Tre mesi e mezzo senza poter uscire di casa, senza accompagnare la figlia a fare una passeggiata e, adesso, con la necessità di sottoporsi a una visita medica che sostiene di non essere stata autorizzata a effettuare. Nessy Guerra torna a parlare pubblicamente e questa volta si rivolge direttamente al ministro degli Esteri Antonio Tajani, chiedendo che le istituzioni italiane chiariscano una volta per tutte quale sia la sua effettiva condizione giuridica in Egitto. Un nuovo video pubblicato su Instagram, poco più di un minuto nel quale la giovane sanremese non torna sulle minacce dell'ex marito Tamer Hamouda né sulle vicende giudiziarie relative all'affidamento della figlia Aisha. Il punto, questa volta, è un altro: perché Nessy non può uscire dalla propria abitazione se, come le sarebbe stato comunicato da un rappresentante dell'Ambasciata italiana, non sta scontando alcuna pena detentiva?
È una domanda che la giovane pone apertamente al titolare della Farnesina, dopo oltre cento giorni trascorsi in una condizione della quale, secondo quanto riferito dalla sua difesa, non è ancora stata chiarita la precisa qualificazione giuridica. “Ministro Tajani, per quale motivo mi viene impedito di uscire?”. Nessy apre il video rivolgendosi direttamente al ministro e al Ministero degli Esteri. “Ministro Antonio Tajani, portavoce del Ministero. Sono tre mesi e mezzo che non posso uscire di casa, che non vedo la luce del sole e che non posso portare la mia bambina a fare una passeggiata, per un reato che non ho mai commesso”. Poi la domanda che rappresenta il cuore dell'intervento: “Vi faccio una domanda pubblica, alla luce del sole. Per quale motivo mi viene impedito di uscire di casa?”.
Nessy torna quindi su quanto emerso nelle ultime settimane, quando l'avvocata Agata Armanetti aveva chiarito a SanremoNews che la permanenza della giovane nell'appartamento non costituirebbe una forma di detenzione domiciliare. “Ho saputo da un membro dell'Ambasciata che io non sto scontando la detenzione domiciliare, quindi questi mesi che ho passato chiusa in casa, senza poter uscire, non verranno detratti dalla condanna a sei mesi di carcere che ho subito”, racconta. E insiste: “Ma quindi quale sarebbe il motivo per cui io non posso uscire di casa?”.
Tre mesi e mezzo che non vengono considerati come pena. È il paradosso che accompagna la vicenda dallo scorso 1° luglio, quando, dopo un intervento della polizia egiziana, Nessy era rientrata nella propria abitazione senza poter riprendere una normale vita all'esterno. Inizialmente si era ipotizzato che la giovane potesse trascorrere nell'appartamento i sei mesi previsti dalla condanna per adulterio. Una prospettiva che avrebbe almeno consentito di attribuire una durata definita a quella condizione. Successivamente, però, la difesa ha riferito di avere ricevuto indicazioni differenti: Nessy non starebbe scontando la condanna e il periodo trascorso in casa non verrebbe computato come pena espiata. Secondo quanto già spiegato dall'avvocata Armanetti, alla giovane sarebbe stato comunicato che formalmente risulterebbe irreperibile. Una situazione che la legale considera contraddittoria rispetto alla presenza, riferita dalla stessa Nessy, di agenti di polizia sotto la sua abitazione. Resta quindi aperto il problema della natura e della base giuridica delle limitazioni che la giovane sostiene di subire. Non risulta, sulla base delle informazioni rese pubbliche dalla difesa, un chiarimento ufficiale che consenta di definire con precisione il provvedimento applicato.
“Mi è stata negata anche una visita medica”. Nel nuovo video emerge però un ulteriore elemento, che sposta l'attenzione dalle sole questioni giudiziarie alle condizioni di salute della giovane. Nessy racconta di avere presentato, già lo scorso 7 luglio, una richiesta per poter lasciare l'abitazione e sottoporsi a una visita medica. Un'autorizzazione che, secondo quanto dichiara, le sarebbe stata negata. “Ho chiesto in data 7 luglio il permesso di uscire per poter fare una visita di cui avevo bisogno e il permesso mi è stato negato”, afferma. Poi rivolge un'altra domanda alle istituzioni: “Per quale motivo mi viene negato anche il diritto elementare di poter fare una visita medica?”. Il racconto della giovane introduce così un aspetto particolarmente delicato. Non si tratta più soltanto della possibilità di uscire per svolgere attività quotidiane o accompagnare Aisha all'esterno, ma dell'accesso a una prestazione sanitaria che Nessy sostiene di ritenere necessaria.
“Il mio fisico sta risentendo dello stress”. La giovane non nasconde il peso psicologico e fisico di una vicenda che si trascina ormai da anni. “Per colpa del forte stress che sto subendo a causa di tutta questa situazione che sta durando da anni, il mio fisico ne sta risentendo e necessito ad oggi di fare una visita medica”, spiega. Una condizione che Nessy aveva già raccontato nelle settimane precedenti, parlando apertamente di stanchezza, delusione e rabbia. Ai procedimenti giudiziari, all'impossibilità di lasciare l'Egitto con Aisha e alle ripetute dichiarazioni dell'ex marito si aggiunge ora, nel suo racconto, la preoccupazione per la propria salute.
L'ultima udienza per Aisha e i primi segnali positivi. L'appello al ministro arriva pochi giorni dopo un passaggio giudiziario che, almeno sul fronte dell'affidamento della bambina, aveva lasciato intravedere qualche elemento di novità. Lo scorso 7 ottobre il tribunale egiziano ha rinviato al 7 dicembre la nuova udienza relativa ad Aisha. Secondo quanto riferito dalla difesa di Nessy, durante la seduta non sarebbe stata accolta la richiesta di Tamer Hamouda di incontrare la figlia, alla luce dei timori rappresentati per la sicurezza della minore e del rischio di un possibile allontanamento. Sempre secondo la ricostruzione della difesa, il giudice avrebbe inoltre acquisito un video pubblicato da Hamouda, sottotitolato in arabo per consentire la comprensione delle dichiarazioni pronunciate dall'uomo sulla religione islamica. La difesa aveva anche chiesto di poter depositare il fascicolo relativo a una denuncia presentata dai genitori di Nessy nei confronti dell'ex marito per dichiarazioni ritenute offensive verso l'Islam. Elementi che l'avvocata Agata Armanetti aveva accolto con prudente soddisfazione, arrivando a parlare, per la prima volta, di una luce intravista in una vicenda segnata da continui rinvii.
Ma quei progressi, per il momento, non hanno modificato la situazione personale di Nessy. Aisha resta in Egitto e sua madre continua a non poter uscire dall'appartamento, secondo quanto denuncia la stessa giovane. “Su quali basi giuridiche si fonda questa limitazione?”. Nell'ultima parte del video, Nessy torna a rivolgersi direttamente al ministro Tajani, spostando il confronto su una questione precisa: la necessità di conoscere le ragioni giuridiche delle restrizioni. “Vorrei sapere inoltre su quali basi giuridiche si fonda questa limitazione”, afferma. Il video si chiude senza accuse dirette a singoli funzionari e senza nuove richieste relative all'ex marito. Nessy chiede semplicemente una risposta pubblica. “La salute personale e la libertà non sono opinabili e quindi io vi chiedo qui pubblicamente, davanti a tutti, per favore dateci delle risposte, perché ho bisogno di sapere che cosa sta succedendo nella nostra vita”. Poi l'ultima frase: “Attendiamo risposte”.





