A Sanremo è stata inaugurata ieri la nuova scuola dell’infanzia di Borgo Tinasso. Si parla, giustamente, della nuova costruzione, degli spazi, della qualità dell'edificio e delle sue caratteristiche. Ma raccontare soltanto il nuovo plesso significa rischiare di dimenticare la ragione più profonda per cui questa scuola è arrivata fino a oggi. Borgo Tinasso, infatti, non è mai stata soltanto una scuola collocata in una zona periferica della città. È stata, per molti anni, un vero laboratorio pedagogico, capace di costruire intorno al bambino una comunità educativa fatta di insegnanti, famiglie, specialisti, istituzioni, associazioni e persone del territorio. Ed è probabilmente questa la ragione per cui una scuola situata in un luogo non facile da raggiungere, lontano dai percorsi più centrali della città, non è mai stata chiusa: la sua proposta educativa aveva un valore che andava ben oltre la posizione dell'edificio.
Una scuola nata per i bambini
Per anni Borgo Tinasso è stata indicata, anche giornalisticamente, come la “scuola delle baracche”, per la presenza di strutture prefabbricate in legno. È una definizione che racconta solo una parte della storia. Quel prefabbricato, infatti, non era semplicemente una struttura provvisoria adattata alla scuola: era stato concepito per accogliere i bambini e per essere utilizzato come ambiente educativo. E proprio quell'organizzazione degli spazi, maturata negli anni attraverso l'esperienza delle insegnanti, è diventata parte integrante dell'identità pedagogica della scuola. Non è casuale, dunque, che nel nuovo edificio siano stati ripresi e reinterpretati alcuni elementi dell'impostazione interna del vecchio plesso, naturalmente con migliorie e con le caratteristiche richieste da una scuola contemporanea. È un passaggio importante: non si è semplicemente sostituito un edificio vecchio con uno nuovo; si è cercato di conservare un'idea di spazio scolastico che apparteneva alla storia di Borgo Tinasso.
Quando la pedagogia entrò nella vita quotidiana
La storia pedagogica di Borgo Tinasso è legata in modo particolare alla direzione di Silvia Colombo, insieme al lavoro e al sostegno degli ispettori del Provveditorato di Genova Maria Teresa De Benedetti e Maurizio Parodi. In quegli anni la scuola guardò con grande attenzione alle principali correnti della pedagogia contemporanea. Le teorie delle intelligenze multiple di Howard Gardner contribuirono a superare l'idea di un unico modo di apprendere: ogni bambino poteva trovare una propria strada per conoscere, comunicare, creare. La riflessione di Gregory Bateson sull'ecologia della mente portava a considerare il bambino non come individuo isolato, ma come parte di un sistema di relazioni. Da Maria Montessori arrivava l'attenzione all'autonomia, all'esperienza e alla possibilità per il bambino di fare, provare, scegliere e diventare progressivamente protagonista del proprio apprendimento. Con Andrea Canevaro si rafforzava l'idea dell'inclusione e della partecipazione dei bambini con disabilità alla vita della comunità scolastica. Il pensiero di Loris Malaguzzi contribuiva a valorizzare l'ambiente come elemento educativo: gli spazi non dovevano essere semplicemente luoghi nei quali stare, ma dovevano parlare ai bambini e offrire occasioni di scoperta. La pedagogia laboratoriale di Franco De Bartolomeis trovava terreno fertile in una scuola nella quale imparare significava anche costruire, sperimentare, osservare e creare. E sul terreno del linguaggio e della scrittura si guardava al lavoro di Clotilde Pontecorvo, insieme alle ricerche di Emilia Ferreiro e Ana Teberosky sull'acquisizione della lingua scritta. Non erano teorie destinate a rimanere sui libri. La caratteristica di Borgo Tinasso fu proprio quella di trasformare la ricerca pedagogica in esperienza quotidiana.
Il bambino al centro, ma dentro una comunità
Da questa impostazione nacque una scuola aperta. A Borgo Tinasso entrarono professionisti, associazioni, istituzioni e persone che normalmente sembravano appartenere a mondi lontani dalla scuola dell'infanzia. Ci furono collaborazioni con la realtà sanitaria locale e con la scuola degli infermieri dell'ASL Sanremese; percorsi dedicati alla prevenzione e al benessere psicologico e alimentare, con specialisti quali Marco Gennaro e il neurologo Patrizio Cipolli; occasioni di confronto con lo psicologo Da Crema per sostenere anche i genitori nel difficile compito educativo. La scuola cercò il dialogo anche con le istituzioni: in un percorso dedicato alla Costituzione e alla cittadinanza furono coinvolti i Carabinieri della stazione di Sanremo, perché educare alla cittadinanza significava cominciare fin dall'infanzia a comprendere le regole della convivenza, il rispetto e la responsabilità. Arte, teatro e creatività. Ma la pedagogia di Borgo Tinasso non si fermò alla parola, alla lettura o alle attività tradizionalmente considerate scolastiche. Anche l'arte entrò nella scuola. Nel corso degli anni pittori e artisti locali furono coinvolti per aiutare i bambini a trovare forme personali di espressione, attraverso il colore, le immagini, la materia e la creatività. Il teatro divenne un'altra delle strade privilegiate. I bambini non erano semplicemente spettatori: diventavano protagonisti, imparavano a stare insieme, a parlare, a muoversi, ad ascoltare gli altri e a raccontare. In questo percorso vi fu anche la collaborazione con Giampiero Alloisio e il Teatro della Tosse, con testi pensati per essere interpretati dai bambini. E alcuni di questi momenti sono rimasti nella memoria della città. Nel 1998, per esempio, L'educazione al benessere parte da 3 portò sul palcoscenico dell'Ariston i bambini di Borgo Tinasso, trasformandoli in piccoli protagonisti di un percorso dedicato all'alimentazione e al benessere.
Una scuola capace di entrare nella città
Forse il tratto più originale di Borgo Tinasso è stato proprio questo: non chiedeva al bambino di uscire dalla propria realtà per imparare, ma portava la realtà dentro la scuola e la scuola dentro la città. Ci furono percorsi sportivi e psicomotori con il Centro Sportivo Italiano, attività con la scuola di minibasket e con Mauro Bonino, esperienze con il baseball cittadino, percorsi di yoga per bambini sostenuti da Stefania Razzetti. E per ben diciotto anni la piscina comunale divenne anch'essa uno degli ambienti nei quali i bambini potevano vivere esperienze educative. La scuola guardava anche alla natura e al territorio. Il rapporto con la realtà agricola locale portò i bambini a conoscere piante, coltivazioni, ambiente e stagionalità. In questo percorso ebbe un ruolo significativo anche la figura di Libereso Guglielmi, protagonista della cultura naturalistica sanremese. Nel 2019, un intero percorso dedicato al Mar Ligure coinvolse le quattro sezioni della scuola e circa 95 bambini: sabbia, acqua, conchiglie, organismi marini, esperimenti sul galleggiamento e osservazione dell'ambiente diventarono strumenti per imparare. Negli anni più recenti, il lavoro sull'ambiente è proseguito con progetti dedicati alle api, alla sostenibilità e all'Agenda 2030, fino alla collaborazione con l'Istituto Agrario Domenico Aicardi, dove i bambini hanno potuto osservare le piante, fare esperienze sensoriali, piantare il basilico e poi prendersene cura anche a scuola.
E poi arrivarono i nonni
C'è però un altro capitolo della storia di Borgo Tinasso che merita di essere ricordato: quello del rapporto tra bambini e anziani. La scuola comprese che educare significa anche costruire legami tra generazioni. Per questo, negli anni, furono coinvolti anche i nonni, valorizzando il loro ruolo nella trasmissione delle esperienze, dei racconti e della memoria. I bambini portarono poi i loro spettacoli anche all'Istituto Borea, la grande casa di riposo cittadina. Non era soltanto un'esibizione. Era un gesto educativo e umano: andare dagli anziani per fare loro compagnia, per regalare un momento di festa, per ricordare ai bambini che anche chi è anziano ha bisogno di relazioni, di attenzione e di affetto. In questo modo il teatro diventava educazione alla solidarietà e alla cura dell'altro. I bambini imparavano e, nello stesso tempo, donavano qualcosa agli altri.
Il vero patrimonio della “scuola delle baracche”
Ma forse il valore più grande prodotto da questa scuola non si trova nei progetti, nei laboratori, negli spettacoli o nelle tante collaborazioni che hanno segnato la sua storia. Il valore più grande si può incontrare oggi. Basta incontrare qualcuno che in quella scuola è cresciuto. Perché tra quelle pareti, definite per anni semplicemente “le baracche”, si sono incontrati bambini con molteplici diversità: caratteri diversi, capacità diverse, storie familiari diverse, sensibilità diverse, modi diversi di apprendere e di guardare il mondo. E quella scuola ha cercato di non chiedere loro di essere tutti uguali. Ha cercato, piuttosto, di riconoscere in ciascuno una luce diversa. Oggi quei bambini sono uomini e donne. Li troviamo nel mondo del lavoro e nella società: operai, artigiani, imprenditori, commercianti, medici, ingegneri, psicologi, insegnanti, professionisti, sportivi e atleti. Persone che hanno costruito la propria strada, che lavorano, creano, curano, progettano, insegnano, inventano, fanno impresa e stanno, ciascuno a modo proprio, disegnando il futuro. Sono volati via da quella piccola scuola. Ma forse è proprio questo che una buona scuola deve fare: dare ai bambini radici abbastanza solide per sentirsi accolti e ali abbastanza forti per poter volare. E Borgo Tinasso ha avuto il merito di accogliere quei bambini senza pretendere di spegnere le loro differenze. Ha cercato di riconoscere ciò che c'era in ognuno di loro. La loro curiosità. La loro creatività. La loro fragilità. La loro forza. La loro diversità. La loro luce. Forse è questa, più di ogni altra, la misura del successo di una scuola. Non quanti anni dura un edificio. Non quanto è moderno un plesso. Ma quante persone, una volta uscite dalla sua porta, hanno trovato il coraggio e gli strumenti per costruire la propria vita.
Il nuovo edificio e la vecchia anima
Oggi il nuovo edificio di Borgo Tinasso apre una nuova pagina. Ma sarebbe riduttivo raccontarlo soltanto come un nuovo edificio. La vera notizia è che una scuola nata in un contesto periferico, ospitata per decenni in un prefabbricato di legno e spesso ricordata semplicemente come “la scuola delle baracche”, è riuscita a conservare nel tempo la propria identità e a conquistarsi un posto importante nella storia educativa della città. Il nuovo plesso può essere moderno, sicuro, efficiente e bello. Ma il suo valore più profondo è forse un altro: porta nel futuro una parte della memoria pedagogica di Borgo Tinasso. Perché i muri possono essere ricostruiti. Le strutture possono essere demolite e sostituite. Ma una scuola continua a vivere quando sopravvive la sua idea di bambino, di insegnante e di comunità. Ed è proprio questa la storia che oggi dovrebbe essere ricordata. Borgo Tinasso non è sopravvissuta nonostante la sua posizione periferica. È sopravvissuta perché, negli anni, ha avuto qualcosa da proporre. Ha avuto insegnanti che hanno creduto nella ricerca, una direzione che ha saputo sostenere l'innovazione, il coraggio di aprire le porte a specialisti e istituzioni, la capacità di coinvolgere famiglie, nonni, artisti, sportivi, operatori sanitari e realtà del territorio. Ha insegnato che un bambino può imparare attraverso un libro, ma anche attraverso un quadro, una canzone, una rappresentazione teatrale, una pianta da coltivare, il mare da osservare, una palla da rincorrere, un anziano da incontrare. E soprattutto ha dimostrato che la scuola non deve essere separata dalla vita: deve essere immersa nella vita.
Per questo, mentre oggi si inaugura il nuovo Borgo Tinasso, sarebbe importante non perdere la memoria di quello vecchio. Perché il vero patrimonio di questa scuola non era il prefabbricato di legno. Era ciò che, dentro quel prefabbricato, generazioni di bambini hanno imparato a diventare. E forse oggi, guardando quegli uomini e quelle donne che da quelle “baracche” sono partiti per andare nel mondo, possiamo finalmente comprendere che cosa aveva davvero costruito Borgo Tinasso. Non aveva costruito soltanto una scuola. Aveva costruito possibilità.





