La vendita dell'immobile ricevuto dal Comune attraverso l'eredità di Danilo Gazzano accende il Consiglio comunale di Ospedaletti, ma alla fine la decisione viene rinviata. Un lungo confronto tra maggioranza e opposizione, culminato prima nella bocciatura dell'emendamento presentato da Ospedaletti Insieme e poi nella scelta del sindaco Daniele Cimiotti di accogliere la richiesta della minoranza e sospendere l'intera pratica.
La questione è emersa durante l'esame della modifica al Documento unico di programmazione 2026-2028 e della sesta variazione al bilancio. Tra le operazioni previste c'era infatti lo spostamento al 2027 della vendita dell'alloggio di piazza San Giovanni Battista 5 e del box di via Papa Giovanni XXIII, entrati nel patrimonio comunale attraverso il lascito testamentario di Danilo Gazzano.
Due aste deserte e una nuova perizia da 230mila euro. La vicenda viene da lontano. Nel 2025 l'immobile era stato messo all'asta a 275mila euro, senza ricevere offerte. Il secondo tentativo aveva già visto il prezzo scendere del 10%, a 247.500 euro, ma anche quella procedura era andata deserta.
Dopo i due tentativi senza esito, l'Ufficio tecnico ha effettuato una nuova perizia, arrivando a una valutazione di 230mila euro. La pratica portata in Consiglio prevedeva inoltre di togliere la vendita dalle previsioni del 2026 e trasferirla al 2027.
Sul piano contabile, l'entrata derivante dall'alienazione sarebbe stata utilizzata nel bilancio 2027 per finanziare, tra le altre cose, 207mila euro destinati a capitoli per la manutenzione degli immobili. La variazione comprendeva inoltre alcuni aggiustamenti di minore entità relativi alla spesa del 2026.
La minoranza: "Non vendiamo un bene lasciato alla collettività". Proprio sulla prevista alienazione è intervenuto il gruppo Ospedaletti Insieme. I consiglieri Valentina Lugarà, Maurizio Taggiasco e Alessandro Goso hanno presentato un emendamento chiedendo di stralciare alloggio e box dal Piano delle alienazioni e mantenerli nel patrimonio comunale.
Alla base della proposta il contenuto del lascito testamentario, nel quale Gazzano aveva disposto la devoluzione dei beni al Comune "per le finalità istituzionali dello stesso". Per la minoranza quella volontà dovrebbe portare l'amministrazione a valutare, prima della vendita, possibili utilizzi diretti a beneficio della comunità.
Tra le ipotesi indicate nell'emendamento figurano servizi di interesse sociale, spazi per associazioni e realtà del territorio, emergenza abitativa, accoglienza e sostegno alle persone in condizioni di particolare vulnerabilità e attività di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne.
Parere non favorevole all'emendamento. Prima del confronto politico è emerso però un problema di carattere tecnico-contabile. Togliere la prevista entrata da 230mila euro senza individuare contestualmente un'altra entrata o una corrispondente riduzione delle spese avrebbe richiesto una revisione della variazione di bilancio.
Per questo sull'emendamento sono stati espressi pareri non favorevoli. Ciò non ne impediva comunque la votazione: in caso di approvazione sarebbe stato necessario intervenire successivamente sulla parte contabile e riportare la pratica all'esame del Consiglio.
Lugarà: "Fermiamoci e ragioniamo su un utilizzo diverso". La capogruppo di Ospedaletti Insieme ha ricordato come la minoranza avesse già espresso in passato la propria contrarietà alla vendita.
"In passato avevamo già espresso contrarietà e chiesto di ragionare su ipotesi differenti per questi beni", ha spiegato Lugarà, sollevando anche la questione della nuova valutazione. La consigliera ha chiesto se il passaggio a 230mila euro fosse dovuto esclusivamente alle due aste andate deserte oppure se fossero emersi ulteriori elementi relativi al valore dell'immobile.
Il punto politico, secondo Ospedaletti Insieme, resta però la destinazione del bene. "Rivenderlo a un importo ribassato, dal nostro punto di vista, priva la cittadinanza di un bene che si potrebbe destinare ad altro".
Lugarà ha riconosciuto che l'emendamento non conteneva la compensazione contabile necessaria, spiegando che la proposta voleva soprattutto spingere il Consiglio a fermarsi e valutare soluzioni differenti prima di procedere con l'alienazione.
Cimiotti: "Il ricavato sarà destinato agli anziani". Il sindaco ha difeso invece l'impostazione dell'amministrazione, assicurando che le risorse ottenute dalla futura vendita sarebbero comunque utilizzate per finalità pubbliche.
"Il denaro della vendita andrà sempre a ricoprire qualcosa a livello istituzionale", ha affermato inizialmente Cimiotti. Sollecitato dalla minoranza a spiegare quale fosse la destinazione prevista, il primo cittadino ha fornito un'indicazione ulteriore: "Andrà a finire per quanto concerne gli anziani, sarà sempre destinato a qualcosa per gli anziani".
Il progetto specifico non è stato però illustrato durante la seduta. "Ci sono progetti in corso, quando sarà il momento vi informeremo", ha aggiunto il sindaco.
Lo scontro sulla partecipazione della minoranza. Da qui il confronto si è spostato rapidamente dal destino dell'immobile ai rapporti tra maggioranza e opposizione.
"Rendeteci partecipi", ha chiesto Lugarà, contestando un metodo che, secondo la capogruppo, lascerebbe alla minoranza soltanto la possibilità di pronunciarsi quando le decisioni sono già state definite. "Noi siamo qua a prendere atto delle vostre decisioni, veniamo solo a dirvi se ci piace o non ci piace".
È a quel punto che Cimiotti ha replicato: "Purtroppo abbiamo vinto noi le elezioni, non voi".
Immediata la reazione di Alessandro Goso: "Ti rendi conto di quanto sia poco democratico quello che stiamo dicendo?". "Questa è democrazia", ha risposto il sindaco.
"Noi diciamo solo sì o no, non siamo interpellati su niente", ha proseguito Goso. Cimiotti ha contestato questa ricostruzione, chiedendo quante volte i consiglieri si fossero rivolti direttamente a lui per formulare proposte: "Voi non venite mai. Lugarà è venuta una volta, tu mai. Taggiasco e Boeri vengono".
Lugarà ha quindi sostenuto che in oltre due anni non sarebbe mai stata convocata, in qualità di capogruppo, per una programmazione condivisa dei lavori del Consiglio. Cimiotti ha replicato ricordando il confronto aperto in passato sull'utilizzo di 11 milioni di euro riguardanti il progetto del porto, sostenendo che in quell'occasione non sarebbero arrivate proposte dalla minoranza.
L'emendamento viene bocciato. Terminato il confronto, il Consiglio ha votato la proposta di Ospedaletti Insieme. L'emendamento per stralciare i beni dal Piano delle alienazioni ha ottenuto due voti favorevoli, mentre Boeri si è astenuto e la maggioranza si è espressa contro.
La bocciatura dell'emendamento, però, non ha chiuso la vicenda.
La delibera viene sospesa: la vendita non passa al voto. Dopo l'esito dell'emendamento, Lugarà ha chiesto infatti di sospendere l'intera pratica, evitando di procedere immediatamente con la votazione della modifica al DUP e della variazione di bilancio che contenevano anche lo spostamento al 2027 della vendita e la nuova valutazione dell'immobile a 230mila euro.
La richiesta è stata accolta dal sindaco. Cimiotti ha disposto la sospensione della pratica e la delibera principale non è stata quindi messa ai voti.
La modifica al Piano delle alienazioni e la conseguente variazione di bilancio dovranno così tornare in un successivo Consiglio comunale. La proposta dell'amministrazione di procedere con la vendita resta sul tavolo, ma l'assemblea non ha dato il via libera né alla nuova previsione di alienazione nel 2027 né alla conseguente variazione di bilancio.
La vicenda resta quindi aperta. L'emendamento con cui Ospedaletti Insieme chiedeva di mantenere i beni nel patrimonio comunale è stato respinto, ma la successiva richiesta della stessa minoranza di fermare la pratica è stata accolta. Il confronto sull'eredità Gazzano, sulla possibile vendita dell'immobile e sulla futura destinazione delle risorse è dunque rinviato al prossimo passaggio in Consiglio.





