Un appello diretto al presidente del Consiglio Giorgia Meloni per chiedere una revisione dei rapporti tra Italia e Principato di Monaco sul fronte del lavoro transfrontaliero. A lanciarlo è Massimo Morabito, lavoratore di Ventimiglia che da trent'anni svolge la propria attività nel Principato e che ha deciso di scrivere direttamente alla presidente del Consiglio, oltre che al ministro del Lavoro e al ministro degli Esteri. Una lettera nella quale racconta la condizione di migliaia di italiani che ogni giorno attraversano il confine per lavorare a Monaco, mantenendo però in Italia la propria residenza, la famiglia e il centro della propria vita. L'obiettivo è portare all'attenzione del Governo una situazione che, secondo Morabito, necessita di un aggiornamento complessivo.
Nel suo intervento, Morabito sottolinea innanzitutto la dimensione del fenomeno. Secondo i dati dell'Employment Observatory 2023 di Monaco Statistics, elaborati sulla base delle informazioni delle Caisses Sociales de Monaco, quasi 2.500 dipendenti del settore privato monegasco risiedevano a Ventimiglia nel 2023, pari al 5,1% dell'intero personale dipendente del settore privato del Principato. Dal 2017 al 2023 il numero sarebbe inoltre aumentato di circa 500 unità. Numeri che, secondo il lavoratore ventimigliese, dimostrano come il frontalierato non rappresenti una realtà marginale, ma un fenomeno economico e sociale rilevante per il territorio dell'estremo Ponente ligure.
Il punto centrale della lettera è la necessità di rivedere una disciplina che risale al 1982. Morabito ricorda infatti la Convenzione Generale di Sicurezza Sociale tra Italia e Principato di Monaco del 12 febbraio 1982 e i relativi accordi applicativi, sottolineando come in oltre quarant'anni siano profondamente cambiate le condizioni del lavoro, il sistema fiscale, quello previdenziale e quello sanitario. "Quello che non è cambiato con la stessa velocità è il quadro convenzionale che disciplina molti dei nostri diritti", scrive il lavoratore, chiedendo che i due Paesi tornino a confrontarsi per adeguare le regole alla realtà del 2026.
Una delle questioni sollevate riguarda le prestazioni familiari e l'Assegno Unico e Universale. La Convenzione prevede infatti specifiche modalità per i lavoratori occupati in uno Stato e con familiari residenti nell'altro. Morabito evidenzia come il sistema sia stato concepito quando la legislazione italiana sulle prestazioni familiari era completamente diversa da quella attuale. "Non contesto il diritto dell'Italia di modificare il proprio sistema di welfare", precisa nella lettera, "contesto invece l'opportunità di continuare ad applicare automaticamente, a distanza di oltre quarant'anni, un meccanismo convenzionale concepito per una realtà normativa completamente diversa". Da qui la richiesta di valutare anche un meccanismo di tutela del differenziale per le famiglie dei frontalieri.
Altro capitolo riguarda la fiscalità dei lavoratori frontalieri e, in particolare, la franchigia di 10mila euro. Morabito riconosce l'importanza della misura, ma chiede che venga resa il più possibile stabile e prevedibile, evitando che il quadro fiscale sia soggetto a modifiche che possano creare incertezza per chi lavora oltre confine. Nella sua lettera il lavoratore ventimigliese propone quindi di valutare il consolidamento definitivo della franchigia e l'introduzione di un meccanismo che ne possa preservare nel tempo il valore reale, tenendo conto anche dell'evoluzione del costo della vita.
La lettera guarda anche ai pensionati frontalieri, ricordando l'introduzione, dal 1° gennaio 2023 nei casi previsti dalla normativa, dell'imposizione sostitutiva del 5% sulle pensioni interessate dei frontalieri del Principato di Monaco. Morabito richiama inoltre le cifre indicate dalla Regione Liguria, che aveva quantificato in circa 8mila i pensionati frontalieri liguri interessati dal provvedimento e in ulteriori 4.500-4.600 quelli che avrebbero raggiunto la pensione negli anni successivi. Secondo il lavoratore, anche questo tema dovrebbe essere inserito in una disciplina complessiva e stabile dei rapporti tra Italia e Monaco, evitando che le singole problematiche vengano affrontate separatamente.
Un'altra questione indicata come prioritaria è quella della copertura sanitaria e dell'accesso alle cure nel Principato. Morabito non mette in discussione l'esistenza della copertura sanitaria prevista dalla Convenzione, ma pone il problema delle modalità concrete di accesso alle prestazioni programmate e specialistiche. Nel mirino ci sono in particolare le prestazioni odontoiatriche, oculistiche e specialistiche, oltre agli interventi chirurgici programmati. "Ritengo necessario verificare se l'attuale sistema possa essere aggiornato, semplificato e maggiormente integrato", scrive, chiedendo di ridurre gli ostacoli procedurali per lavoratori che quotidianamente prestano la propria attività proprio nel sistema sanitario monegasco.
Da qui la richiesta rivolta direttamente a Giorgia Meloni di aprire un tavolo negoziale tra Italia e Principato di Monaco, finalizzato alla revisione della Convenzione Generale di Sicurezza Sociale del 1982 e dei relativi accordi applicativi. Tra le proposte indicate ci sono la revisione del sistema delle prestazioni familiari, la tutela del differenziale rispetto alle prestazioni eventualmente riconosciute dal sistema monegasco, la stabilizzazione della franchigia fiscale, il consolidamento della disciplina per i pensionati frontalieri e una revisione delle disposizioni sanitarie. Un intervento complessivo che, secondo Morabito, dovrebbe tenere conto della realtà economica e sociale del frontalierato attuale.
Nella parte conclusiva della lettera il lavoratore ventimigliese chiarisce il senso del suo appello, sottolineando di non parlare a nome di associazioni o organizzazioni, ma come cittadino italiano e lavoratore frontaliero. "Presidente, noi lavoratori frontalieri non Le chiediamo privilegi. Le chiediamo parità, certezza e riconoscimento", scrive Morabito. Dopo trent'anni trascorsi a lavorare a Monaco, la richiesta è quindi quella di un confronto istituzionale che tenga conto della particolare condizione di chi produce reddito oltre confine ma continua a vivere, consumare e mantenere la propria famiglia in Italia.
La lettera si chiude con una domanda rivolta direttamente alla presidente del Consiglio: "Non Le chiedo una promessa politica. Le chiedo di verificare personalmente ciò che Le sto rappresentando e di dirmi se, dopo trent'anni di lavoro oltre confine, noi lavoratori frontalieri italiani stiamo realmente a cuore a Lei, Presidente". Morabito chiede quindi che, se questa attenzione esiste, Italia e Monaco tornino a sedersi al tavolo per affrontare alla radice le questioni che riguardano migliaia di lavoratori e famiglie dell'estremo Ponente.





