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INSIDER | venerdì 06 ottobre 2017, 17:00

Pesto q.b.

A Giovanni Toti bisogna riconoscere l’abilità di aver trasformato il presunto “attacco” contro il pesto ligure in un gesto di riconciliazione con il palato. Voi inglesi, giornalisti del Guardian, trovate che il delizioso condimento sia troppo salato? Allora ecco in regalo un magnifico cesto, ricolmo di vasetti della mitica salsa artigianalmente prodotta in quel di Genova, così che possiate apprezzare il suo sapore fresco, intenso, molto salutare, tipico esempio della dieta mediterranea.

Tanta generosità del governatore ligure si deve alla notizia pubblicata dalla stampa britannica, in cui il pesto è definito “più salato dell’acqua marina”, con un pizzico di canonica esagerazione umoristica british style. L’articolo incriminato verteva sulle analisi condotte su decine di marchi di pesto, venduti nei supermercati inglesi e perlopiù sconosciuti in Italia, da Consensus Action on Salt & Health (CASH), organizzazione no-profit impegnata a promuovere un’alimentazione più sana, con un minore apporto di sale e grassi saturi.

Nel mirino degli 007 del gusto, quindi, sono finite certe confezioni industriali che poco hanno da spartire con il “vero” pesto di stampo tradizionale, che difatti - parliamo di quello regalato da Toti - contiene un solo grammo di sale per ogni etto di salsa, al contrario dell’eccessivamente saporito, secondo gli inglesi, condimento Saclà (3,3 g di sale per 100 g), il best-seller nella grande distribuzione UK, come evidenzia l’articolo del Guardian.

A ben vedere, per noi liguri, questa campagna contro l’eccesso di sale nei cibi, nei sughi in particolare, lungi dall’essere una pubblicità negativa sul pesto, è la conferma di quanto siano buone e veramente healthy le ricette del territorio. Il problema, casomai, è riuscire a promuovere oltreconfine, in modo efficace e senza fraintendimenti calorici e nutrizionali, l’eccellenza gastronomica ligure-italiana. Possiamo perfino leggere l’articolo del Guardian come un riconoscimento della supremazia del “fatto in casa” sul prodotto di massa. Lo capiranno mai anche gli inglesi?

Luca Re

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