Al Direttore - 01 novembre 2026, 18:03

Sanremo, i residenti di Salita San Pietro contro il rumore del campetto: “Chi tutela la nostra tranquillità?”

A Sanremo il campo da calcio è a soli quattro metri da tre condomini: pallonate e urla per mesi, dalle nove alle cinque. “Nessuno vuole vietare il gioco, ma servono regole e orari”

Salita San Pietro

Salita San Pietro

I residenti di Salita San Pietro, a Sanremo, scrivono per denunciare il disagio causato dal campo da calcio incastrato tra tre condomini e la sede della Caritas, a pochi metri dalle abitazioni, dove per mesi ogni estate, e ancora oggi, giornate intere sono scandite da pallonate e schiamazzi. Chiedono regole, orari compatibili e una gestione dello spazio rispettosa di tutti.

"Gentile Direttore, le scrivo per raccontare una situazione che, per chi non la vive, potrebbe sembrare una banalità. Per chi invece è costretto a subirla quotidianamente, è diventata una forma di esasperazione difficile persino da spiegare.

A Sanremo, in Salita San Pietro, un campo da calcio si trova letteralmente incastrato tra quattro strutture: tre condomini e una sede dell'associazione Caritas. Le abitazioni distano appena quattro metri dal campo. Ogni estate, per circa tre mesi, dalle nove del mattino fino alle cinque del pomeriggio, siamo costretti a convivere con pallonate, grida, urla e schiamazzi continui. Non parliamo di qualche bambino che gioca un'ora. Non parliamo di un episodio occasionale. Parliamo di giornate intere, di settimane, di mesi. Di un rumore che entra nelle case e si impossessa di uno spazio che dovrebbe essere il nostro rifugio.

Oggi è domenica 1° novembre. Una domenica che qualcuno avrebbe forse voluto trascorrere leggendo, riposando, ascoltando musica o semplicemente godendosi il silenzio della propria casa. E invece, da prima di mezzogiorno , circa venti ragazzini hanno occupato il campo con palloni e urla incessanti. Sono le 17:45 e sono ancora lì. E allora viene spontaneo chiedersi: chi gestisce questo spazio? Chi stabilisce le regole? Chi decide che decine di famiglie debbano sacrificare sistematicamente il proprio riposo? Perché di questo stiamo parlando: del diritto di vivere serenamente nella propria abitazione.

Siamo una società che parla continuamente di salute mentale, stress, benessere psicologico, qualità della vita. Ne discutiamo nei convegni, sui giornali, nelle campagne di sensibilizzazione. Poi, nella realtà quotidiana, sembra che tutto questo non abbia alcun valore. Ci siamo mai chiesti cosa significhi non poter riposare nemmeno a casa propria? Cosa producano mesi di rumore continuo, l'impossibilità di concentrarsi, la sensazione di non avere alcun controllo sul proprio ambiente, l'esasperazione che si accumula giorno dopo giorno?

Il disagio psicologico non nasce soltanto dai grandi drammi. A volte cresce lentamente, dentro piccole e continue violazioni della nostra tranquillità, alle quali nessuno sembra dare importanza. E quando la tensione sociale esplode, ci sorprendiamo. Ci domandiamo come sia possibile che le persone arrivino a perdere il controllo. Ma quanto siamo davvero disposti ad ascoltare il disagio prima che diventi esasperazione?

Vorrei chiarire una cosa: nessuno vuole impedire ai ragazzi di giocare. Il gioco è un diritto, così come lo è avere spazi per socializzare. Ma un diritto non può esercitarsi cancellando quello degli altri. La convivenza civile non consiste nel lasciare che chi fa più rumore prevalga su chi vorrebbe semplicemente vivere in pace. Ci chiediamo perché non siano previste regole, orari compatibili con la vicinanza delle abitazioni, controlli e una gestione realmente rispettosa di tutti. Non chiediamo privilegi. Non chiediamo una città senza bambini, senza giovani, senza vita. Chiediamo soltanto che la nostra casa possa tornare a essere una casa, e non la tribuna involontaria di un campo da calcio. Perché la pazienza non è infinita. E soprattutto, non dovrebbe essere l'unico strumento a disposizione dei cittadini quando le loro esigenze vengono sistematicamente ignorate. 

La domanda è semplice: chi tutela il diritto alla tranquillità di chi abita in Salita San Pietro fronte al campetto? Vorremmo, finalmente, una risposta. E soprattutto una soluzione.

 Residenti esasperati di Salita San Pietro, Sanremo".

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