Ventisette capre uccise in una sola notte, dopo altre undici perse in un precedente attacco appena venti giorni prima. Per l'azienda agricola "Lory e Lory" di Borghetto San Nicolò, frazione di Bordighera, il bilancio delle predazioni rischia di diventare insostenibile. A raccontare la situazione è Lorenzo Musso, che gestisce l'allevamento insieme alla compagna Loredana Astrego e che ora valuta persino la possibilità di chiudere l'attività.
«Questa storia ci ha piegato. Stiamo pensando di fermarci alla fine dell'anno, perché andare avanti così diventa impossibile», spiega Musso, che ha trovato gli animali morti nella mattinata, quando è arrivato in campagna intorno alle 4 per occuparsi del bestiame. Una notte in cui, dopo venti giorni trascorsi a dormire nel furgone in azienda per sorvegliare il gregge, l'allevatore era rimasto a casa per un problema di salute.
«Per una notte che non sono venuto, mi è successo questo disastro. La mia compagna è svenuta quando ha visto quello che era successo: sembrava una guerra», racconta. L'episodio è stato segnalato alle autorità competenti e alla polizia regionale, intervenuta per gli accertamenti insieme ai servizi veterinari.
Al centro della vicenda c'è anche la natura dei predatori. Musso riferisce che, secondo quanto gli è stato comunicato dopo gli ultimi accertamenti, si tratterebbe di incroci e non di lupi puri. L'identificazione degli animali responsabili dell'ultima incursione dovrà comunque essere chiarita sulla base degli esami disponibili.
«Non ce l'ho con i lupi, anzi, sono favorevole alla loro presenza in montagna, dove svolgono una funzione importante per la natura. Ma qui in basso la situazione è diversa e sono preoccupato per la sicurezza delle persone», sottolinea l'allevatore, che riferisce di numerosi avvistamenti nelle vallate tra Bordighera, Vallebona, Vallecrosia e San Biagio. Secondo il suo racconto, alcuni esemplari sarebbero stati osservati anche durante il giorno e in prossimità delle abitazioni.
Un altro interrogativo riguarda le modalità con cui gli animali sarebbero riusciti a raggiungere il gregge. «Abbiamo una recinzione alta quattro metri, realizzata rispettando le norme, e non riusciamo a capire da dove siano entrati», afferma Musso. L'allevatore segnala inoltre la scomparsa di una delle due telecamere di videosorveglianza presenti nell'area, che avrebbe potuto documentare l'accaduto.
A rendere ancora più dolorosa la perdita è la sorte di due caprette nane che sarebbero dovute essere consegnate domenica a due bambine con sindrome di Down. Musso le stava addestrando da circa otto mesi proprio per affidarle ai bambini con disabilità. L'azienda, infatti, non si occupa soltanto di allevamento biologico e naturale, ma vende gli animali vivi e porta avanti anche questa attività.
«Le addestro per i bambini con disabilità e le regalo. Dovevo consegnarne due domenica a due bambine. Adesso cosa racconto alle famiglie?», si domanda l'allevatore, che descrive un'attività già messa a dura prova da altre difficoltà. Nei mesi scorsi, infatti, i cinghiali avrebbero distrutto parte delle coltivazioni di frutta e verdura, compromettendo la stagione agricola.
Alle perdite del bestiame si aggiungono le spese per lo smaltimento delle carcasse. Musso quantifica in circa 178 euro il costo per ogni animale, per una spesa complessiva che, tra i due episodi, supera i cinquemila euro. «La prima volta abbiamo speso circa 2.200 euro, adesso altri 3.000. E' stata una botta tremenda», spiega.
L'allevatore sottolinea inoltre come il problema non riguardi soltanto la propria azienda. Parlando con altri operatori del settore, riferisce di perdite consistenti anche nelle vallate circostanti, tra cui un allevamento a Vallebona che avrebbe perso 19 capi in una settimana. Si tratta di segnalazioni che, secondo Musso, evidenziano una difficoltà più ampia per il comparto zootecnico del territorio.
«Siamo rimasti pochissimi in provincia di Imperia a fare questo lavoro. Se chiudiamo noi, si ferma anche l'indotto che gira intorno all'azienda», avverte.
Da qui l'appello a non sottovalutare gli avvistamenti e a segnalarli tempestivamente alle autorità, affinché possano essere effettuate le verifiche necessarie. «Bisogna avvisare le persone e invitarle a fare attenzione quando vanno nei boschi, in bicicletta o a passeggiare con il cane. Non è uno scherzo se questi animali arrivano vicino alle case», conclude Musso, ribadendo la necessità di affrontare il problema tenendo al centro la sicurezza dei cittadini e la tutela delle attività agricole.








