Dare atto al Governo di aver cercato di tamponare almeno in parte l'aumento del prezzo della benzina, ma senza dimenticare che si tratta di un intervento destinato ad avere effetti limitati. È questa, in sintesi, la posizione dell'ex consigliere comunale del Partito Democratico Mario Robaldo, che interviene sul nuovo decreto e sulle misure annunciate per sostenere famiglie e automobilisti. "Devo dare atto che questo governo, quanto meno, sta cercando di tamponare un po' l'aumento della benzina – osserva Robaldo –, ma se non smettono le scaramucce in Medio Oriente la benzina continuerà ad aumentare e togliere pochi centesimi non risolverà il problema".
Robaldo guarda poi all'abolizione del bollo auto per un anno, sottolineando come il provvedimento arrivi in concomitanza con le nuove elezioni. Un elemento che, secondo l'ex amministratore sanremese, non rappresenterebbe comunque una novità nel panorama politico italiano. "Anche questa non è una novità – commenta –, un po' tutti i governi e le amministrazioni si tengono il colpo di teatro per prendere voti alle future elezioni". Al di là delle tempistiche, però, Robaldo invita a concentrarsi soprattutto sulla reale portata economica della misura e sui benefici concreti che potrà produrre per i bilanci familiari.
Il punto, secondo l'ex consigliere comunale, riguarda infatti l'entità effettiva del risparmio. Considerando la possibilità di usufruire dell'esenzione per un solo mezzo per individuo e le regole previste dal provvedimento, Robaldo stima un beneficio nell'ordine dei 200-250 euro. Una cifra che, precisa, "non è senz'altro poco", soprattutto in un momento nel quale molte famiglie devono fare i conti con l'aumento del costo della vita. Ma il problema, aggiunge, è che si tratta comunque di un vantaggio limitato a un solo anno e quindi difficilmente in grado di incidere in maniera strutturale sulla situazione economica delle famiglie.
Da qui nasce la domanda che Robaldo rivolge alla politica: perché non affrontare in maniera più decisa il tema degli stipendi? "Fermo restando la bontà della cosa – sottolinea –, perché si continua a non prendere in considerazione la possibilità di aumentare gli stipendi dei dipendenti per poter fronteggiare in modo strutturale l'aumento dell'inflazione in generale?" Secondo Robaldo, infatti, gli interventi una tantum possono rappresentare un aiuto, ma non risolvono il problema alla radice. La questione centrale sarebbe quella di garantire ai lavoratori un reddito adeguato e capace di mantenere il proprio potere d'acquisto anche quando aumentano prezzi e costi dei servizi.
L'ex consigliere propone quindi un esempio concreto legato alla condizione di un lavoratore dipendente. "Se un operaio avrà la possibilità di avere l'aumento mensile che gli consente di vivere dignitosamente e i 200 euro se li trova in busta tutti i mesi invece che una volta all'anno, magari continua a pagare volentieri anche il bollo auto e potrà far ripartire l'economia come negli anni '60 e '70". Il ragionamento di Robaldo mette così al centro la capacità di spesa delle famiglie, considerata una leva fondamentale per sostenere i consumi e, di conseguenza, l'economia. Un reddito più stabile e adeguato, nella sua lettura, avrebbe effetti che andrebbero ben oltre il semplice risparmio su una singola voce di bilancio.
Robaldo evidenzia inoltre una differenza tra lavoratori dipendenti e liberi professionisti, legata alla possibilità di adeguare i propri compensi all'aumento dei costi. "A differenza del libero professionista che, a fronte dell'aumento dell'inflazione, può aumentare la parcella, mettendo sempre più in difficoltà chi ha bisogno delle proprie prestazioni, non si offre la possibilità anche ai dipendenti di avere uno stipendio adeguato". Una dinamica che, secondo l'ex consigliere, rischia di creare ulteriori difficoltà per chi vive principalmente di reddito da lavoro dipendente e non può adeguare autonomamente le proprie entrate all'andamento dei prezzi.
La riflessione finale è quindi rivolta direttamente al ruolo della politica e alle scelte che possono essere adottate per sostenere il potere d'acquisto. "Posso solo immaginare che non sia facile far aumentare gli stipendi – conclude Robaldo –, ma so comunque che la politica, se lo vuole, può trovare gli strumenti per poterlo fare". Una strada che, secondo l'ex consigliere, potrebbe inevitabilmente richiedere decisioni capaci di incidere su interessi consolidati e di suscitare reazioni negative da parte di qualcuno. Ma, nella sua visione, la responsabilità delle istituzioni dovrebbe essere quella di mettere al centro il benessere complessivo della popolazione.
"Certo bisognerà andare a toccare chi magari potrà prenderla a male – aggiunge –, ma il dovere di uno Stato è quello di far star bene i suoi cittadini, tutti e non solo migliorare la vita a chi magari sta già bene, buon per loro". Per Robaldo, dunque, il tema non si esaurisce nel risparmio di qualche centinaio di euro sul bollo auto, né negli interventi temporanei sul prezzo dei carburanti. La vera sfida, sostiene, sarebbe quella di costruire misure capaci di aumentare in maniera stabile il reddito disponibile delle famiglie, così da affrontare l'inflazione non soltanto attraverso agevolazioni temporanee, ma attraverso una maggiore capacità economica dei cittadini.





