Cronaca - 23 settembre 2026, 15:44

Servizi sociali denunciati dopo l'allontanamento di una minore, il caso si chiude a Torino. Condrò: "Archiviazione definitiva"

Il procedimento era nato dalla denuncia di una madre dell'Imperiese e aveva coinvolto assistenti sociali, un educatore e uno psichiatra intervenuti nella complessa vicenda familiare

Servizi sociali denunciati dopo l'allontanamento di una minore, il caso si chiude a Torino. Condrò: "Archiviazione definitiva"

Si chiude con l'archiviazione uno dei capitoli giudiziari della complessa vicenda familiare che negli anni ha coinvolto una madre dell'Imperiese, la figlia minorenne e numerosi professionisti chiamati a intervenire dopo l'allontanamento della bambina dalla famiglia originaria.

Il Tribunale di Torino ha archiviato il procedimento penale nato dalla denuncia presentata dalla donna nei confronti di assistenti sociali, professionisti e altri soggetti che, con ruoli differenti, avevano seguito il caso. Il provvedimento era arrivato dopo che la Procura aveva chiesto l'archiviazione e la denunciante si era opposta alla richiesta, portando così la questione davanti al giudice per le indagini preliminari.

A tornare oggi sulla vicenda è l'avvocato Davide Condrò, che ha assistito due delle operatrici coinvolte: una di loro è oggi dirigente dei Servizi sociali del Comune di Sanremo, mentre all'epoca dei fatti entrambe lavoravano nell'ambito dei servizi sociali del territorio.

Una vicenda partita da una situazione familiare estremamente conflittuale. "Tutto nasce dalla denuncia di una mamma nell'ambito di una separazione molto conflittuale – ricostruisce Condrò –. Intervennero i servizi sociali e successivamente venne adottato un provvedimento di allontanamento della minore".

Da quel momento la vicenda familiare si è progressivamente trasformata anche in un caso giudiziario. La donna presentò una denuncia molto articolata, prospettando a vario titolo numerose ipotesi di reato nei confronti dei professionisti e delle figure istituzionali che erano intervenuti.

Tra le contestazioni formulate figuravano, tra le altre, ipotesi di sequestro di persona, sottrazione di minore, violenza privata, maltrattamenti, minacce, peculato, falsità, diffamazione, violazioni della privacy e abuso d'ufficio.

La denuncia coinvolse inizialmente anche due magistrati. È proprio questo passaggio a spiegare perché un caso nato nell'Imperiese sia stato trattato dal Tribunale di Torino. Nella denuncia erano stati indicati anche due magistrati in servizio a Imperia.

"Le loro posizioni – spiega Condrò – sono state subito stralciate. Ma, essendo stata presentata la denuncia anche nei confronti di magistrati imperiesi, per competenza territoriale il procedimento si è radicato a Torino".

Archiviate separatamente le posizioni dei magistrati, il fascicolo è proseguito nei confronti degli altri professionisti coinvolti. Tra questi tre assistenti sociali, un educatore e uno psichiatra che aveva svolto una valutazione nell'ambito della vicenda familiare.

Due delle assistenti sociali erano difese da Condrò, un'altra dall'avvocato Alessandro Mager; l'educatore dall'avvocato Angela Basso e il medico psichiatra dall'avvocata Tiziana Tamagno del Foro di Genova.

Prima la richiesta della Procura, poi l'opposizione della madre. Dopo gli accertamenti, la Procura di Torino aveva chiesto l'archiviazione del procedimento, non ravvisando elementi sufficienti per sostenere le accuse formulate. La madre si era però opposta alla richiesta, chiedendo ulteriori approfondimenti.

Il Gip ha quindi esaminato nuovamente il quadro e ha infine disposto l'archiviazione, respingendo l'opposizione. Il decreto è stato firmato lo scorso 8 luglio.

"Il pubblico ministero aveva richiesto l'archiviazione – spiega Condrò –. È stata presentata opposizione, il Gip ha fissato l'udienza e sono state valutate tutte le ipotesi. Alla fine il procedimento è stato definitivamente archiviato".

Il legale sottolinea soprattutto l'esito per le proprie assistite: "Le mie clienti ne escono completamente, così come gli altri professionisti coinvolti. Non è stata ravvisata alcuna condotta penalmente rilevante".

Tecnicamente, è opportuno parlare di archiviazione e non di assoluzione, non essendosi celebrato un processo: il procedimento si è infatti concluso nella fase delle indagini preliminari.

Il Gip: il procedimento penale non può diventare una revisione delle decisioni sulla minore. Il decreto entra nel merito di un aspetto centrale della vicenda. La sofferenza personale, il dissenso rispetto alle decisioni assunte e la convinzione che professionisti o istituzioni abbiano sbagliato non sono sufficienti, da soli, a dimostrare l'esistenza di un reato.

Secondo il giudice, il procedimento penale non può diventare uno strumento attraverso il quale rivalutare indirettamente quanto stabilito nei procedimenti civili e minorili riguardanti la bambina.

Molte delle contestazioni mosse dalla madre investivano infatti relazioni dei servizi sociali, valutazioni tecniche, atti sanitari, provvedimenti giudiziari e decisioni adottate nel corso della presa in carico.

Il punto fissato dal Gip è che anche ritenere una valutazione errata, incompleta, non condivisibile o ingiustamente sfavorevole non equivale a dimostrare una condotta penalmente rilevante. Perché un eventuale errore professionale assuma rilievo penale servono ulteriori elementi capaci di dimostrare, a seconda dell'ipotesi contestata, una condotta consapevolmente illecita.

Nel fascicolo, secondo il decreto, non sono emersi neppure elementi concreti riconducibili a interessi personali, rapporti collusivi o finalità comuni estranee alle funzioni esercitate dagli operatori.

Neppure la Cassazione civile ha cambiato il quadro penale. Nell'opposizione alla richiesta di archiviazione era stata richiamata anche una precedente pronuncia della Corte di Cassazione civile relativa alla vicenda della minore.

Per il Gip, però, i due piani devono restare distinti. Le censure espresse dalla Suprema Corte sulle motivazioni adottate nell'ambito di un procedimento civile non determinano automaticamente una responsabilità penale dei professionisti che, a diverso titolo, avevano seguito il caso.

Il procedimento torinese non poteva quindi trasformarsi in una nuova valutazione complessiva dell'intera vicenda familiare attraverso lo strumento penale.

Anche l'abuso d'ufficio esce dal quadro. Tra le originarie contestazioni figurava anche l'abuso d'ufficio. Il reato previsto dall'articolo 323 del codice penale è stato nel frattempo abrogato dalla legge 114 del 2024.

L'abrogazione, tuttavia, non costituisce da sola la ragione per cui il fascicolo è stato archiviato: il Gip ha valutato anche le altre ipotesi prospettate e non ha individuato elementi sufficienti per proseguire l'azione penale.

Lo stesso vale per le ulteriori indagini sollecitate dalla denunciante, ritenute non concretamente in grado di far emergere nuovi fatti penalmente rilevanti e, in parte, dirette a ottenere una nuova lettura di documenti, valutazioni e procedimenti già esaminati.

Condrò: "È stato un periodo di forte pressione". Oltre all'esito strettamente giudiziario, l'avvocato richiama le conseguenze che un procedimento di queste dimensioni ha avuto sui professionisti coinvolti.

"Si è messo un punto – spiega –. È stata una vicenda che ha inevitabilmente creato pressione. Una delle mie assistite nel frattempo è diventata dirigente dei Servizi sociali del Comune di Sanremo. Per chi lavora nei servizi sociali essere coinvolto in contestazioni di questa gravità non è certamente semplice".

Condrò ribadisce quindi la posizione sostenuta dalla difesa fin dall'inizio: "Noi abbiamo sempre sostenuto che avessero operato legittimamente e che non ci fosse alcun reato. Il provvedimento del Gip chiude questo procedimento".

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