Il Comitato InVentimiglia interviene sulle recenti dichiarazioni del Sindaco in merito alla prosecuzione dei lavori per la nuova passerella sul Roja e agli interventi di cosiddetta "messa in sicurezza" attraverso il rialzo degli argini. Al centro della presa di posizione c'è soprattutto il procedimento davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, sul quale il Comitato invita a fare chiarezza. Secondo InVentimiglia, infatti, il Tribunale "non ha respinto il ricorso del Comitato e non ha ancora deciso nel merito delle contestazioni sollevate". L'ordinanza recentemente comunicata, viene sottolineato, riguarderebbe esclusivamente la richiesta cautelare di sospensione dei lavori. La decisione sulla domanda di annullamento degli atti impugnati sarebbe quindi ancora attesa.
Il giudice delegato ha ritenuto, nella sola fase cautelare, prevalente l'interesse pubblico alla prosecuzione dell'intervento, richiamando anche il suo inserimento nel PNRR. Per il Comitato, tuttavia, questo non equivale a una valutazione definitiva sulla sicurezza della passerella. "Questo non significa che il Tribunale abbia dichiarato la passerella sicura, né che abbia respinto nel merito le questioni tecniche e giuridiche sollevate dal Comitato", sottolinea InVentimiglia. Da qui la richiesta di riportare il confronto sul tema della sicurezza idraulica del Roja. "Affermare che un'opera è già prevista, finanziata o inserita nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non risponde alle contestazioni tecniche sulla sua sicurezza", sostiene il Comitato.
La posizione dell'associazione non è contraria alla realizzazione di un attraversamento pedonale del fiume. Il punto, viene spiegato, riguarda piuttosto le modalità con cui l'opera dovrebbe essere progettata. "Ventimiglia deve avere il suo attraversamento pedonale. Ma sosteniamo che la passerella debba essere progettata sulla base delle condizioni necessarie per garantire la sicurezza idraulica del Roja e della città". Il principio rivendicato dal Comitato viene riassunto in una frase: "Non può essere il fiume ad adattarsi alla passerella. Deve essere la passerella ad adattarsi al fiume". Un'impostazione che, secondo InVentimiglia, dovrebbe guidare anche le scelte relative alla sezione dell'alveo e alle opere previste nell'area.
Il Comitato richiama quindi alcuni precedenti provvedimenti del Tribunale delle Acque relativi al ripristino dell'alveo attivo del Roja, con la rimozione di occupazioni, parcheggi e riporti di terreno che avevano sottratto spazio al fiume. Secondo gli elementi acquisiti dall'associazione, tali prescrizioni "non sarebbero state integralmente eseguite". Da qui una domanda che, alla luce dell'alluvione del 2020, viene ritenuta centrale: quanta parte della sezione originariamente destinata al fiume è stata effettivamente restituita al Roja? Il Comitato chiede inoltre che venga verificato tecnicamente se il mancato completo ripristino dell'alveo abbia potuto contribuire ad aggravare gli effetti della piena del 2020, senza sostenere che una maggiore sezione avrebbe necessariamente evitato l'alluvione.
Un altro elemento richiamato riguarda quanto affermato pubblicamente nel marzo 2024 dall'ex Sindaco Gaetano Scullino. Secondo quanto ricordato dal Comitato, già da circa dieci anni il Piano di Bacino prevedeva la demolizione della vecchia passerella e la sua ricostruzione almeno due metri più alta rispetto al pelo dell'acqua, con i piedritti separati dalle fondazioni degli argini. Scullino aveva inoltre ricordato che il progetto predisposto dalla precedente Amministrazione nell'aprile 2022 era stato approvato in Conferenza dei Servizi e, secondo quanto da lui dichiarato, rispettava le condizioni tecniche introdotte dalla variante al Piano di Bacino. Dopo la Tempesta Alex, sostiene oggi InVentimiglia, ci si sarebbe aspettati un criterio ancora più prudenziale, con un maggiore franco idraulico e una passerella priva di pilastri in alveo.
Nel mirino del Comitato c'è in particolare la configurazione della nuova passerella attualmente in costruzione. Il progetto, secondo quanto riportato nel comunicato, prevede una pila centrale nell'alveo larga circa 3,10 metri, oltre a due importanti spalle laterali. Il confronto viene fatto con la vecchia passerella Squarciafichi, travolta dalla piena del 2020, che presentava cinque pile di dimensioni assai più contenute, indicativamente nell'ordine di circa un metro. Per InVentimiglia, quindi, non sarebbe sufficiente confrontare il numero delle pile, ma occorrerebbe valutare dimensioni e posizione degli ostacoli, sezione effettivamente disponibile al deflusso e comportamento dell'opera durante una piena, soprattutto in presenza di tronchi, vegetazione, detriti e altro materiale flottante.
Il Comitato ricorda inoltre che già nel marzo 2024 Scullino aveva contestato pubblicamente il nuovo pilone in alveo, sostenendo che il relativo rigurgito avrebbe potuto aggravare le criticità legate all'ostruzione parziale della barra fociva. A questo si aggiungono, secondo InVentimiglia, le interferenze determinate dal cantiere attuale, dal guado provvisionale e dalle altre opere realizzate o previste nell'alveo. Lo stesso provvedimento del TSAP, sottolinea il Comitato, avrebbe dato atto che la richiesta cautelare riguardava espressamente il guado e le opere "strettamente interferenti con la sezione di deflusso", oltre all'avvio di fondazioni, palificazioni profonde e consolidamenti arginali interferenti con alveo e sponde.
Un ulteriore capitolo riguarda il ruolo della Regione Liguria nelle autorizzazioni degli interventi. InVentimiglia chiede in particolare di verificare se, prima di autorizzare opere interessanti l'alveo, sia stato accertato l'integrale rispetto delle precedenti prescrizioni relative al ripristino della sezione del Roja. Il Comitato domanda inoltre se siano state valutate complessivamente la situazione reale dell'alveo dopo il 2020, le occupazioni preesistenti, il guado, le opere di cantiere, le spalle laterali, la pila centrale e gli effetti del trasporto di materiale flottante. Per questo vengono richiamati anche il R.D. 25 luglio 1904 n. 523 e le richieste rivolte al TSAP di Roma e alla Procura di Imperia per verificare la conformità delle opere e delle autorizzazioni.
Il comitato affronta anche il tema degli interventi definiti "argini". Secondo la documentazione tecnica esaminata dal Comitato, nei tratti interessati non si tratterebbe della costruzione di grandi nuovi argini, ma di rialzi murari che arrivano anche a soli 50 centimetri rispetto alle quote esistenti. "Chiamarli genericamente 'nuovi argini' rischia quindi di far immaginare alla popolazione un'opera molto diversa", sostiene InVentimiglia, che chiede soprattutto di dimostrare l'effettiva capacità di questi manufatti di resistere alle condizioni estreme della foce del Roja. "Cinquanta centimetri in più non possono diventare, per il solo fatto di essere chiamati 'argine', una garanzia di sicurezza", afferma il Comitato, richiamando la necessità di considerare anche moto ondoso, risalita marina, rigurgito, barra fociva, sedimenti, materiale flottante e comportamento della falda.
Per InVentimiglia, dunque, il problema non può essere affrontato semplicemente restringendo il fiume e alzando i muri. L'associazione sostiene che, se nel corso degli anni è stata sottratta sezione al Roja, se erano già state previste prescrizioni per il ripristino dell'alveo e se l'alluvione del 2020 ha mostrato la forza raggiungibile dal corso d'acqua, occorra prima recuperare la necessaria capacità di deflusso. Il Comitato propone quindi di valutare alternative alla soluzione attuale, a partire da una passerella con maggiore franco idraulico e completamente priva di pilastri in alveo, con le spalle posizionate in modo da non compromettere la sezione utile del fiume.
Tra le ipotesi avanzate figura anche un intervento più ampio sul tratto terminale del Roja, attraverso l'abbassamento di alcuni metri dell'alveo di magra, con l'obiettivo di recuperare profondità, capacità di invaso e una maggiore sezione disponibile per l'acqua. La proposta prevede inoltre lo studio di un'opera di protezione e regolazione alla foce, con un molo di difesa, da progettare tenendo conto del moto ondoso e della possibile risalita marina. Il Comitato precisa di non presentare questa ipotesi come una soluzione già definitivamente progettata, ma chiede che venga "studiata, modellata e confrontata tecnicamente" con quella scelta dall'Amministrazione.
InVentimiglia respinge infine l'idea che nella vicenda ci sia, da una parte, l'interesse pubblico alla realizzazione della passerella e, dall'altra, un interesse particolare del Comitato a fermarla. "Anche noi stiamo difendendo un interesse pubblico. E forse il più importante: la sicurezza delle persone e della città", afferma l'associazione. Il Comitato ribadisce quindi la necessità di verificare la sezione del fiume, le precedenti prescrizioni, il guado, le autorizzazioni, la pila centrale, le spalle, le palificazioni, i materiali flottanti, la foce, la falda e l'effettiva efficacia dei rialzi murari. Il giudizio di merito davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, sottolinea InVentimiglia, deve ancora essere deciso.
La conclusione del Comitato è netta: "Il rigetto della richiesta cautelare non può quindi essere trasformato in una certificazione definitiva della sicurezza o della legittimità dell'opera". InVentimiglia ribadisce di non essere contraria alla passerella, ma chiede che la progettazione tenga innanzitutto conto della sicurezza idraulica del Roja. "La passerella si può e si deve realizzare. Ma prima viene la sicurezza del Roja", conclude il presidente Mariano Schiavolini. E il principio indicato dal Comitato resta quello che attraversa l'intero documento: "Deve essere la passerella ad adattarsi al fiume, non il fiume ad essere adattato alla passerella".





