Un nuovo video, questa volta rivolto direttamente al Governo egiziano, per chiedere che Nessy Guerra venga arrestata e portata in carcere. Tamer Hamouda torna a parlare sui social a pochi giorni dalla diffusione del cosiddetto “accordo di riconciliazione” con il quale aveva proposto all'ex moglie di risposarlo, ponendo una serie di condizioni e chiedendo, in caso di rifiuto, l'incarcerazione della giovane sanremese e la consegna della figlia Aisha alla propria madre.
Nessy quella proposta l'ha respinta pubblicamente, definendola una nuova minaccia e annunciando, insieme ai propri legali, l'intenzione di presentare denuncia. Adesso arriva la risposta di Hamouda.
In un video in lingua inglese l'uomo afferma di non avere più alcuna intenzione di “perdonare” l'ex moglie, chiede alle autorità egiziane di dare esecuzione alla condanna per adulterio e annuncia altre due iniziative giudiziarie nei suoi confronti per la presunta diffamazione che sostiene di aver subito.
Parole che assumono un peso ancora maggiore alla luce dell'allarme lanciato nelle ultime ore dall'avvocata di Nessy, Agata Armanetti, secondo la quale madre e figlia sarebbero “in serio pericolo” e lo Stato italiano dovrebbe accelerare le iniziative politiche per consentire loro di rientrare in Italia.
“Questo messaggio è rivolto al Governo egiziano”. Hamouda chiarisce fin dall'inizio chi siano i destinatari del suo nuovo intervento. Dopo essersi scusato per la scarsa qualità del video, spiegando di utilizzare un telefono di fortuna mentre sarebbe ancora in attesa di riavere il proprio dalla polizia, entra immediatamente nel caso Nessy. “Dopo il video che Nessy Guerra ha condiviso, e che ho pubblicato anche nel mio ultimo video, ha risposto alla mia proposta di riconciliazione e di tornare insieme. Ha rifiutato tutto”, afferma.
Secondo Hamouda, Nessy continuerebbe inoltre a parlare negativamente di lui e a diffamarlo, sostenendo che le sue iniziative rappresentino delle minacce. Si tratta, naturalmente, della ricostruzione dell'uomo, contestata dalla giovane e dalla sua difesa. “Non ho alcuna intenzione di perdonarla”. È a questo punto che il tono del video cambia. Hamouda afferma: “Per questa ragione non ho alcuna intenzione di perdonarla e non ho alcuna intenzione di ritirare il procedimento per adulterio”.
L'uomo annuncia inoltre l'intenzione di presentare altre due denunce, che a suo dire sarebbero già in preparazione: “Voglio i miei diritti perché sono stato diffamato”.
Hamouda accusa Nessy di continuare a diffamarlo “in televisione e sui social media” e torna quindi sulla figlia Aisha, sostenendo di non vederla da circa tre anni e affermando che la madre non gli avrebbe mai inviato neppure una fotografia della bambina.
Dichiarazioni che si inseriscono nella lunga e complessa battaglia giudiziaria relativa alla minore, il cui affidamento è oggetto di un procedimento ancora pendente davanti alla giustizia egiziana.
Il richiamo alla religione. Il passaggio più delicato del nuovo video arriva subito dopo. Hamouda invita le autorità egiziane a ricordare “ciò che Dio dice sull'adulterio e sulla donna che lo commette”.
L'uomo sostiene quindi che Nessy non si sarebbe pentita e aggiunge una propria interpretazione delle sue intenzioni e della sua vita privata. Affermazioni che appartengono esclusivamente alla ricostruzione di Hamouda e che non trovano riscontro autonomo nel video stesso.
Poi torna a rivolgersi direttamente alle autorità: “Per questa ragione chiedo che venga punita, che venga eseguita questa sentenza, che venga arrestata e messa in prigione”. Subito dopo ribadisce: “Non ho alcuna intenzione di perdonarla. E ricordate cosa dice la religione su cosa fare con questa donna”.
Un riferimento che assume particolare rilevanza nel contesto delle preoccupazioni già manifestate dalla difesa di Nessy e che, ancora una volta, viene formulato pubblicamente dall'uomo attraverso i social.
“Non sei mesi”. Hamouda pronuncia poi una frase particolarmente dura e non del tutto chiara nel suo significato: “Non sono sei mesi”, afferma subito dopo il richiamo alla religione e alla punizione della donna.
Nel video non specifica quale pena ritenga debba essere applicata né chiarisce ulteriormente il senso dell'affermazione. Proprio per questo non è possibile attribuirle un significato diverso da quello letterale o interpretarla come la richiesta esplicita di una determinata sanzione. Il riferimento arriva però nel passaggio in cui Hamouda contesta il trattamento riservato a Nessy dalle autorità egiziane e chiede una punizione più severa.
“Lei ha una condanna e nessuno la tocca”. L'ex marito sostiene quindi di essere stato detenuto in Egitto in passato e afferma che anche sua madre avrebbe trascorso un periodo in carcere. Contrappone questa situazione a quella di Nessy, lamentando che la giovane, pur essendo stata condannata, non sia stata portata in un istituto penitenziario.
“Nessy non è mai andata in prigione. Ha una sentenza e nessuno la tocca”, afferma Hamouda, chiedendo alle autorità egiziane di riconoscergli quello che definisce il proprio diritto.
La situazione della giovane è in realtà più complessa. Nessy è stata condannata nel procedimento per adulterio e contro quella decisione è stato presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione egiziana. Da oltre due mesi, inoltre, la giovane riferisce di non poter lasciare la propria abitazione e la sua difesa segnala la presenza costante di agenti di polizia all'esterno.
Resta ancora da chiarire quale sia l'esatta qualificazione giuridica di questa permanenza forzata nell'abitazione e, soprattutto, se il periodo trascorso in casa verrà eventualmente conteggiato ai fini dell'esecuzione della condanna.
“Punite severamente quello che ha fatto”. Nella parte conclusiva del video Hamouda insiste ancora sul tema religioso e sulla richiesta rivolta all'Egitto: “Per favore, datemi i miei diritti, nel nome di Dio. Ricordate cosa dicono le religioni. Dicono di punire severamente quello che ha fatto”.
Secondo l'uomo, Nessy non avrebbe invece ricevuto alcuna punizione e continuerebbe a prendersi gioco di lui e della sua famiglia, mentre loro non vedrebbero Aisha da anni. “Questo non è giusto. Per favore, dateci i nostri diritti”, conclude.
Dall'“accordo” alla richiesta di carcere. Il nuovo video arriva a pochissima distanza dalla proposta di riconciliazione inviata da Hamouda. Nel documento l'uomo proponeva a Nessy di risposarsi “immediatamente e pubblicamente”, chiedendo contemporaneamente al Governo italiano il riconoscimento delle presunte assoluzioni ottenute in Egitto, il rilascio del passaporto e il risarcimento dei danni che sostiene di aver subito.
A Nessy veniva invece chiesto di “ripristinare” pubblicamente la reputazione dell'ex marito dichiarando che non sarebbe mai stato violento con lei. In caso di rifiuto, Hamouda scriveva di esigere che la giovane venisse incarcerata e che Aisha fosse consegnata alla nonna paterna.
Nessy aveva respinto pubblicamente la proposta e annunciato una nuova denuncia. L'avvocata Armanetti aveva a sua volta escluso che il documento potesse essere considerato un vero tentativo di accordo, definendolo invece una minaccia: “Un accordo si costruisce sulle basi di un dialogo. Non si manda un documento dicendo: o fai così oppure ti mando in prigione”.
Una nuova escalation mentre Nessy e Aisha restano in Egitto. Il nuovo intervento social aggiunge quindi un altro tassello a una situazione che rimane sospesa su diversi fronti. Il ricorso contro la condanna per adulterio attende ancora la fissazione dell'udienza davanti alla Cassazione egiziana. Sul fronte di Aisha, invece, il procedimento per l'affidamento proseguirà con la prossima udienza prevista per il 7 ottobre, mentre resta in vigore il divieto che impedisce alla bambina di lasciare l'Egitto.
Nel frattempo la difesa di Nessy ha annunciato una nuova denuncia dopo le ultime iniziative di Hamouda e continua a chiedere alle autorità italiane di accelerare il percorso che possa consentire a madre e figlia di rientrare in Italia.
E a pochi giorni da una proposta che parlava di “riconciliazione” e di tornare a vivere insieme “felici e contenti”, il messaggio dell'ex marito cambia nuovamente registro. Questa volta non è rivolto a Nessy, ma direttamente alle autorità egiziane. E la richiesta pronunciata pubblicamente è esplicita: “Arrestatela e mettetela in prigione. Non ho alcuna intenzione di perdonarla”.





