le Meingre (Boucicault) occupasse Milano, la resa delle altre fortezze francesi in Liguria portò alla rinuncia della Signoria di Genova da parte della Francia. La Signoria dei Monferrato, iniziatasi il 6 settembre 1409, ebbe la durata di oltre tre anni: la ribelle Ventimiglia fu sottomessa nel 1411.

Genova e il suo territorio entrarono poi nell'orbita del nuovo signore visconteo Filippo Maria, che fece esclusivamente l'interesse milanese. Genova perse nuovamente il controllo di Pieve di Teco, di Ventimiglia e di porzioni di Corsica cedute dal Visconti agli Aragonesi. L'orgoglio ligure fu offeso quando, sfruttando la vittoria della flotta ligure del popolare Biagio Assereto contro gli aragonesi durante il conflitto di successione al trono di Napoli, i numerosi prigionieri tra cui lo stesso Alfonso d'Aragona vennero condotti a Savona. Il sovrano milanese, dopo il pagamento del riscatto, liberò i prigionieri e consentì il ritorno della flotta aragonese nel Tirreno. La reazione popolare fu violenta e si sviluppò d'intesa con gli stessi nobili che non sopportavano il giogo di Milano.

Il commissario milanese Opizzino d'Alzate venne ucciso e il suo successore, Ermes Trivulsio, dovette arrendersi. Lo stesso Assereto fu bandito per essersi venduto al Visconti e poi all'Aragonese. Agli inizi del 1436 Genova e il suo territorio ligure erano tornati liberi. Per qualche decennio la città recuperò la propria identità e la propria dignità. Nonostante che successive interferenze esterne, ancora soprattutto francesi, ne limitassero l'azione, stava comunque per sorgere il grande secolo genovese, segnato dai trionfi di Andrea Doria e dallo sviluppo, comunque, dell'idea stessa di Liguria moderna.

Pierluigi Casalino".

Redazione

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