È soprattutto la posizione di Salvatore Caronia, ex dirigente del Casinò di Sanremo, a richiamare l'attenzione sul territorio matuziano nell'inchiesta che coinvolge la Giochi del Titano di San Marino. Caronia, che negli anni ha ricoperto incarichi di vertice anche nella casa da gioco della Città dei Fiori, è attualmente direttore generale e amministratore delegato della società sammarinese. Proprio nella sua veste ai vertici della Giochi del Titano è finito al centro di un'indagine per una presunta attività di autoriciclaggio attraverso false fatturazioni e vincite fittizie. Secondo quanto riferito nell'ambito dell'operazione, nei suoi confronti è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. La vicenda è ancora nella fase delle indagini e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
L'operazione nasce da un'attività investigativa condotta congiuntamente dal Tribunale di San Marino e dalla Procura di Ravenna, che ha portato anche a una perquisizione negli uffici della Giochi del Titano, società a partecipazione pubblica e oggi interamente controllata dallo Stato sammarinese. Oltre a Caronia, risultano coinvolti nell'inchiesta il vicedirettore Angelo Muraccini, tre dipendenti della società, l'imprenditore Elio Marino e la compagna Aizada Chokoeva. Gli accertamenti puntano a ricostruire una presunta rete attraverso la quale denaro di provenienza illecita sarebbe stato trasformato in somme apparentemente riconducibili a normali vincite. La società, nata nel 2007, conta oltre cento dipendenti e gestisce la sala Diamond di Rovereta.
Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori sarebbe stato particolarmente articolato. Marino avrebbe raccolto in Lombardia denaro contante da cittadini albanesi, somme che secondo l'ipotesi accusatoria sarebbero state collegate a bonifici relativi a operazioni inesistenti. Il denaro sarebbe quindi stato trasferito nella Repubblica di San Marino e, attraverso la presunta collaborazione di alcuni dipendenti della casa da gioco, trasformato in assegni della Giochi del Titano. Le somme sarebbero state così fatte risultare come proventi di vincite alle slot machine, per poter essere successivamente depositate presso istituti bancari. Un sistema che, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe consentito di dare una veste apparentemente lecita a denaro di altra provenienza.
A ricostruire i movimenti finanziari sarebbe stata anche l'Agenzia di informazione finanziaria di San Marino (Aif), che avrebbe individuato operazioni sospette sviluppatesi tra il 2019 e il 2026, per un valore complessivo vicino ai 7,5 milioni di euro. L'indagine dovrà ora stabilire il ruolo avuto dai diversi soggetti coinvolti e, soprattutto, se le operazioni contestate siano effettivamente riconducibili al meccanismo ipotizzato dall'accusa. Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori ci sono anche computer e dieci slot machine, che saranno sottoposti ad approfondimenti per verificare l'eventuale presenza di alterazioni o manipolazioni dei software di gioco.
Per Caronia, dunque, l'inchiesta arriva dopo una lunga esperienza nel settore delle case da gioco. Il suo nome è legato anche a Sanremo, dove ha ricoperto l'incarico di direttore del personale del Casinò, prima di approdare ai vertici della Giochi del Titano. La sua esperienza nella città dei fiori è stata ricordata anche negli anni successivi, quando divenne uno dei protagonisti del rilancio della struttura sammarinese. Negli ultimi anni Caronia ha guidato la crescita della società sammarinese, intervenendo pubblicamente anche sui risultati economici e sui programmi di sviluppo della struttura. Nel giugno scorso, in occasione dell'approvazione del bilancio 2025, aveva illustrato i risultati della Giochi del Titano, che aveva chiuso l'esercizio con circa 8,5 milioni di euro di utile, sottolineando il rafforzamento dei sistemi interni di controllo e prevenzione della corruzione.





