Attualità - 23 ottobre 2026, 12:18

Premio Tenco, Paola Turci canta per i pazienti dell’ospedale di Sanremo e si commuove: “Un uomo piangeva, la musica è una carezza all’anima”

Durante la conferenza stampa della seconda serata, la cantautrice ha raccontato l’incontro con alcuni pazienti dell’ospedale, organizzato insieme a Stefano Senardi e alla psicologa Lorena Viale. Il ricordo di Ugo, in lacrime durante una canzone: "Mi ha detto che la settimana scorsa era morta sua figlia".

Premio Tenco, Paola Turci canta per i pazienti dell’ospedale di Sanremo e si commuove: “Un uomo piangeva, la musica è una carezza all’anima”

Ci sono momenti in cui la musica esce dai teatri, abbandona i palcoscenici e raggiunge luoghi nei quali il significato di una canzone può cambiare profondamente. Dove non contano le luci, gli applausi o il numero di persone presenti, ma la possibilità di regalare qualche minuto di sollievo a chi sta attraversando un periodo difficile. È quanto accaduto all’ospedale di Sanremo, dove Paola Turci ha incontrato alcuni pazienti dializzati, trasformando una giornata libera dagli impegni del Premio Tenco in un’esperienza che, come lei stessa ha raccontato, le ha lasciato un segno profondo.

A parlarne è stata la cantautrice durante la conferenza stampa della seconda serata del Premio Tenco 2026, venerdì 23 ottobre, ripercorrendo un’iniziativa realizzata insieme alla psicologa Lorena Viale, con il coinvolgimento di Stefano Senardi. "Ieri era una giornata off e ho fatto una cosa bellissima, con Lorena Viale. Ho fatto una cosa importante: sono stata all’ospedale di Sanremo", ha raccontato Turci, sottolineando come si sia trattato della prima esperienza di questo genere in quarant’anni di carriera.

Un incontro lontano dalle consuete occasioni pubbliche, in una grande stanza dell’ospedale, insieme a persone ricoverate. Nessuna distanza tra artista e pubblico, nessuna necessità di costruire uno spettacolo. Soltanto la voce, le canzoni e la possibilità di condividere qualcosa.

Ed è proprio durante una delle interpretazioni che si è verificato il momento più intenso. "Mi ha colpito il signor Ugo, che piangeva mentre cantavo Il cielo in una stanza. Mi sono avvicinata e gli ho chiesto: 'Ma vuoi cantare con noi?'". La risposta dell’uomo ha dato improvvisamente un significato diverso a quelle lacrime. "Mi ha detto: 'Non posso cantare, la settimana scorsa è morta mia figlia'".

Poche parole, sufficienti a raccontare il dolore di una persona che, in quel momento, stava ascoltando una canzone insieme ad altri pazienti. Una sofferenza che la musica non può cancellare, ma alla quale può offrire, almeno per qualche istante, una forma di vicinanza.

Il racconto di Turci non si è però fermato a quell’episodio. L’incontro, ha spiegato, si è progressivamente trasformato in un momento di condivisione, tra canzoni e conversazioni. "Poi è stata una festa", ha ricordato.

La cantautrice ha raccontato anche di essersi soffermata a parlare con due ragazzi giovani, chiedendo loro l’anno di nascita. Uno ha risposto 1992, l’altro 1998. "Che cosa vogliamo dire di più?", si è domandata, lasciando emergere tutta la forza emotiva dell’esperienza.

Due risposte semplici, due date che hanno riportato l’attenzione sull’età di alcune delle persone incontrate e sul contrasto tra la quotidianità di chi entra in ospedale per una visita e quella di chi, invece, vi si trova ricoverato.

In quella stanza, insieme ai due giovani e al signor Ugo, erano presenti anche altri sette pazienti. Persone con storie differenti, accomunate per qualche momento dalla possibilità di ascoltare musica e trascorrere del tempo insieme. "È stata un’esperienza forte, fortissima. Li ho visti sorridere", ha raccontato Turci.

Ed è proprio sul significato di quei sorrisi che la cantautrice ha costruito la parte più personale della propria riflessione. "Quando io canto e una persona che non sta bene sorride, io mi sento bene. La musica è questa, è poter dare anche una leggera carezza a chi sta male".

Una definizione lontana da qualsiasi retorica sulla capacità della musica di risolvere le difficoltà. Nessuna pretesa di guarire o cambiare la condizione delle persone incontrate, ma la consapevolezza di poter offrire qualcosa attraverso il proprio lavoro: un momento di leggerezza, una distrazione, un ricordo o semplicemente la possibilità di sentirsi meno soli. "Cantare è un privilegio", ha concluso Paola Turci.

Una frase che assume un significato particolare nel contesto del Premio Tenco, una manifestazione che da sempre attribuisce alla canzone un valore che supera quello del semplice intrattenimento. Sul palco dell’Ariston, gli artisti raccontano il mondo attraverso la musica; nella stanza di un ospedale, quella stessa musica può diventare un gesto di prossimità, senza bisogno di ulteriori spiegazioni.

L’iniziativa realizzata con Lorena Viale e Stefano Senardi ha così portato lo spirito della rassegna fuori dai suoi luoghi tradizionali, dimostrando come il rapporto tra artista e ascoltatore possa assumere forme molto diverse.

E forse, tra le tante parole pronunciate durante le conferenze stampa e le serate del Tenco, quelle di Paola Turci restituiscono una delle immagini più immediate del potere della musica: un uomo che piange ascoltando una canzone, due ragazzi che raccontano la propria età, altri pazienti che ritrovano un sorriso.

Nessun grande palcoscenico, nessuna scenografia. Soltanto una voce e alcune persone disposte ad ascoltarla. E la consapevolezza, per chi canta, che anche una piccola carezza possa avere un valore immenso.

Andrea Musacchio

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