Politica - 16 ottobre 2026, 12:55

Genova, sagome di Meloni e Valditara a testa in giù, Berrino (FdI): «Una vergogna»

Il senatore di Fratelli d’Italia condanna gli episodi avvenuti durante la manifestazione e critica i riferimenti a Tito e agli anni di piombo: «La violenza non diventa accettabile perché colpisce l’avversario politico»

Gianni Berrino

Gianni Berrino

"Le sagome di Giorgia Meloni e Giuseppe Valditara a testa in giù, bersagliate con uova mentre si inneggia a Tito e si grida 'uccidere il fascista non è reato', sono una vergogna. Una rappresentazione di odio che rivela una profonda ignoranza della storia".

Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Berrino, commentando l’episodio avvenuto durante la manifestazione studentesca a Genova.

"Questi ragazzi scelgono come riferimento Tito, un dittatore comunista il cui regime porta la responsabilità delle persecuzioni, delle foibe e delle sofferenze inflitte agli italiani del confine orientale. Prima di scandire certi slogan dovrebbero studiare la storia e conoscere le tragedie che evocano con tanta leggerezza. Si attribuisce l’etichetta di fascista a chiunque non la pensi come loro, pretendendo così di legittimare l’intimidazione dell’avversario. Scimmiottano le forme più cupe della lotta politica degli anni Settanta, senza conoscere né comprendere i danni che quella stagione ha procurato: ragazzi assassinati, famiglie distrutte, un Paese attraversato dall’odio e dalla paura. La tragedia di Sergio Ramelli dovrebbe insegnare quanto possano essere devastanti la demonizzazione politica e la violenza. Esprimo piena solidarietà a Giorgia Meloni e Giuseppe Valditara. Da tutte le forze politiche, a partire dalla sinistra, mi aspetto una condanna netta, senza alibi e senza minimizzazioni. Chi manifesta per la scuola dovrebbe rivendicare anzitutto conoscenza, rispetto e capacità di confronto. Evocare l’uccisione di chi ha idee diverse significa calpestare quei valori democratici che si pretende di difendere", conclude Berrino. “A questi ragazzi dico una cosa semplice: tornate tra i banchi di scuola e studiate la storia! Perché inneggiare alla morte di chi la pensa diversamente non è antifascismo, è odio e ignoranza. La storia non si usa a convenienza e la violenza non diventa accettabile soltanto perché colpisce l’avversario politico".


 

Redazione

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