Cronaca - 09 settembre 2026, 17:08

Lingueglietta, notte di paura per una famiglia di cinghiali: il Comitato denuncia cinque cuccioli uccisi

Il Comitato Torrente San Francesco e Task Force Animalista chiedono chiarezza su cattura, abbattimento, sicurezza e destino delle carcasse

Foto d'archivio

Foto d'archivio

Una notte di forte sofferenza per una famiglia di cinghiali e, al mattino, l'abbattimento di cinque cuccioli. È quanto viene denunciato dal Comitato Torrente San Francesco per la tutela della fauna selvatica e da Task Force Animalista, che intervengono su quanto sarebbe accaduto tra la notte del 6 e la mattina del 7 settembre a Lingueglietta, frazione di Cipressa, in una zona residenziale a ridosso del centro abitato. Secondo il racconto contenuto nel comunicato, una gabbia per la cattura dei cinghiali sarebbe stata posizionata dalla Vigilanza Regionale lungo la strada provinciale, a poca distanza dalle abitazioni. All'interno sarebbe rimasto intrappolato un nucleo familiare di animali.

Per tutta la notte, sempre secondo quanto riferito dal Comitato, i residenti avrebbero sentito grugniti, lamenti e violenti colpi contro la struttura metallica. Le segnalazioni alle forze dell'ordine e ai vigili del fuoco, protrattesi fino alle 2.00, non avrebbero portato all'interruzione della situazione. Il momento più drammatico, secondo la ricostruzione, sarebbe arrivato intorno alle 6.45, quando sarebbero stati esplosi almeno cinque colpi di arma da fuoco nelle vicinanze delle abitazioni. Un cacciatore selecontrollore, intervenuto – secondo il Comitato – su richiesta della Vigilanza Regionale, avrebbe abbattuto i cinque cuccioli ancora lattanti rinchiusi nella gabbia.

La vicenda viene definita dagli animalisti "un vero e proprio atto di inaudita crudeltà", contestando in particolare le modalità con cui sarebbe stata condotta l'operazione. Il Comitato sostiene che i piccoli, ancora caratterizzati dalla tipica livrea striata, sarebbero stati uccisi mentre la femmina adulta sarebbe stata lasciata in vita. Una circostanza sulla quale vengono sollevati interrogativi anche sotto il profilo dell'efficacia dell'intervento. "Che senso ha uccidere cinque cuccioli lasciando viva la madre?", è la domanda posta nel comunicato, nel quale si chiede di conoscere quali studi scientifici dimostrino l'effettiva capacità di una simile modalità di abbattimento di incidere sulla popolazione dei cinghiali.

Il Comitato contesta inoltre la collocazione della gabbia e l'utilizzo delle armi da fuoco a ridosso delle abitazioni, chiedendo di chiarire quali valutazioni di sicurezza siano state effettuate prima dell'intervento. "Quali misure di sicurezza erano state predisposte? Chi ha valutato i rischi? Chi era responsabile dell'intervento? Chi ha autorizzato l'utilizzo dell'arma?", sono alcuni degli interrogativi contenuti nella presa di posizione. Gli animalisti chiedono quindi di conoscere nel dettaglio il protocollo seguito, chi abbia disposto la cattura e chi abbia richiesto l'intervento del selecontrollore. L'obiettivo è ricostruire l'intera catena decisionale che avrebbe portato all'abbattimento dei cinque animali.

Nel comunicato viene sollevata anche una questione relativa alla destinazione delle carcasse. Secondo quanto riferito dai cittadini e riportato dal Comitato, i cinque animali sarebbero stati caricati su un'automobile privata dopo l'abbattimento. Un aspetto che, se confermato, viene ritenuto meritevole di accertamenti: "Dove sono state portate? Chi ne ha avuto la disponibilità? Qual è stata la loro destinazione?". Da qui nasce anche il sospetto, espresso dagli animalisti e non presentato come un fatto accertato, di possibili interessi commerciali legati alla carne di selvaggina. Un'ipotesi che il Comitato chiede alle autorità di verificare, proprio attraverso la documentazione relativa all'operazione.

Al centro delle contestazioni c'è poi il tema della biosicurezza, particolarmente delicato quando si interviene sulla fauna selvatica. Il Comitato riferisce che, dopo l'abbattimento, sarebbero rimaste tracce di sangue sul selciato e che le carcasse sarebbero state movimentate con un mezzo privato. Anche in questo caso viene chiesto di verificare i fatti e, soprattutto, le procedure eventualmente adottate. "Quali procedure sanitarie e di biosicurezza sono state applicate?", domandano gli animalisti, chiedendo di conoscere chi abbia effettuato eventuali campionamenti, come siano state movimentate le carcasse, quale mezzo sia stato utilizzato e quale sia stata la destinazione finale.

Le associazioni chiedono ora trasparenza alle istituzioni competenti, con la pubblicazione degli atti relativi alla cattura e all'abbattimento. Tra le richieste figurano l'individuazione del soggetto che ha autorizzato la cattura, le autorizzazioni per il posizionamento della gabbia, il protocollo seguito durante la notte, il responsabile degli animali catturati e le modalità con cui è stato richiesto l'intervento del selecontrollore. Il Comitato vuole inoltre sapere chi abbia autorizzato gli spari e quali misure siano state adottate per tutelare le abitazioni vicine. Una serie di domande alle quali, secondo gli animalisti, deve essere data una risposta ufficiale.

La presa di posizione si conclude con un appello particolarmente duro nei confronti delle modalità di gestione della fauna selvatica. "Basta chiamare tutto questo 'gestione faunistica' e pensare che la definizione sia sufficiente a chiudere ogni discussione", affermano Comitato Torrente San Francesco e Task Force Animalista, chiedendo che siano accertati tutti i fatti e verificate eventuali responsabilità. L'obiettivo dichiarato è ottenere "verità, documenti, trasparenza e responsabilità", oltre alla revisione di eventuali procedure che dovessero risultare inefficaci o non adeguate. Sullo sfondo resta la domanda principale: cosa è realmente accaduto quella notte a Lingueglietta e perché si è arrivati all'abbattimento dei cinque cuccioli?

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A SETTEMBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU