Prima delle sale da gioco, degli spettacoli e dei grandi appuntamenti culturali, su quel terreno crescevano gli ortaggi coltivati dai frati. Era un luogo di lavoro, ma anche di preghiera, parte della vita quotidiana della comunità francescana di Sanremo. Oggi, a distanza di oltre un secolo, proprio il Casinò torna a ospitare i francescani, questa volta per celebrare gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi.
Una coincidenza storica che padre Roberto Cattaneo, frate cappuccino, ha voluto raccontare durante la presentazione degli appuntamenti dedicati al Santo, trasformando l’incontro in una riflessione sul rapporto tra passato, solidarietà e identità cittadina.
“Vorrei fare una premessa: questo luogo, 120 anni fa, era dei frati, prima che nascesse il Casinò”, ha esordito padre Roberto, ricordando le vicende che portarono alla perdita di una parte degli antichi spazi conventuali. “Con la soppressione napoleonica sono rimasti la chiesa e il convento, mentre questa parte, per tante questioni politiche del tempo, non siamo più riusciti a recuperarla”.
Un passaggio storico che il religioso ha accompagnato anche con una battuta. “Quante volte noi frati diciamo: meno male”, ha scherzato, facendo riferimento all’estensione dell’area, prima di tornare sul significato della presenza francescana in quello stesso luogo.
“Pensate che dopo 800 anni dalla morte di San Francesco e dopo 120 anni noi francescani ripercorriamo un luogo nel quale la nostra presenza si è costituita e valorizzata. Qui c’era l’orto, dove i frati producevano gli ortaggi. Era anche un luogo di preghiera, perché mentre lavoravano pregavano. Su questo luogo è nato il Casinò”.
Una storia che, secondo padre Roberto, trova oggi una nuova continuità attraverso la cultura. Il cappuccino ha infatti voluto soffermarsi su un aspetto della casa da gioco che, prima del suo arrivo a Sanremo, conosceva poco: la sua attività culturale.
“Ma cosa c’è di bello nel Casinò? Non c’è soltanto l’attività ludica, ma anche quella culturale. Io alle cinque del mattino comincio già a camminare lungo la pista ciclabile e, quando torno dopo un’ora, passo davanti al Casinò. Mi incuriosisce sempre il monitor all’esterno e mi fermo a leggere gli eventi”.
Un’abitudine quotidiana che gli ha permesso di conoscere meglio una realtà cittadina diversa da quella che immaginava. “Prima di arrivare a Sanremo da Alessandria non mi immaginavo tutto questo. Il Casinò è una presenza culturale. Oggi torno a calpestare un luogo che appartiene alla nostra tradizione e questa tradizione viene rivissuta attraverso gli eventi francescani. C’è una sintonia tra passato e presente”.
Dall’antico orto alla mensa dei poveri: il rapporto con il Casinò. Ma dietro l’organizzazione delle celebrazioni non c’è soltanto il richiamo alla storia. Padre Roberto ha raccontato anche il rapporto personale costruito nell’ultimo anno con il presidente e amministratore delegato del Casinò, Giuseppe Di Meco, una collaborazione nata soprattutto intorno alle necessità quotidiane delle persone più fragili.
“Questa settimana è nata da un’amicizia che ci tengo a sottolineare, quella tra me e il presidente Pino Di Meco. Un’amicizia ormai consolidata, non per questo evento, ma da un anno a questa parte”.
Il religioso ha quindi richiamato l’attività della mensa gestita dai frati, che rappresenta un punto di riferimento per chi vive situazioni di difficoltà. “Noi qui abbiamo una mensa dove diamo da mangiare a 30-40 persone. Il problema è che a volte ci troviamo con l’acqua alla gola. Così domandiamo, cerchiamo il pane e i generi alimentari per i poveri”.
È proprio in queste circostanze, ha spiegato, che si è sviluppato il rapporto con la direzione della casa da gioco. “Da quando ho incontrato Di Meco, ho trovato una persona sempre aperta d’animo. Voglio ringraziare tutto il consiglio di amministrazione e il Comune”.
Una testimonianza che collega la figura di San Francesco non soltanto alle celebrazioni religiose, ma anche alle necessità concrete del territorio. La solidarietà, l’attenzione agli ultimi e la disponibilità a collaborare diventano così il punto di incontro tra la comunità francescana e il Casinò.
Tre appuntamenti per gli 800 anni di San Francesco. Da questa collaborazione è nato il programma “Francesco, parola di speranza per Sanremo”, organizzato dal Casinò insieme al convento dei Frati Cappuccini e al Banco Alimentare della Liguria, con tre iniziative in calendario dal 26 ottobre al 4 novembre.
“Molti francescani in giro per il mondo si stanno dando da fare per ricordare la figura di San Francesco. Da qui è nata l’idea di formulare una proposta attraverso questi tre eventi”, ha spiegato padre Roberto.
Il primo appuntamento è previsto per lunedì 26 ottobre alle 21, al Teatro del Casinò, con “30 anni insieme in Liguria”, serata dedicata al trentennale del Banco Alimentare della Liguria. Un’occasione per raccontare l’attività dell’organizzazione, impegnata dal 1996 nel recupero delle eccedenze alimentari e nel sostegno alle persone in difficoltà. Interverranno il presidente Simone Frega e alcuni volontari. L’ingresso sarà libero.
Mercoledì 28 ottobre sarà invece la volta dello storico e critico d’arte Roberto Filippetti, protagonista della lectio magistralis “Francesco secondo Giotto”, dedicata alla rappresentazione della vita del Santo negli affreschi della Basilica Superiore di Assisi. Alle 10 è previsto un incontro riservato alle scuole, mentre alle 16.30 l’appuntamento sarà aperto alla cittadinanza, sempre a ingresso libero.
A chiudere il programma, mercoledì 4 novembre alle 21, sarà il musical “Forza Venite Gente”, scelto per inaugurare la stagione teatrale del Casinò. Lo spettacolo, con venti artisti tra attori, cantanti e ballerini, ripercorrerà la vita di San Francesco attraverso la musica, soffermandosi anche sul rapporto con il padre Pietro Bernardone e sul conflitto tra le aspettative familiari e la scelta di una vita radicalmente diversa.
Tre linguaggi differenti, dunque, per raccontare una figura che continua a occupare un posto centrale nella tradizione religiosa e culturale italiana. “I francescani hanno incarnato lo spirito di San Francesco d’Assisi in tanti anni di presenza storica qui a Sanremo”, ha ricordato padre Roberto.
Ed è forse proprio questo il significato più particolare dell’iniziativa: riportare idealmente i frati in un luogo che un tempo apparteneva alla loro quotidianità, non per rivendicarne il passato, ma per costruire un nuovo momento di incontro con la città. Dove un tempo si coltivavano gli ortaggi destinati alla vita del convento, oggi si torna a parlare di solidarietà, cultura e attenzione ai più deboli. Un legame che, almeno per queste celebrazioni, riunisce due pagine molto diverse della storia di Sanremo.





