Economia - 23 settembre 2026, 07:00

Nobel, la nitroglicerina e l'ironia di Sanremo: la parentela chimica che arriva fino ai popper

Nell'ottobre 1896, meno di due mesi prima di morire a Villa Nobel, l'inventore della dinamite scriveva che gli avevano prescritto la sostanza delle sue fabbriche. Da Torino alla Riviera, storia di nitrati e nitriti.

Nobel, la nitroglicerina e l'ironia di Sanremo: la parentela chimica che arriva fino ai popper

«Non è un'ironia del destino che mi abbiano prescritto la nitroglicerina, da assumere per via interna?» Alfred Nobel lo scriveva il 25 ottobre 1896 al suo assistente Ragnar Sohlman, in una lettera pubblicata sul sito ufficiale del premio. I problemi di cuore lo trattenevano a Parigi, in attesa che i medici si accordassero sulla cura, e la cura era la sostanza su cui aveva costruito la sua fortuna. «La chiamano Trinitrin, per non spaventare il farmacista e il pubblico», aggiungeva. Sei anni prima, secondo la stessa fonte, quel rimedio l'aveva rifiutato.

Alle due di notte del 10 dicembre 1896 Nobel morì a Sanremo, nella villa di corso Cavallotti che porta ancora il suo nome. L'aveva comprata nel 1891, lasciando la Francia dopo una campagna di stampa che lo accusava ingiustamente di spionaggio: aveva venduto all'Italia la balistite, un propellente quasi senza fumo a base di nitroglicerina, prodotto ad Avigliana, vicino a Torino. Accanto alla villa fece costruire un laboratorio e, sul mare, un pontile per le prove di tiro, che i vicini sopportavano poco. Ironia nell'ironia, la villa l'aveva fatta edificare vent'anni prima un farmacista di Rivoli, Pietro Vacchieri.

Torino, 1847: l'olio che esplodeva

Tutto era cominciato mezzo secolo prima, in Piemonte. Ascanio Sobrero, nato a Casale Monferrato nel 1812, aveva lavorato a Parigi nel laboratorio di Théophile-Jules Pelouze, che studiava come l'acido nitrico agisce sui composti organici. Tornato a Torino, fece reagire la glicerina con acido solforico e acido nitrico concentrati e ottenne un liquido oleoso, giallo pallido, capace di esplodere per un urto o per il calore.

Il 17 febbraio 1847 presentò la sostanza all'Accademia delle scienze di Torino, portandone circa 300 grammi: abbastanza, annota il Dizionario biografico degli italiani della Treccani, per radere al suolo il palazzo dove sedevano gli accademici.

Sobrero non chiese mai un brevetto. A trasformare quel liquido in un'industria fu Nobel, passato anche lui, intorno al 1850, dal laboratorio parigino di Pelouze. Gli esperimenti costarono vite, tra cui, nel 1864, quella del fratello Emil; nel 1867 arrivò il brevetto della dinamite, nitroglicerina assorbita da una farina fossile, il kieselguhr. Nobel riconobbe sempre a Sobrero la paternità della nitroglicerina e gli fece assegnare una pensione vitalizia. Il chimico fu poi consulente della fabbrica di Avigliana, aperta nel 1873, e si occupò della sicurezza degli operai. Arrivò a scrivere che, ripensando alle vittime e ai «tremendi danni» delle esplosioni, quasi si vergognava di aver raccontato la sua scoperta.

Dalla dinamite alla farmacia

Un parente della nitroglicerina, il nitrito di amile, era stato proposto contro l'angina già nel 1867. Nel 1879, su The Lancet, il medico inglese William Murrell pubblicò le sue osservazioni sulla nitroglicerina impiegata allo stesso scopo. Così la sostanza delle miniere e dei cantieri entrò nelle farmacie, anche con un nome più discreto come il «Trinitrin» della lettera, ricalcato su quello chimico: trinitrato di glicerile.

Più di un secolo dopo, nel 1998, il premio Nobel per la medicina andò a Robert Furchgott, Louis Ignarro e Ferid Murad per le scoperte sull'ossido nitrico, il gas attraverso cui agisce la nitroglicerina. Il riconoscimento nato dal testamento di Nobel spiegava così il farmaco che gli avevano prescritto.

Nitrati e nitriti, parenti ma non gemelli

Nonostante il nome, per i chimici la nitroglicerina è un nitrato. La banca dati ChEBI dell'Istituto europeo di bioinformatica la classifica tra gli esteri nitrici, composti che nascono dalla reazione dell'acido nitrico con un alcol: qui la glicerina, che ha tre gruppi alcolici e quindi dà un «tri-nitrato». Il nitrito di amile appartiene invece agli esteri dell'acido nitroso, che ha un atomo di ossigeno in meno. È la famiglia dei nitriti alchilici, dove al posto della glicerina c'è un alcol semplice, come quello isoamilico.

Stessi elementi, caratteri diversi. La nitroglicerina è un esplosivo sensibile agli urti; il nitrito di amile, secondo il Merck Index, è un liquido giallognolo dall'odore penetrante e vagamente fruttato. Un'altra cosa ancora sono i nitriti dei salumi. Il nitrito di sodio, sigla E250, è un sale inorganico, autorizzato nell'Unione europea come additivo delle carni lavorate: secondo l'Autorità europea per la sicurezza alimentare serve a frenare i microbi e in particolare a prevenire il botulismo.

Dai laboratori ai flaconi di oggi

Fuori dalle farmacie, il nitrito di amile ha preso un'altra strada. Oggi i nitriti alchilici, come quelli di amile (detto anche isopentile), di pentile e di isopropile, sono venduti ai soli maggiorenni come prodotti tecnici e aromi per ambienti, non come farmaci. Sono i cosiddetti popper, in boccette da 10 a 30 millilitri. Online alcuni cataloghi di popper a base di nitriti di amile e di pentile riportano spesso, accanto al formato, il nome della molecola. Chi compra in rete può anche evitare la consegna a casa, e qualche venditore spiega nelle sue guide come funziona la spedizione in pacco neutro con ritiro al locker: scatola anonima, un codice via SMS o email, il ritiro nel punto scelto al momento dell'ordine.

A Sanremo la villa di corso Cavallotti è diventata un museo: dal 1973 appartiene alla Provincia di Imperia, che l'ha restaurata e riaperta al pubblico nel 2002. Lì è conservato anche un busto di Sobrero su una colonna di marmo, realizzato con il contributo di Nobel e con un'iscrizione sui meriti del chimico piemontese. E ogni dicembre la città torna a Stoccolma con i suoi fiori: per la cerimonia del 2025 il Mercato dei fiori di Sanremo ha fornito circa 16 mila steli. Dal liquido di Sobrero ai flaconi di oggi corre una parentela chimica, e una delle sue storie più curiose è passata da qui.

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