Economia - 19 ottobre 2026, 07:00

Turismo termale in Italia: da Ischia alle terme liguri, cosa cercano oggi i viaggiatori

Per buona parte del Novecento andare alle terme significava una cosa precisa. La ricetta del medico, il ciclo di dodici fanghi, l’albergo con la pensione completa e il pisolino dopo pranzo, quasi sempre in compagnia di gente con trent’anni in più della media.

Turismo termale in Italia: da Ischia alle terme liguri, cosa cercano oggi i viaggiatori

Per buona parte del Novecento andare alle terme significava una cosa precisa. La ricetta del medico, il ciclo di dodici fanghi, l’albergo con la pensione completa e il pisolino dopo pranzo, quasi sempre in compagnia di gente con trent’anni in più della media. Quella forma di turismo termale non è sparita: le cure termali restano prescrivibili dal Servizio sanitario nazionale, una volta all’anno, pagando un ticket, e per molte località rappresentano ancora una fetta importante delle presenze. Accanto, però, è cresciuto un pubblico diverso, più giovane, che delle terme cerca altro. Non la cura, o non soltanto. Il tempo lento, il weekend corto, l’acqua calda all’aperto quando fuori fa freddo.

Terme in Italia: dalla cura convenzionata al benessere

Il Paese, sotto questo aspetto, è fortunato. La geologia italiana, fatta di vulcani attivi e spenti, faglie e circolazioni profonde, ha disseminato sorgenti calde quasi ovunque, dalla Toscana delle pozze libere alla Campania, dal Veneto dei colli Euganei alle valli alpine. Cambia la composizione delle acque (sulfuree, salsobromoiodiche, bicarbonate, radioattive in senso tecnico e del tutto innocuo) e cambia di conseguenza l’uso che se ne fa: inalazioni per le vie respiratorie, fanghi per le artrosi, bagni per la pelle.

Quello che è cambiato, piuttosto, è il modo in cui le strutture si presentano. Molti stabilimenti nati per i cicli di cura hanno aggiunto piscine esterne, aree relax, trattamenti estetici, ingressi giornalieri, pacchetti da una o due notti. Il termalismo del benessere ragiona per esperienze brevi e frequenti, e si adatta meglio a chi lavora, ha figli piccoli e non può sparire per due settimane. Ne guadagnano soprattutto le località capaci di offrire qualcosa intorno all’acqua: un centro storico, un paesaggio, un ristorante decente aperto anche a novembre.

Ischia, l’isola termale: sorgenti, parchi e destagionalizzazione

Ischia è probabilmente l’esempio più compiuto di questo doppio volto. L’isola conta oltre cento sorgenti e decine di bacini idrotermali, alimentati da un sistema vulcanico tutt’altro che spento, e il termalismo qui ha una storia che risale ai Greci e ai Romani. Oggi convivono gli stabilimenti convenzionati per le cure, i parchi termali con piscine a temperature diverse affacciate sul mare, e gli alberghi con le proprie vasche interne, spesso alimentate da sorgenti di proprietà.

Il vantaggio dell’isola, rispetto a molte stazioni termali continentali, è che l’acqua calda permette di allungare la stagione ben oltre l’estate. In primavera e in autunno le spiagge sono semivuote, i prezzi scendono e i sentieri dell’Epomeo diventano percorribili senza soffrire il caldo. Conta molto, in questi periodi, dove si sceglie di stare. Chi prenota un hotel a 4 stelle nel centro di Ischia porto ha a pochi passi gli attracchi di traghetti e aliscafi, le fermate degli autobus che fanno il giro dell’isola, i negozi di via Roma e del corso, e può muoversi senza auto, cosa che sull’isola, con strade strette e parcheggi rari, è più una comodità che una rinuncia. Il porto stesso ha una storia curiosa: era un lago craterico chiuso, che i Borboni fecero aprire verso il mare a metà Ottocento per trasformarlo in approdo.

Terme in Liguria e nel Ponente: sorgenti storiche e alternative vicine

Per chi vive in Riviera, Ischia resta una meta da viaggio vero, con treno o aereo fino a Napoli e poi traghetto. Ma il termalismo ligure, per quanto meno noto, ha radici antiche anche nel Ponente. In val Nervia, a Pigna, le sorgenti sulfuree sono conosciute da secoli e hanno dato vita a strutture termali che hanno vissuto fasi alterne; prima di partire conviene verificare quali servizi siano attivi nella stagione in corso, perché l’offerta, negli anni, è cambiata più di una volta. A Genova, l’area di Acquasanta, nell’entroterra di Voltri, deve il nome proprio alle acque sulfuree note fin dal Medioevo.

Spostandosi oltre il confine regionale, le terme del Cuneese, a Valdieri e Vinadio, offrono acque calde in alta valle, in un contesto di montagna che d’estate attira chi cerca fresco e d’inverno chi vuole il contrasto tra neve e vasca fumante. E in Costa Azzurra, a pochi chilometri da Sanremo, la tradizione del benessere è declinata più sulla talassoterapia, cioè sull’uso dell’acqua di mare, che sulle sorgenti calde.

Il quadro che ne esce è quello di un settore che si sta riorganizzando sulle abitudini nuove: soggiorni più corti, prenotazioni ravvicinate, attenzione al contesto oltre che alla piscina. Chi parte dalla Liguria ha a disposizione sia la meta lontana e completa, con l’isola che vive di acqua calda da duemila anni, sia una serie di alternative a un paio d’ore di macchina, meno famose e spesso meno affollate, che per una domenica di dicembre possono bastare.



 

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