Una Ventimiglia "notevolmente migliorata" rispetto a quella conosciuta negli anni trascorsi ai vertici degli apparati dello Stato, senza più gli accampamenti e le condizioni di forte criticità che avevano caratterizzato alcune fasi dell'emergenza migratoria. Ma anche la necessità, guardando oltre il confine locale, di affrontare l'immigrazione attraverso una regia nazionale unitaria, mettendo insieme ingressi, rimpatri e soprattutto integrazione.
È la riflessione di Franco Gabrielli, già capo della Polizia e direttore dell'AISI, arrivato oggi al Casinò di Sanremo insieme al giornalista Carlo Bonini per presentare ai Martedì Letterari il libro "Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica". Un appuntamento preceduto, ieri, dalla tappa dello stesso Gabrielli a Ventimiglia, dove ha visitato anche la struttura di accoglienza della Caritas Intemelia prima della presentazione del volume alla Bocciofila di Roverino.
"Ventimiglia notevolmente migliorata". Gabrielli conosce bene la realtà ventimigliese e il confronto con il passato, nella sua lettura, restituisce oggi una situazione differente. "Rispetto alla Ventimiglia che ho conosciuto quando ero in servizio permanente effettivo, direi notevolmente migliorata – spiega –. Non ho trovato quelle situazioni abbastanza disumane, con persone accampate o sul greto del fiume, in una condizione nella quale la dignità era l'ultima delle cose che potessero interessare".
Un cambiamento che Gabrielli collega anche alla riduzione della pressione dei flussi migratori rispetto alle fasi più difficili vissute dalla città. "Anche complice il numero dei flussi, che sono diminuiti, tutto questo ha comportato una situazione di minore tensione".
Durante la visita l'ex capo della Polizia ha potuto osservare anche il sistema di prima assistenza oggi presente sul territorio. "Ho visitato questo pad dove viene svolta una forma di accoglienza: per le persone che arrivano ci sono screening sanitario, per chi lo vuole, e assistenza legale. Ho trovato una situazione non emergenziale". Una valutazione che assume un peso particolare proprio a Ventimiglia, città che per anni ha rappresentato uno dei punti più delicati della rotta migratoria verso la Francia.
Una regia nazionale per l'immigrazione. Dalla fotografia del confine il ragionamento si sposta quindi alla gestione nazionale. Tra le proposte contenute nel libro scritto con Bonini c'è quella di superare la frammentazione delle competenze e costruire una regia unica sul fenomeno migratorio. "Assolutamente sì – risponde Gabrielli – perché purtroppo nel nostro Paese, e non è una questione da imputare a questo governo perché è abbastanza datata nel tempo, non c'è mai stata una gestione unitaria del fenomeno migratorio".
Per Gabrielli significa affrontare contemporaneamente più aspetti: "Il tema degli ingressi illegali, dei rimpatri e soprattutto dell'integrazione, che troppo spesso è demandata all'iniziativa dei territori, sulle spalle dei territori".
Ed è proprio il ruolo dei Comuni e delle realtà locali uno dei nodi della sua analisi: territori come quello ventimigliese si trovano infatti a gestire concretamente fenomeni determinati da dinamiche nazionali e internazionali.
"Il Paese ha bisogno dei flussi migratori". Gabrielli invita poi a distinguere l'immigrazione irregolare dagli ingressi regolari e dalle necessità economiche e demografiche del Paese. "Credo che anche i più scettici dovranno ammettere che il Paese è necessariamente interessato da flussi migratori – osserva – che non sono necessariamente flussi illegali, ma sono flussi migratori".
L'ex capo della Polizia richiama in questo senso anche la programmazione degli ingressi per lavoro decisa dall'attuale governo. Il decreto flussi 2026-2028 prevede in realtà 497.550 ingressi complessivi nel triennio, tra lavoro subordinato, stagionale e autonomo: 164.850 nel 2026, 165.850 nel 2027 e 166.850 nel 2028.
È da questo dato che, secondo Gabrielli, dovrebbe partire una discussione meno ideologica sull'immigrazione. "Se partissimo da lì, invece di fare proclami abbastanza irreali e irrealizzabili come la remigration, forse affronteremmo seriamente una questione che non va né demonizzata né mitizzata, semplicemente va governata. Cosa che purtroppo nel nostro Paese fino a oggi non è avvenuta".
Contro la politica degli slogan. Il ragionamento si lega direttamente al senso del libro presentato a Sanremo. Contro la paura affronta sicurezza, immigrazione, ordine pubblico, carcere, uso della forza e cybersicurezza cercando di sottrarre questi temi, nelle intenzioni degli autori, alla contrapposizione tra parole d'ordine.
Alla domanda sulle altre soluzioni proposte nel volume, Gabrielli sceglie infatti di non ridurre il contenuto a poche formule. "Le proposte sono tante e articolate, come credo ogni seria proposta debba essere – sottolinea –. Bisogna in qualche modo affrancarsi da questa modalità dello slogan e della parola d'ordine, che è lontana dal far comprendere la complessità dei problemi".
Il punto, secondo Gabrielli, è proprio quello di accettare che fenomeni come sicurezza e immigrazione non possano essere affrontati attraverso una risposta unica e immediata.
Una posizione che, dopo la visita di ieri a Ventimiglia, trova nella città di confine anche un caso concreto: meno emergenza rispetto agli anni più difficili, secondo la fotografia restituita dall'ex capo della Polizia, ma un fenomeno che continua a richiedere gestione, integrazione e coordinamento nazionale anziché essere lasciato sulle sole spalle dei territori.





