Cronaca - 15 ottobre 2026, 15:15

Caso Beatrice, cocaina e cannabis nei capelli: gli esami rivelano un'esposizione ripetuta per sette mesi. "Sostanza assorbita dall'organismo"

La nuova consulenza del medico legale Francesco Ventura ricostruisce un periodo compreso tra luglio 2025 e febbraio 2026. La presenza di cocaina e del suo metabolita indica un'assunzione attiva, anche involontaria, mentre per il THC è compatibile un'esposizione ambientale passiva

Caso Beatrice, cocaina e cannabis nei capelli: gli esami rivelano un'esposizione ripetuta per sette mesi. "Sostanza assorbita dall'organismo"

Cocaina e cannabis nei capelli di Beatrice, con tracce riconducibili a un'esposizione ripetuta nei sette mesi precedenti la morte. È quanto emerge dalla nuova consulenza tossicologica depositata dal professor Francesco Ventura, medico legale incaricato dalla Procura di Imperia di approfondire l'eventuale presenza di sostanze stupefacenti nell'organismo della bambina di due anni morta lo scorso 9 febbraio a Bordighera.

Gli accertamenti, effettuati su due segmenti di un campione di capelli lungo circa sette centimetri, hanno restituito risultati positivi alla cocaina, alla benzoilecgonina — il principale metabolita della sostanza — e al tetraidrocannabinolo (THC), principio attivo della cannabis. Il dato più significativo riguarda proprio la presenza contemporanea di cocaina e benzoilecgonina: secondo il consulente, non si sarebbe trattato di una semplice contaminazione esterna dei capelli, ma di un assorbimento della sostanza da parte dell'organismo, avvenuto ripetutamente nel tempo.

Diversa l'interpretazione per la cannabis. La presenza di THC, senza il relativo metabolita THC-COOH, non dimostra un'assunzione diretta e risulta invece compatibile con un'esposizione ambientale passiva, ad esempio attraverso il fumo prodotto da altre persone o il contatto con superfici e materiali contaminati.

Un elemento significativo riguarda la collocazione temporale delle concentrazioni più elevate di cocaina, rilevate nel segmento di capelli riferibile indicativamente al periodo compreso tra luglio e metà ottobre 2025. Un arco temporale che, secondo le ricostruzioni disponibili, precederebbe l'inizio della frequentazione tra Emanuela Aiello ed Emanuel Iannuzzi.

La relazione introduce così un ulteriore elemento nell'inchiesta che vede indagati la madre di Beatrice e il suo compagno, entrambi detenuti. Ma contiene anche una distinzione fondamentale: gli esami non permettono di stabilire chi abbia determinato l'esposizione alle sostanze, né se qualcuno le abbia intenzionalmente somministrate alla bambina.

I prelievi effettuati ad agosto e le analisi su due segmenti. L'incarico al professor Ventura era stato conferito il 7 agosto 2026 dal sostituto procuratore Veronica Meglio, con l'obiettivo di accertare la presenza di eventuali residui di sostanze psicotrope, farmaci o droghe nei capelli di Beatrice.

Il prelievo è stato effettuato quello stesso giorno presso l'ospedale di Sanremo. Sono stati raccolti due campioni di capelli, uno dalla regione frontale, lungo circa sette centimetri, e uno dalla regione parietale destra, di circa cinque centimetri e mezzo. Il primo campione è stato destinato agli accertamenti tossicologici, mentre il secondo è stato conservato come riserva. Ulteriori capelli sono stati prelevati e custoditi presso l'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Genova.

Le analisi sono state eseguite dal laboratorio di tossicologia dell'ASL3 genovese, presso l'ospedale La Colletta di Arenzano, utilizzando una metodica di cromatografia liquida e spettrometria di massa, dopo la decontaminazione del campione.

Il capello, a differenza di sangue e urine, consente di ricercare tracce di sostanze anche a distanza di settimane o mesi. Per questo il laboratorio ha suddiviso il campione in due segmenti, ciascuno lungo tre centimetri e mezzo, in modo da distinguere due periodi indicativi della vita della bambina.

I risultati: cocaina e THC in entrambi i periodi. Nel segmento più vicino alla radice, corrispondente indicativamente al periodo compreso tra metà ottobre 2025 e febbraio 2026, gli esami hanno rilevato una concentrazione di cocaina pari a 0,96 nanogrammi per milligrammo di capello, superiore alla soglia di positività di 0,5. La benzoilecgonina è risultata presente nella concentrazione di 0,10 nanogrammi per milligrammo, rispetto a una soglia di 0,05. Il THC è stato rilevato nella concentrazione di 0,69 nanogrammi per milligrammo, rispetto a una soglia di 0,05.

Nel segmento più distante dalla radice, riferibile indicativamente al periodo luglio-metà ottobre 2025, i valori della cocaina sono risultati ancora più elevati: 2,11 nanogrammi per milligrammo, con benzoilecgonina pari a 0,21. Il THC, invece, ha fatto registrare una concentrazione di 0,65 nanogrammi per milligrammo, sostanzialmente analoga a quella del periodo successivo.

La maggiore concentrazione di cocaina nel segmento più antico, superiore al doppio rispetto a quello più recente, viene interpretata dal consulente come indicativa di un'esposizione o assunzione più intensa nel periodo luglio-ottobre 2025, proseguita anche nei mesi successivi.

Non è tuttavia possibile ricostruire singoli episodi, individuare date precise o stabilire con quale frequenza la bambina sia entrata in contatto con le sostanze. La consulenza parla di esposizioni ripetute all'interno di entrambe le finestre temporali, senza poter quantificare il numero degli episodi.

La benzoilecgonina e il passaggio della cocaina nell'organismo. È su questo punto che la relazione si sofferma maggiormente. La benzoilecgonina è il principale metabolita della cocaina, ossia una sostanza che si forma quando l'organismo metabolizza la droga. La sua presenza, insieme alla cocaina, consente al consulente di distinguere un assorbimento interno da una contaminazione limitata alla superficie dei capelli.

In entrambi i segmenti analizzati, il rapporto tra benzoilecgonina e cocaina è risultato vicino al 10%: precisamente il 10,4% nel segmento più recente e il 10% in quello più antico. Ventura richiama le indicazioni della Society of Hair Testing, secondo le quali un rapporto superiore al 5% rappresenta un criterio a sostegno dell'assunzione attiva di cocaina.

Nella consulenza si legge che la presenza della benzoilecgonina "indica che la sostanza sia stata ingerita o inalata attivamente e metabolizzata dalla bambina", rendendo ragionevolmente escludibile una semplice contaminazione superficiale.

Secondo il medico legale, quindi, la cocaina sarebbe entrata effettivamente nell'organismo di Beatrice, anziché essersi semplicemente depositata sui suoi capelli attraverso un contatto esterno.

La positività in entrambi i segmenti, accompagnata da rapporti pressoché identici tra sostanza e metabolita, viene inoltre considerata compatibile con un meccanismo di esposizione ripetuto nel tempo.

Come è entrata la cocaina nell'organismo? Le ipotesi della consulenza. La relazione distingue il riscontro tossicologico dalle circostanze nelle quali l'assorbimento può essere avvenuto.

Il consulente indica due possibilità, che potrebbero anche aver coesistito: un assorbimento sistemico involontario, per esempio attraverso l'ingestione accidentale o l'inalazione di sostanze presenti nell'ambiente e lasciate incustodite, oppure una somministrazione da parte di terzi.

Quest'ultima ipotesi, precisa espressamente Ventura, richiede ulteriori elementi circostanziali e non può essere dedotta dai soli risultati di laboratorio. Gli esami, dunque, indicano che Beatrice ha assorbito cocaina, ma non consentono di stabilire se ciò sia avvenuto accidentalmente o attraverso una somministrazione da parte di terzi, né di individuare eventuali responsabilità.

Il medico legale esclude inoltre l'allattamento materno come possibile via di assorbimento, richiamando la documentazione sanitaria secondo la quale la bambina era alimentata con latte artificiale fin dai primi mesi di vita.

La conclusione è che i risultati sono maggiormente compatibili con modalità di esposizione involontarie da parte della bambina stessa, senza che sia possibile ricostruire con certezza le circostanze o individuare una persona responsabile.

Cannabis, il THC potrebbe derivare dal fumo passivo o dal contatto con materiali contaminati. Per la cannabis, l'interpretazione medico-legale è differente. Il THC è stato rilevato in entrambi i segmenti di capello, con concentrazioni molto simili: 0,69 e 0,65 nanogrammi per milligrammo. Valori superiori di circa tredici volte alla soglia analitica di positività.

Non è stato invece individuato il metabolita THC-COOH, elemento che avrebbe consentito di sostenere con maggiore forza un assorbimento interno della sostanza.

La consulenza ritiene quindi compatibile un'esposizione ambientale passiva. Beatrice potrebbe essere stata esposta al fumo di cannabis prodotto da altre persone, oppure essere entrata in contatto con mani, superfici o materiali contaminati.

Ventura precisa tuttavia che il superamento della soglia di positività non dimostra che la bambina si trovasse necessariamente in ambienti saturi di fumo. Non è neppure possibile stabilire che l'esposizione al fumo sia stata più probabile del contatto con materiali contaminati.

Il dato accertato è la presenza di THC nei capelli di Beatrice. Gli esami non dimostrano invece un'assunzione diretta della sostanza e risultano compatibili con un'esposizione ambientale passiva, attraverso il fumo o il contatto con materiali contaminati.

Perché i primi esami erano negativi. I nuovi risultati devono essere letti insieme a quelli ottenuti durante l'autopsia del 16 febbraio. Allora gli accertamenti tossicologici avevano evidenziato l'assenza di alcol nel sangue e la negatività delle urine alla ricerca di cocaina, cannabinoidi, oppiacei, metadone, barbiturici, benzodiazepine, anfetamine, metamfetamine e MDMA.

Una negatività che non contraddice la successiva positività dei capelli. Sangue e urine consentono infatti di individuare prevalentemente assunzioni recenti, mentre i capelli conservano tracce riferibili a periodi molto più lunghi.

Per questo il medico legale ribadisce che la morte di Beatrice non è correlata a un'assunzione acuta di alcol, stupefacenti o psicofarmaci. Esclude inoltre che l'alterazione dello stato di coscienza riscontrata nella fase terminale sia stata provocata da un'assunzione incongrua di queste sostanze. La causa del decesso resta quella individuata nella precedente consulenza autoptica: il grave trauma cranio-encefalico, con ematoma subdurale acuto ed edema cerebrale.

Andrea Musacchio

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