Cronaca - 14 settembre 2026, 07:21

Caso Nessy Guerra, l'avvocata Armanetti dopo le nuove minacce: “Non è un accordo, è un ricatto. Madre e figlia in serio pericolo”

La legale della giovane sanremese torna sul documento inviato da Tamer Hamouda e chiede un'accelerazione sul rientro in Italia: “Questa vicenda è stata sottovalutata, non è una contesa familiare ma una storia di violenza”

Caso Nessy Guerra, l'avvocata Armanetti dopo le nuove minacce: “Non è un accordo, è un ricatto. Madre e figlia in serio pericolo”

Non è un accordo. Io lo considero una minaccia”. Le parole dell'avvocata Agata Armanetti, legale di Nessy Guerra, arrivano all'indomani dell'ennesimo capitolo di una vicenda che sembra non trovare una via d'uscita. Dopo il documento inviato da Tamer Hamouda, nel quale l'ex marito della giovane sanremese propone di risposarla ponendo una serie di condizioni e, in caso di rifiuto, chiede che venga incarcerata e che la figlia Aisha sia consegnata a sua madre, la difesa annuncia una nuova denuncia e torna a chiedere alle istituzioni italiane di accelerare ogni iniziativa utile per riportare madre e figlia in Italia. Una posizione durissima quella di Armanetti, che allarga però lo sguardo oltre l'ultimo documento. Per la legale il problema sarebbe a monte: il caso Nessy Guerra sarebbe stato interpretato per troppo tempo come una conflittualità familiare e non come una vicenda caratterizzata dalla violenza denunciata dalla giovane.

“Se non fai quello che ti dico, io ti punisco”. Armanetti parte proprio dal cosiddetto “accordo di riconciliazione” fatto recapitare da Hamouda. Un documento nel quale l'uomo propone a Nessy di risposarlo “immediatamente e pubblicamente” e chiede, tra le altre cose, che il Governo italiano riconosca le assoluzioni che sostiene di avere ottenuto in Egitto, proceda al rilascio del passaporto e al risarcimento dei danni che afferma di aver subito. Alla giovane viene invece chiesto di ripristinare pubblicamente la reputazione dell'ex marito, dichiarando che non sarebbe mai stato violento con lei. In caso contrario, Hamouda scrive di esigere che Nessy venga incarcerata e chiede che Aisha venga immediatamente consegnata alla propria madre. Nel documento l'uomo si riserva inoltre di presentare ulteriori denunce per diffamazione. Per Armanetti non esisterebbero i presupposti giuridici per considerare una simile proposta un vero accordo. “Continua a minacciare e a spaventare Nessy”, afferma la legale. “Il messaggio è: se non fai quello che ti dico, io ti punisco. Non ci sono le basi giuridiche per un accordo di questo genere e, per quanto ci risulta, non sarebbe ammissibile neppure secondo il diritto egiziano”.

Una nuova denuncia. La strada che la difesa intende percorrere è già decisa. “Sicuramente procederemo con una denuncia. Questo è materiale che inseriremo nella denuncia”, conferma Armanetti. Per la legale, tuttavia, depositare un nuovo atto non è sufficiente. Il punto centrale sarebbe arrivare a una diversa valutazione complessiva della situazione e del rischio che, secondo la difesa, continuerebbero a correre Nessy e Aisha. “Il problema è cominciare a considerare quest'uomo come un uomo pericoloso e accelerare il rimpatrio di Nessy in Italia”, sostiene Armanetti. “Dovesse succedere qualcosa, credo che lo Stato italiano avrebbe una responsabilità enorme, perché questa questione avrebbe dovuto essere risolta già due anni fa”. Parole particolarmente nette, che rappresentano la valutazione della legale e si inseriscono in un quadro sul quale, nelle scorse settimane, era intervenuta anche la criminologa Roberta Bruzzone con una relazione di analisi criminologico-comportamentale e valutazione del rischio. In quel documento, redatto esclusivamente sulla base degli atti e senza un esame clinico diretto di Hamouda, veniva indicato un livello di rischio “elevato/grave” e veniva raccomandato, tra le altre misure, un rimpatrio protetto di madre e figlia.

“Non è una semplice separazione conflittuale, è una storia di violenza”. È questo, secondo Armanetti, l'errore che avrebbe accompagnato la gestione della vicenda fin dall'inizio. “Il problema di questa situazione è che Tamer Hamouda è stato considerato all'interno di un semplice conflitto tra coniugi che si stanno separando. Ma per noi non è così”, spiega. La legale richiama le condotte denunciate negli anni da Nessy e insiste sulla necessità di leggere il caso attraverso la lente della violenza e del controllo. “Anche in una separazione può esserci conflitto, ma il conflitto non può essere: ‘Se non fai quello che ti dico, ti mando in prigione’. E, di fatto, in parte è anche riuscito a farlo”. Nessy è infatti stata condannata in Egitto a sei mesi nel procedimento per adulterio avviato dopo la denuncia dell'ex marito. Contro la sentenza è stato presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione egiziana.

“Abbiamo provato in ogni modo a trovare un accordo”. Secondo Armanetti, nel corso della vicenda sarebbero stati effettuati diversi tentativi di arrivare a un'intesa con Hamouda, senza risultato. “Abbiamo provato in qualsiasi modo a fare un accordo con quest'uomo, tramite gli avvocati e direttamente, ma non ci siamo mai riusciti”, racconta. Ed è proprio per questo che la legale respinge la definizione utilizzata per il nuovo documento: “Un accordo si costruisce sulle basi di un dialogo. Non si manda un documento dicendo: o fai così oppure ti mando in prigione. Che accordo è? Io lo considero una minaccia”. Da qui l'appello rivolto nuovamente alle istituzioni: “Se è una minaccia, secondo me lo Stato italiano deve velocizzare le operazioni politiche per il rimpatrio di questa donna e di questa bambina, perché sono in serio pericolo”.

Il nodo della Farnesina e l'ipotesi della grazia. Sul fronte diplomatico, però, Armanetti riferisce che al momento non sarebbero arrivate novità decisive. “Siamo in attesa”, afferma la legale, ricordando come nelle interlocuzioni tra Italia ed Egitto sia stata affrontata anche la possibilità di una grazia presidenziale per Nessy. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva già pubblicamente auspicato che le autorità egiziane potessero valutare questa possibilità, in attesa del ricorso davanti alla Cassazione. Per la difesa, tuttavia, anche questa strada presenta interrogativi. Armanetti sottolinea come il tema della grazia sia giuridicamente delicato e respinge invece l'interpretazione secondo cui un eventuale provvedimento comporterebbe automaticamente la perdita dei diritti relativi ad Aisha. La priorità, per la legale, resta comunque riportare Nessy in Italia. “Se la grazia significa che Nessy torna a casa, a me interessa che torni a casa”, sintetizza Armanetti.

L'attesa per la Cassazione potrebbe essere ancora lunga. C'è poi un altro fattore che pesa sulla situazione: i tempi della giustizia egiziana. Nessy ha presentato il ricorso contro la condanna alla fine dello scorso giugno, ma non è ancora stata fissata l'udienza. Secondo le informazioni in possesso della difesa, l'attesa potrebbe protrarsi per molti mesi. Armanetti teme che si possa arrivare almeno alla prossima estate prima che il ricorso venga discusso. Ed è proprio qui che emerge un ulteriore paradosso della vicenda. Due mesi e mezzo chiusa in casa, ma resta il dubbio sulla pena. Dal blitz della polizia egiziana dello scorso 1° luglio, Nessy racconta di non poter lasciare la propria abitazione. All'esterno, riferisce la difesa, continuano a essere presenti agenti di polizia giorno e notte. Armanetti parla di una situazione che, di fatto, presenta caratteristiche assimilabili a una detenzione domiciliare, pur senza equipararla formalmente all'istituto previsto dall'ordinamento italiano. Ed è proprio il valore giuridico di questo periodo a rimanere, secondo la legale, senza una risposta chiara. “Non sappiamo cosa succederà”, spiega. “Non sappiamo neppure se questo periodo verrà computato come detenzione. Di fatto lei è in casa con due poliziotti sotto l'abitazione giorno e notte”. Un'incertezza tutt'altro che secondaria. Se i mesi trascorsi confinata nell'abitazione venissero riconosciuti ai fini dell'esecuzione della pena, potrebbero incidere in maniera sostanziale sulla posizione della giovane. Armanetti porta un esempio: qualora la Cassazione riducesse la condanna, il periodo già trascorso in casa potrebbe teoricamente avvicinare Nessy all'espiazione completa. Ma, allo stato attuale, la difesa afferma di non avere una risposta certa su questo punto.

Una vicenda ancora sospesa su più fronti. Alla condanna per adulterio e al ricorso in Cassazione si aggiunge la battaglia giudiziaria per Aisha. L'udienza sull'affidamento è stata rinviata al prossimo 7 ottobre, mentre il divieto di espatrio continua a impedire alla bambina di lasciare l'Egitto. Ora, dopo il nuovo documento di Hamouda e l'annuncio della denuncia, la difesa torna quindi a chiedere un cambio di passo. “Hanno sottovalutato questo caso”, conclude Armanetti. “Hanno pensato che fosse una semplice contesa per una minore. Ma non è una storia di minori contesi: è una storia di violenza”. Ed è su questa distinzione che, per l'avvocata di Nessy Guerra, si gioca ormai una parte decisiva della vicenda: non attendere semplicemente che i diversi procedimenti facciano il proprio corso, ma considerare il rischio denunciato dalla giovane e dalla sua difesa e trovare una soluzione che permetta a Nessy e Aisha di rientrare in Italia.

Andrea Musacchio

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