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Cronaca | 25 settembre 2026, 13:10

Caso della minore dell'Imperiese, la replica dopo l'articolo sull'archiviazione: "Ricostruzione parziale e vicenda tutt'altro che conclusa"

Dopo l'articolo sull'archiviazione arriva la richiesta di replica e rettifica: contestati diversi passaggi della ricostruzione e la lettura degli sviluppi giudiziari

Caso della minore dell'Imperiese, la replica dopo l'articolo sull'archiviazione: "Ricostruzione parziale e vicenda tutt'altro che conclusa"

Riceviamo e pubblichiamo la richiesta di replica e rettifica arrivata in redazione in relazione all'articolo pubblicato il 23 settembre sul procedimento giudiziario nato dalla denuncia di una madre dell'Imperiese

La firmataria contesta l'impostazione e diversi passaggi della ricostruzione pubblicata, che definisce "parziale, distorta ed ingannevole", sostenendo inoltre che la complessa vicenda familiare e giudiziaria non possa considerarsi conclusa nei termini rappresentati nell'articolo. 

Di seguito pubblichiamo il testo della replica ricevuta.

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Il procedimento era nato dalla denuncia di una madre dell'Imperiese e aveva coinvolto assistenti sociali, un educatore e uno psichiatra intervenuti nella complessa vicenda familiare.

Si segnala che già l'intitolazione e la parte introduttiva danno una rappresentazione del tutto parziale, distorta e ingannevole delle controverse vicende esistenziali e giudiziarie relative a un caso annoso, clamoroso e già noto (alle cronache locali e non solo) dal 2019, se non unico in provincia, ripreso negli anni successivi anche dalla redazione sanremasca e trattato sinora in modi e termini del tutto differenti e più fedeli alla realtà dei fatti, di cui non viene fatto alcun richiamo nell'articolo in questione, riscrivendone oggi una versione del tutto inedita e "ribaltata", molto imprecisa rispetto al reale svolgimento degli accadimenti e dei relativi iter, di cui non viene compiutamente descritta neppure la corretta sequenza logica e cronologica, rendendolo pressoché irriconoscibile, non fosse il primo tra i più gravi e noti casi in provincia e non solo.

Nel lungo e articolato testo pubblicato, insolitamente particolareggiato più di altri che hanno al momento risonanza ben maggiore, sembra riconoscersi un'accalorata arringa mediatica a esclusivo favore degli indagati, senza fare alcun riferimento alla voce delle altre parti coinvolte (tra cui una minorenne molto amata, scomparsa a tutti quanti la conoscevano e ai molti affetti e legami sociali e amicali condivisi con la madre), tentando, seppur in modo evidentemente parziale e monocorde, di fornire una ricostruzione suggestiva e tendenziosa di quanto avvenuto ed effettivamente riscontrabile in fatti e atti, in cui l'ignoto autore si è addentrato in maniera alquanto approssimativa e faziosa, parendo dar voce e affidamento alla sola parola unilaterale di notorie personalità di Sanremo, senza considerare quella delle principali protagoniste, loro malgrado. Nella ricostruzione emergono infatti numerose e diffuse discrasie, inesattezze, lacune e omissioni, oltre a grossolani errori (persino sui luoghi, tempi e soggetti interessati), riproponendo una versione complessiva sfasata e alterata circa gli avvenimenti relativi alle intricate procedure, riportate con grosse inesattezze (anche tecniche) e affermazioni che non risultano essere state approfondite né adeguatamente verificate.

In tal modo, oltre a venire diffuse informazioni di interesse pubblico e sociale poco veritiere e verosimili, si arreca pregiudizio alle altre persone coinvolte e danneggiate, che non sono state interpellate prima della pubblicazione e non hanno potuto rendere un quadro completo e corretto resoconto dei fatti, né portare la loro voce e ragioni a riguardo, sostenute peraltro da ampio corredo di riscontri, che qui appaiono del tutto trascurati, distorti e screditati ma che, invero, altrove hanno trovato pieno conforto.

A tal fine, sarebbe più che opportuno e doveroso poter meglio approfondire l'esattezza e la veridicità delle molteplici circostanze asserite nell'articolo e poterle verificare in base a dati e riscontri oggettivi. Prima tra tutte, va chiarita la corretta inquadratura del caso (non l'asserita "conflittualità", bensì violenza anche secondaria e rivittimizzazione, come ben dimostra e conferma per l'ennesima volta questo articolo) e l'enunciazione della storica sentenza della Cassazione civile mal citata, che, accogliendo integralmente tutti gli 11 motivi di ricorso della madre, ha perentoriamente stigmatizzato proprio la totale carenza e omissione delle indagini in ogni sede, preliminarmente quella penale da cui tutto ha avuto inizio, indicando tale grave omissione quale causa diretta e principale tra quelle che hanno cagionato l'assurda situazione che si protrae ancora attualmente in tutti gli altri ambiti ai danni di madre e figlia minore, divenute ostaggio della malagiustizia e di un vero e proprio esercito di operatori interessati i cui ruoli e competenze vengono molto confusi, così come le stesse vicende: persino passati per "educatori" i gestori/titolari di note comunità del posto dove la minore era già stata a lungo indebitamente rinchiusa e trattenuta in totale e ingiustificato isolamento durante la pandemia, senza alcun motivo plausibile e lecito, dietro la minaccia di appropriarsene definitivamente o darla a terzi, trattata come merce di scambio e arma di ricatto. Insomma, un'orrenda rassegna degli equivoci sul malaffare, rivisitato e travestito da intervento socio-sanitario (molto oneroso per la collettività e negato a chi realmente ne aveva e ha necessità e diritto), dove di assistenza non vi era alcun bisogno, servendo unicamente protezione da condotte private illecite e lesive, trasformatesi così in ulteriori atti di efferata violenza vicaria e secondaria, da cui le osteggiate azioni difensive materne.

Invero, sullo stesso avviso, in varie altre occasioni e ambiti si sono pronunciati nel merito delle vicende altri organi, funzionari e magistrati più avveduti di cui non si fa accenno, tra i quali da ultimo intervenuti proprio nel giudizio sulla discussa (e discutibile) presunta archiviazione di Torino, riconoscendo i fatti ed elementi portati dalla madre come gravi, precisi e concordanti e comunque, all'esatto opposto di quanto sostenuto nel testo pubblicato, descritti in maniera molto specifica, inequivoca e ampiamente accertabile ("partitamente e diffusamente indicati" cit.), accogliendo pienamente il reclamo opportunamente avanzato dalla madre con rinvio e ordine alla GIP di ritrattare la questione in maniera altrettanto attenta, puntuale e rigorosa, nel pieno ed effettivo contraddittorio tra le parti, dinanzi agli indagati che finora non sono neanche mai comparsi personalmente alle udienze (tranne una singola AS, la A.F. maggiormente coinvolta) per confrontarsi e risponderne specificamente, e che invece ora, convinti della loro impunità, si auto-proclamano (erroneamente) scagionati e persino provati da non si sa bene quali fatiche e pressioni in luogo delle vittime alle quali sono realmente state inflitte per un intero decennio (tutta la seconda infanzia e oggi, adolescenza negata della minorenne, ancora trattenuta in una condizione di totale alienazione), private di voce e difese, di cui tuttora patiscono (davvero) e che le segneranno a vita, unitamente ai gravi danni e alle ingiustizie causati loro, in modo molto concreto, evidente e innegabile, anche se in silenzio, continuando a spendere le poche energie e risorse rimaste nel privato ormai devastato e nei modi e luoghi preposti e teoricamente più idonei al recupero dei loro diritti, come la delicatezza di questo caso impone da sempre, avendo semmai ben altri meriti e qualità da mostrare, al di là della sofferenza provocata dalla feroce campagna afflittiva e dissuasiva in corso e dalla propaganda denigratoria profusa in mancanza di reali motivi di stigma e addebito da parte dei detrattori (i soli personaggi coinvolti come incaricati sul caso e quanti a loro retrostanti o collegati), come è facile – anche se scomodo – rilevare.

Sono pertanto a sollecitare quanto prima, trovandomi io medesima tra le persone partecipi, a diretta conoscenza dei fatti e interessate, al fine di ottenere, in virtù del diritto di replica e all'informazione libera e veritiera, una smentita o rettifica (art. 8 L. 47/48), apportando le dovute correzioni e integrazioni a quanto infedelmente asserito e riportato nell'articolo lanciato, dandone pari diffusione sui siti e pagine web ed eventuali social media (Facebook/Instagram ecc.) dove è apparso.

Tanto è dovuto onde limitare la diffusione di notizie suggestive e inveritiere che arrechino oltretutto ulteriori pregiudizi e danni alle tante persone coinvolte e ancora una volta non sentite da parte delle P.O., date le circostanze già drammatiche (non certo per chi sembra dolersene pubblicamente dall'alto dei nuovi privilegi accaparrati e ostentati a discapito delle malcapitate) e le particolari e delicatissime questioni ancora in corso di definizione, tutt'altro che concluse e, data la loro natura originaria privata, familiare e personale, che non si risolvono certo a colpi di presunti provvedimenti o articoli sensazionalistici quanto discutibili e nocivi in questi casi; rammentando in proposito l'obbligo alla massima cautela, riservatezza e rispetto dovuti principalmente nei confronti di una donna e madre del tutto rispettabile e sua figlia minorenne, indebitamente sottratta e deprivata da 4 anni e mezzo dei più importanti e basilari beni morali e materiali e di una vita normale, libera e dignitosa con sua madre e i comuni affetti, così come sta accadendo in molti altri casi similari negli ultimi anni, ricevendo questo Stato il numero più alto di sanzioni a livello internazionale per la violazione dei diritti umani e fondamentali in materia familiare, di violenza, discriminazione di genere e non solo.

Questo e il modo atroce in cui tutto è stato commesso e viene sostenuto dovrebbero essere argomento da prima pagina, ben esposto in un articolo di cronaca virale, da aggiornare e diffondere con ogni mezzo di informazione, a vantaggio di tutta la comunità sociale e della vera giustizia.

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