Tamer Hamouda ha presentato ricorso contro la condanna a un anno di reclusione per l'aggressione al viceconsole onorario italiano Orazio Gioacchini e ha versato la cauzione prevista. Si apre così un nuovo capitolo giudiziario nella vicenda di Nessy Guerra, la giovane sanremese bloccata da oltre tre anni in Egitto insieme alla figlia Aisha. La sentenza pronunciata lo scorso 14 ottobre sarà quindi sottoposta al giudizio di secondo grado, mentre restano da chiarire le conseguenze del pagamento della cauzione sulla posizione dell'uomo. La notizia arriva mentre il caso torna alla ribalta nazionale. Ieri pomeriggio Nessy è stata ospite per la prima volta di Domenica In, il programma di Rai 1 condotto da Mara Venier, dove ha ripercorso gli ultimi anni della propria vita. In trasmissione anche il padre Giampaolo Guerra e l'avvocata Agata Armanetti, che segue la giovane nei procedimenti giudiziari. Un racconto nel quale, accanto alle questioni legali, sono emerse soprattutto le conseguenze quotidiane di una vicenda che ha coinvolto un'intera famiglia, costringendola a riorganizzare completamente la propria esistenza.
Il ricorso di Hamouda e le indiscrezioni sugli aiuti economici. Dopo la condanna in primo grado per l'episodio che aveva portato al suo arresto lo scorso 9 giugno a Hurghada, l'ex marito di Nessy ha dunque deciso di impugnare la sentenza. Il procedimento riguarda la denuncia presentata dal viceconsole Gioacchini, che, secondo la ricostruzione emersa all'epoca, sarebbe stato minacciato da Hamouda durante un incontro presso il consolato onorario italiano. L'uomo avrebbe anche fatto riferimento alla possibilità di far sparare alle gambe del rappresentante consolare. La condanna a un anno di reclusione, accompagnata da una sanzione di 10mila sterline egiziane, non è definitiva. Con il ricorso si apre ora la fase di appello. Nel frattempo, secondo alcune indiscrezioni, Hamouda starebbe ricevendo un sostegno economico da soggetti terzi. Non viene esclusa l'ipotesi che parte di questo aiuto possa provenire dall'Italia, ma al momento non risultano elementi verificati che consentano di individuare eventuali finanziatori, stabilire la provenienza delle somme o collegarle direttamente al pagamento della cauzione.
Nessy a Domenica In: “Abbiamo cambiato sette appartamenti”. Mentre prosegue il confronto giudiziario, la giovane sanremese è tornata a raccontare pubblicamente la propria esperienza, questa volta davanti al pubblico televisivo nazionale. Nel salotto di Mara Venier, Nessy ha descritto gli ultimi anni come un periodo segnato dalla paura e dalla necessità di cambiare continuamente abitudini e abitazione. “Questi anni sono stati un panico totale. Abbiamo dovuto cambiare sette volte appartamento, vivere nascosti, con le tende sempre chiuse, le finestre chiuse. È una continua persecuzione che continuiamo a vivere”, ha raccontato. La preoccupazione maggiore resta quella per Aisha, che ha recentemente compiuto quattro anni. “C'è una bambina di quattro anni che ha bisogno di avere una vita normale, andare a scuola, frequentare dei bambini, andare al parco, in serenità. Non stare reclusi in casa o, quando si esce, avere l'ansia che possa arrivare qualcuno e farci del male. Tutto questo è ingiusto”.
Giampaolo Guerra: “Siamo in Egitto da anni, mia moglie non può nemmeno rientrare”. Durante la trasmissione è intervenuto anche il padre di Nessy, Giampaolo Guerra, che ha spiegato quanto la vicenda abbia cambiato la vita dell'intera famiglia. “Io sono tre anni che sono giù fisso, mia moglie è due anni, erano due anni a maggio. E oltretutto non può neanche rientrare”, ha raccontato. Il riferimento è alla signora Fiorella, madre di Nessy e nonna di Aisha, che ha ottenuto in primo grado l'affidamento della bambina. Una decisione successivamente impugnata da Hamouda. Secondo quanto spiegato da Giampaolo, la donna non potrebbe lasciare l'Egitto senza rischiare conseguenze sulla propria posizione nel procedimento. “Se dovesse per caso uscire dall'Egitto, gliela tolgono direttamente perché dicono che lascia la bambina in giro e se ne va. Quindi è costretta a stare lì fino alla fine di questa causa”, ha affermato, riferendo i timori della famiglia. Il padre della giovane ha inoltre sollevato la questione della cittadinanza e della documentazione anagrafica di Aisha. “Quando è nata erano due genitori italiani che hanno dichiarato in Egitto una bambina italiana nata da due genitori italiani. Questo lo hanno dimenticato tutti”. Giampaolo ha quindi sostenuto che Hamouda avrebbe successivamente ottenuto documenti egiziani attraverso il padre e modificato la registrazione anagrafica della figlia, facendo risultare la bambina nata da padre egiziano e madre italiana.
L'amica di Nessy: “Sembrava un angelo, ci manca tantissimo”. Nel corso della puntata Mara Venier ha proposto anche la testimonianza di un'amica della giovane sanremese.Un intervento particolarmente emotivo, nel quale la donna ha ricordato il periodo precedente alla relazione con Hamouda e le impressioni iniziali delle persone vicine a Nessy. “Quando ha incontrato questo ragazzo che sembrava un angelo, noi tutti eravamo contenti, perché dicevamo: finalmente, lei se lo meritava, perché è una brava persona”. Poi il riferimento a quanto accaduto successivamente, secondo la sua esperienza personale. “Abbiamo gridato in tutte le direzioni, ma questa situazione non si risolve in nessun modo”, ha raccontato, prima di rivolgere un appello pubblico. “Vi prego, noi non sappiamo più cosa fare. Nessy ci manca tantissimo, e anche la piccola. Vorremmo tantissimo che tornassero a casa vicino a noi”.
“Aisha piange davanti alla porta perché vuole uscire con me”. Uno dei momenti più significativi dell'intervista è arrivato quando Mara Venier ha chiesto a Nessy come la bambina stia vivendo la situazione. La giovane ha spiegato che la famiglia ha scelto di non raccontarle i dettagli della vicenda, cercando di proteggerla dalle preoccupazioni degli adulti. “Abbiamo deciso di non raccontarle niente di quello che sta succedendo, proprio per non farle pesare tutta questa vicenda. Cerchiamo sempre di mantenere un clima molto sereno in casa, in modo da non farle percepire ansia”. Nonostante questo, la bambina avrebbe iniziato ad avvertire le conseguenze delle limitazioni che la madre sostiene di subire. “Adesso, quando magari deve uscire a fare la passeggiata con mia mamma, piange davanti alla porta perché vorrebbe che la portassi io, come abbiamo sempre fatto”. Un episodio che Nessy ha raccontato con amarezza, tornando a contestare la condanna per adulterio pronunciata nei suoi confronti in Egitto. “Io adesso mi trovo reclusa in casa per un reato che non solo non ho commesso, ma non esiste. Mi chiedo come sia possibile consentire a una cittadina italiana, a una mamma italiana incensurata, di vivere ai domiciliari per un reato che non esiste, che non ho mai commesso”. La giovane utilizza il termine “domiciliari” per descrivere la propria condizione. La sua difesa aveva tuttavia precisato nelle scorse settimane che la permanenza nell'abitazione non risulterebbe formalmente qualificata come detenzione domiciliare e che il periodo trascorso in casa non verrebbe conteggiato come pena scontata. Contro la condanna a sei mesi di carcere resta pendente il ricorso davanti alla Corte di Cassazione egiziana.
Il rapporto con il padre e il ruolo del nonno. Mara Venier ha chiesto anche se Aisha domandi del padre. “No, la bambina non ha nessun ricordo del papà”, ha risposto Nessy, sostenendo che Hamouda avrebbe mostrato scarso interesse nei confronti della figlia durante il primo anno di vita. La giovane ha poi riferito che l'ex marito sarebbe stato geloso delle attenzioni rivolte alla bambina, esprimendo valutazioni molto critiche sul suo comportamento. Sono affermazioni che appartengono alla sua ricostruzione personale e non costituiscono accertamenti clinici o giudiziari. Alla domanda della conduttrice su chi rappresenti oggi una figura paterna per Aisha, è intervenuto Giampaolo Guerra. “Mi chiama papà nonno”, ha raccontato. Una risposta breve, che descrive il ruolo assunto dal nonno materno nella quotidianità della bambina durante questi anni.
Verso l'udienza del 7 dicembre. L'intervista televisiva arriva in una fase nella quale si intrecciano diversi procedimenti. Da una parte, il ricorso presentato da Hamouda contro la condanna per l'aggressione al viceconsole italiano. Dall'altra, la vicenda giudiziaria di Nessy e quella relativa all'affidamento di Aisha, per la quale la prossima udienza è fissata al 7 dicembre. Nell'ultima seduta, secondo quanto riferito dalla difesa, il giudice non aveva accolto la richiesta dell'uomo di incontrare la bambina, alla luce dei timori rappresentati per la sua sicurezza. Nel frattempo Nessy resta in Egitto, dove continua a ribadire di non poter lasciare la propria abitazione da quattro mesi. La giovane ha recentemente potuto ricevere una visita medica a domicilio, dopo aver denunciato un progressivo peggioramento delle proprie condizioni psicofisiche.
La testimonianza a Domenica In ha riportato la vicenda davanti al grande pubblico nazionale, mostrando non soltanto i risvolti giudiziari, ma anche il peso che questi anni hanno avuto sulla vita di Nessy, di Aisha e dei suoi familiari. Tra il nuovo appello di Hamouda, le udienze ancora da celebrare e le iniziative diplomatiche, la richiesta della famiglia resta immutata: poter tornare in Italia insieme alla bambina, restituendole quella normalità che, come ha ricordato Nessy davanti a Mara Venier, dovrebbe appartenere alla quotidianità di ogni bambina di quattro anni.





