Brando Benifei, l'eurodeputato del Partito Democratico (PD), è intervenuto sulle dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, oggi a Genova, in merito alla possibile apertura di una struttura di questo tipo nella regione. L’eurodeputato accoglie positivamente la disponibilità del ministro al confronto sui problemi della sicurezza, ma sottolinea la necessità di distinguere il dialogo istituzionale dalla proposta di istituire un CPR.
“Genova e la Liguria hanno bisogno di collaborazione istituzionale per dare risposte concrete ai cittadini e quindi va accolta positivamente la disponibilità del Ministro Piantedosi al confronto sui problemi della sicurezza, dati gli enormi ritardi del governo a dare risposte ai comuni. Proprio per questo, però, non si può unire questa discussione con una scelta che andrebbe nella direzione opposta, creando maggiore insicurezza e tensione, cioè la creazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) nella nostra Regione.
Questi luoghi rappresentano infatti una forma di violenza istituzionale, perché privano le persone della libertà senza adeguate garanzie, gestiscono numeri irrisori con costi alti e si trasformano rapidamente in fabbriche di degrado, illudendo la popolazione di aver fatto qualcosa di utile.
I CPR non sono una soluzione strutturale alla gestione dei flussi migratori, non possono sostituire politiche migratorie responsabili, procedure efficaci anche per i rimpatri, cooperazione internazionale e percorsi legali.
Siamo pronti a lavorare insieme per città più sicure e vivibili e sostenere le istituzioni affinché chi commette crimini sia punito secondo la legge, italiano o straniero che sia. Ma la sicurezza non si costruisce raccontando ai cittadini che basta rinchiudere cento persone in un edificio per stare meglio, è una crudele ipocrisia.”, conclude Brando Benifei, ribadendo la propria contrarietà alla realizzazione di un CPR in Liguria.





