Il 19 settembre è il giorno scelto in cui esponenti della politica e della magistratura nazionale si riuniranno a Firenze per un confronto sulla situazione delle carceri italiane con la volontà di preparare alcune proposte da inviare al parlamento e al governo per tentare di ovviare alle problematiche esistenti. E sul tavolo saranno anche alcune delle problematiche che riguardano le case circondariali della Liguria, quali sovraffollamento, carenza di personale, difficoltà nei percorsi di rieducazione e una forte presenza di detenuti stranieri (soprattutto per la realtà sanremese).
E proprio la struttura di Valle Armea è tornata recentemente al centro del dibattito per la notizia della conclusione di 100 indagini preliminari per utilizzo di cellulari e stupefacenti così come dello scoppio di risse. Un'indagine ampia nel corso di cui sono state identificate diverse delle persone coinvolte e che risulta essere sintomatica di una situazione complessa legata al sovraffollamento. "Il tutto si presenta purtroppo come conseguenza al degrado - ha spiegato l'avvocato Marco Bosio - In un carcere che funziona, dando anche prospettive ai detenuti, questo non accade. Così invece si ottiene una situazione di un cane che si morde la coda in un percorso di degrado. E c'è poi una situazione paradossale dove le sezioni più ordinate sono quelle con i casi di crimini maggiori, mentre il grande numero nelle altre situazioni non aiuta".
Si tratta della più recente manifestazione di un problema evidente a cui se ne aggiungono altri e uno dei più significativi a Sanremo è quello della forte presenza di detenuti stranieri che non parlano la lingua italiana: a Valle Armea infatti circa il 58% dei detenuti sono stranieri, un dato che è quasi il doppio rispetto al nazionale. E questo, essendoci carenza di personale adibito alla mediazione linguistica, crea difficoltà nella comunicazione, portando gli stessi detenuti a una situazione di incomunicabilità e di frustrazione consequenziale, che si manifesta spesso con fenomeni di autolesionismo, che sono in grande quantità soprattutto tra gli stranieri, ma comunque presenti tra tutti i detenuti in generale, come purtroppo anche i casi di suicidi, che durante il 2025 erano stati sette in tutta la regione (nessuno a Sanremo, ma ce ne sono stati sei tentati).
A tutto ciò inoltre contribuisce la carenza d'organico, che non permette una sorveglianza e un'assistenza adeguata per i detenuti, una situazione che per Sanremo negli ultimi tempi è decisamente migliorata rispetto agli anni passati, ma per cui c'è ancora strada da fare. E il convegno del 19 settembre sarà, si spera, un momento chiave per cercare di tracciare un nuovo inizio per le carceri italiane, trovando anche percorsi per risolvere quelle difficoltà che riguardano il contesto ligure e ponentino.





