Attualità - 30 settembre 2026, 07:14

Depuratore di Riva Ligure, la relazione sulla condotta: "Stato decisamente negativo, almeno 12 metri da sostituire". Cascino: "Ora piena trasparenza"

L'ispezione MUDS del 25 e 26 giugno fotografa diverse criticità: gran parte del refluo fuoriusciva da una falla a circa 125 metri dalla costa, in un tratto già interessato da riparazioni. I tecnici attribuiscono le rotture riscontrate alla corrosione e indicano la necessità di interventi strutturali. Cascino: "I cittadini meritano trasparenza e risposte operative immediate"

Depuratore di Riva Ligure, la relazione sulla condotta: "Stato decisamente negativo, almeno 12 metri da sostituire". Cascino: "Ora piena trasparenza"

Una condotta realizzata nel 1987, una grossa perdita individuata a circa 125 metri dalla costa, in un tratto già interessato da precedenti riparazioni, e un giudizio tecnico definito "decisamente negativo" sullo stato di posa e sulla funzionalità. Fino alla conclusione più rilevante: secondo i tecnici il tratto interessato dalla rottura è "strutturalmente inadeguato a continuare l'esercizio" e occorre sostituire completamente almeno 12 metri di tubazione. È quanto emerge dalla relazione tecnica redatta da MUDS il 30 giugno scorso, dopo le videoispezioni subacquee effettuate il 25 e 26 giugno sulla condotta principale di scarico del depuratore di Riva Ligure. Il documento fa parte degli atti acquisiti nell'ambito della vicenda sollevata dal consigliere provinciale e comunale di Taggia Gabriele Cascino, tornato sul caso dopo la discussione della propria interpellanza in Consiglio provinciale. La relazione permette soprattutto di ricostruire nel dettaglio quali fossero le condizioni della condotta rilevate dai tecnici alla fine di giugno.

Una condotta del 1987. La scheda contenuta nella relazione indica il 1987 come anno di realizzazione della condotta principale. Il tratto a mare rilevato misura circa 1.116 metri, ha un diametro indicato in 500 millimetri e serve l'agglomerato di Riva Ligure, Arma e Santo Stefano al Mare. Nella stessa scheda il diffusore viene classificato come "non efficiente". L'indagine effettuata da MUDS consisteva in un'ispezione visiva esterna della tubazione, finalizzata a verificarne lo stato di posa, il tipo di fondale, i punti significativi e le condizioni strutturali esterne. 

"La maggiore parte del refluo" fuoriusciva dalla falla. È il giudizio generale della relazione a restituire la situazione riscontrata durante l'ispezione. MUDS scrive che in quel momento la condotta scaricava "la maggiore parte del refluo in una falla creatasi per collasso strutturale della tubazione", in un punto "già precedentemente oggetto di numerose riparazioni", come testimoniato, secondo i tecnici, dai diversi collari presenti. La relazione aggiunge che non esisteva evidenza di flusso del refluo nella tubazione oltre la falla rilevata. Gran parte dello sviluppo residuo risultava inoltre infossato nel fondale e la parte terminale, con diffusore e valvola di testata, non era più visibile, mentre lo era ancora nel 2016. Secondo MUDS, il grande apporto di sedimenti del torrente Argentina, in particolare in occasione degli eventi alluvionali del 2018 e 2020, aveva contribuito all'aumento dell'insabbiamento. Il giudizio riportato nella relazione sullo stato di posa e sulla funzionalità della condotta principale è testualmente "decisamente negativo". Tra le criticità viene evidenziata in particolare anche la necessità di ripristinare il diffusore. 

La perdita a circa 125 metri dalla costa. L'ispezione individua una "grossa perdita di refluo" molto vicina alla costa. Anche in questo caso MUDS sottolinea che il punto era già stato interessato da numerose riparazioni, rilevando la presenza di diversi collari. Tra due di questi, secondo la relazione, si erano prodotte diverse rotture sulla circonferenza del tubo. Il punto viene collocato a 125 metri da terra e a 4,20 metri di profondità, su fondale sabbioso. Le fotografie allegate alla relazione documentano direttamente le condizioni della tubazione: sono visibili i collari delle precedenti riparazioni e, nelle annotazioni inserite dai tecnici sulle immagini, vengono indicati i punti di rottura e la fuoriuscita del refluo.

Le rotture attribuite alla corrosione. La relazione individua poi la causa tecnica delle rotture osservate. "Le rotture riscontrate sulla condotta sono causate dalla corrosione elettrolitica che ha indebolito la struttura tubolare", si legge. I tecnici riferiscono inoltre di non avere riscontrato anodi né collari porta-anodi e precisano che il sistema di protezione catodica a corrente impressa deve essere ripristinato. Il diffusore predisposto nel 2016 viene invece definito "ormai inefficiente" e, secondo la relazione, potrebbe presentare problemi di scarico anche dopo la riparazione delle falle. La relazione evidenzia criticità anche nella zona iniziale della condotta: l'appoggio della tubazione sul fondo di pietre e massi viene considerato non stabile e la scogliera sovrastante viene indicata come un "serio pericolo di rottura/schiacciamento" per la tubazione. Le mareggiate, spiegano i tecnici, hanno ridotto la massa della scogliera e spostato parte del materiale. 

"Almeno 12 metri di tubazione da sostituire". Nelle considerazioni operative MUDS definisce la situazione rilevata dall'ispezione "molto critica". Tra le problematiche vengono indicate la completa inefficienza dello scarico di emergenza, la presenza di intasamenti interni, la ridotta capacità delle vasche di rilancio e la posizione della rottura, vicina alla partenza della condotta. Secondo la relazione, la fuoriuscita del refluo avveniva con una pressione tale da rendere impossibile lavorare sulla rottura nelle normali condizioni di esercizio. Per effettuare un tamponamento provvisorio, MUDS indicava come unica opzione operativa la disattivazione per alcune ore delle stazioni di sollevamento e rilancio del refluo poste lungo gli argini dell'Argentina, con scarico nel torrente, definendo questa possibilità un'operazione praticabile "in caso di emergenza". Ma è sullo stato strutturale della tubazione che la relazione arriva alla valutazione più netta. "Il tratto interessato dalla rottura attuale è ormai da considerare strutturalmente inadeguato a continuare l'esercizio", scrivono i tecnici. Da qui l'indicazione di procedere alla sostituzione completa di un tratto di tubazione lungo almeno 12 metri. Dopo la riparazione viene inoltre ritenuta necessaria una nuova ispezione del tratto residuo della condotta, anche per verificare le riparazioni presenti oltre i 150 metri che, durante l'ispezione di giugno, non era stato possibile controllare a causa dell'insabbiamento e della mancanza di flusso. Anche il diffusore dovrà essere nuovamente verificato. 

Una proposta risalente al maggio 2024. Nell'ultima parte della relazione compare un ulteriore elemento. Tra gli interventi ritenuti necessari, MUDS inserisce la protezione della zona iniziale della condotta e il rifiorimento e potenziamento della scogliera. La società precisa che un intervento di protezione della condotta nella zona iniziale era già stato proposto dalla stessa MUDS con un'offerta datata 28 maggio 2024. La relazione del 30 giugno non specifica quale seguito sia stato dato a quella proposta del 2024. Sulla base del documento, dunque, non è possibile stabilire se l'intervento sia stato successivamente commissionato o realizzato. Tra le ulteriori operazioni indicate dai tecnici figurano la determinazione della vita residua della condotta attraverso la misurazione dello spessore delle pareti, l'analisi e il ripristino del sistema di protezione catodica e l'installazione di un nuovo diffusore che consenta allo scarico di rientrare nei termini della normativa regionale vigente. 

Cascino: "Quanto emerso dagli atti è di una gravità inaudita". Alla luce della documentazione acquisita, Cascino torna a chiedere chiarimenti sulla gestione della vicenda e sullo stato manutentivo dell'infrastruttura. "Quanto emerso dagli atti è di una gravità inaudita – afferma il consigliere –. Un guasto critico verificatosi a fine giugno è stato gestito per settimane su chat informali senza che vi fosse una comunicazione tempestiva agli enti locali e alla cittadinanza, fino ad arrivare al divieto di balneazione ad agosto sul litorale di Taggia. A fronte della mia istanza di accesso agli atti presentata ad agosto per fare luce sulle responsabilità e sullo stato manutentivo della rete, si è opposto un silenzio inaccettabile per oltre un mese, interrotto solo grazie alla perentoria diffida dell'EGATO inviata il 23 settembre". Sono valutazioni espresse dal consigliere, che concentra una parte delle proprie richieste proprio sulle manutenzioni effettuate sulla rete. "La manutenzione ordinaria delle condotte e dei depuratori è finanziata direttamente dalle bollette dei cittadini – sostiene Cascino –. Pretendiamo che ogni euro versato dagli utenti in tariffa sia effettivamente speso per le manutenzioni programmate e la cura delle infrastrutture esistenti, e non svanisca in inefficienze di bilancio". Sul futuro intervento Cascino aggiunge: "Rinviare i lavori definitivi alla stagione invernale per evitare sversamenti estivi può avere una logica tecnica, ma il gestore non può decidere da solo senza un reale controllo pubblico".

E conclude chiedendo particolare attenzione alla fase dei lavori: "Vigilando con estremo rigore sul futuro cronoprogramma dei lavori invernali a Riva Ligure, esigiamo presidi di sicurezza idraulico-ambientale minimi per impedire qualunque rischio di sversamenti, rotture ed inefficienze su tutto il sistema idrico e di depurazione della Provincia di Imperia gestito da Rivieracqua".

Andrea Musacchio

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