Quasi il 50% del patrimonio olivicolo ligure è abbandonato: a lanciare l'allarme è OlivoNews, rivista specialistica che si occupa di trattare la filiera olivicolo-olearia. Secondo quanto riportato in un loro recente articolo a causa di difficoltà economiche e cambiamento climatico si è raggiunto "un tasso di abbandono vicino al 45%: oltre 13.000 ettari risultano ormai non più attivi", a fronte di 29.272 potenziali mappati.
La crisi che caratterizza in generale l'intero quadro dell'agricoltura e della floricoltura va a intaccare anche la produzione di olio e olive quindi, che è sempre stato un elemento caratteristico di tutto il territorio nazionale, così come anche della provincia di Imperia, presenza importante nel settore grazie anche a due prodotti Dop come le olive taggiasche e l'Olio Extravergine di Oliva Riviera Ligure (Riviera dei fiori); fortunatamente a quanto riporta sempre OlivoNews il Ponente ligure dovrebbe essere la zona in cui questo abbandono risulta minore, anche a causa della forte attenzione alle etichettature Dop.
Però la situazione risulta complicata anche nell'imperiese: "Se non si aiuta a coltivare il settore sarà sempre più abbandonato" afferma Franco Boeri, del frantoio di Badalucco, che conferma lo stato di abbandono in cui alcuni terreni si trovano. Un problema che, come detto, riguarda il lavoro agricolo in generale, per cui l'auspicio è di una inversione di tendenza nei prossimi anni, grazie anche a campagne di informazione; intorno al settore della floricoltura ad esempio sono stati lanciati progetti come Ricoltiviamo o la Scuola di Floricoltura Applicata e la speranza di Boeri è che si possa andare in questa direzione anche per l'olivicoltura: "Bisogna mettere mano al problema con una politica seria, anche di aggregazione degli oliveti, creando oliveti più grandi da dare poi in gestione magari a giovani che avranno voglia di fare questo lavoro. Bisogna inventarsi qualcosa, altrimenti si rischia di morire. Quest’anno che l’annata promette bene, siamo tutti in allarme perché non si trova manodopera".
Una manodopera che si lega sia alla raccolta, per la mancanza di squadre specializzate, sia a tutti quegli interventi da eseguire durante l'anno per manutenzione. Il rischio è dunque quello di trovarsi con una buona produzione potenziale ma senza abbastanza persone per portarla nei frantoi. E per un territorio come quello ligure, dove l’olivicoltura rappresenta anche un elemento fondamentale del paesaggio e della tutela del territorio, le conseguenze dell’abbandono potrebbero essere molto più ampie. "Non voglio essere negativo – conclude Boeri – però diciamo che serve un intervento che vada a incentivare".





