Attualità - 30 agosto 2026, 18:49

"Dalla Nakba a oggi": a Sanremo la conferenza sulla resistenza palestinese tra storia e mobilitazione locale

In piazza San Costanzo l'incontro con l'attivista Faz3a Turaya Tulsi, la capogruppo AVS di Genova Francesca Ghio e il consigliere sanremese Vittorio Toesca. Il resoconto di Viola Pisaroni, portavoce provinciale dei Giovani Comuniste/i del PRC

"Dalla Nakba a oggi": a Sanremo la conferenza sulla resistenza palestinese tra storia e mobilitazione locale

Si è tenuta a Sanremo, in Piazza San Costanzo, una conferenza dedicata alla situazione palestinese e alle sue implicazioni storiche, etiche e locali, che ha visto confrontarsi Turaya Tulsi, operatrice umanitaria e attivista della rete Faz3a, Francesca Ghio, capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra al Comune di Genova, e Vittorio Toesca, consigliere comunale di Sanremo e membro dell'ANPI. A raccontare la serata è Viola Pisaroni, portavoce provinciale dei Giovani Comuniste/i del Partito della Rifondazione Comunista, che descrive l'incontro come un momento capace di far emergere "una dolorosa urgenza: la necessità di ricucire i fili tra la storia del nostro territorio e la responsabilità di ciascuno di noi nel presente".

La conferenza si è aperta con il racconto in prima persona di Turaya Tulsi, che insieme ad altri 49 attivisti internazionali si occupa di portare aiuto concreto in Cisgiordania. Nel corso degli interventi successivi, i relatori hanno richiamato una coincidenza storica dal forte valore simbolico: nel 1920 fu proprio a Sanremo che la Conferenza diplomatica del dopo Prima Guerra Mondiale affidò al Regno Unito il Mandato sulla Palestina, un momento che secondo i relatori avrebbe dato avvio a una lunga fase di espropriazione e radicamento coloniale sulla popolazione palestinese.

Nel corso dell'incontro sono state ripercorse quelle che i relatori hanno definito le principali fratture geopolitiche della storia palestinese: il 1948, anno della cosiddetta Nakba, la "catastrofe" segnata dalla distruzione di centri abitati, dall'espulsione di centinaia di migliaia di persone e dalla nascita della questione dei campi profughi; il 1967, con l'inizio dell'occupazione militare dei territori palestinesi e la progressiva colonizzazione della Cisgiordania; e il 1993, con gli Accordi di Oslo, che secondo quanto esposto durante la conferenza avrebbero frammentato il territorio cisgiordano in tre aree amministrative distinte — l'Area A, sotto controllo civile e di sicurezza palestinese; l'Area B, con controllo civile palestinese e di sicurezza israeliano; e l'Area C, sotto totale controllo civile e militare israeliano, corrispondente a circa il 60-70% della Cisgiordania e caratterizzata, secondo i relatori, dalla presenza di oltre 200 insediamenti considerati illegali dal diritto internazionale. Durante l'incontro sono stati citati anche dati dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), secondo cui circa un terzo del territorio cisgiordano risulterebbe oggi precluso ai suoi abitanti, con oltre 200 episodi di attacco registrati mensilmente e fenomeni di sradicamento di uliveti secolari.

Un passaggio della conferenza è stato dedicato al ruolo degli operatori umanitari e degli attivisti internazionali presenti sul campo, la cui presenza come testimoni esterni, di fronte a quelli che i relatori hanno definito episodi di violenza sistematica contro la popolazione civile, incendi dolosi di abitazioni e attacchi ai villaggi agricoli, risulterebbe sempre più difficile da garantire, pur restando ritenuta essenziale dai relatori.

Ampio spazio è stato dedicato anche al concetto di resistenza, richiamato dai relatori come principio che affonda le radici nella memoria della Resistenza italiana. Secondo quanto emerso dal dibattito, la risposta più efficace e coerente con questi valori risiederebbe nella nonviolenza attiva e nel rifiuto di rispondere alla violenza con altra violenza, privilegiando la testimonianza e la narrazione dei fatti. I relatori hanno inoltre richiamato il legame con la memoria locale, ricordando che la Provincia di Imperia è stata insignita nel 1980 della Medaglia d'Oro al Valor Militare per la Resistenza, elemento che secondo gli organizzatori della serata costituirebbe un punto di continuità simbolica tra la storia resistenziale del territorio e la solidarietà verso la causa palestinese.

L'intervento di Francesca Ghio ha spostato il focus sull'azione politica e civile nei territori italiani, con riferimenti alle mobilitazioni portuali, tra cui l'esperienza del CALP – Comitato Autonomo Lavoratori Portuali, impegnato secondo quanto riportato nel blocco del transito di navi cariche di materiale bellico. Durante la conferenza è stata inoltre segnalata una percepita distanza tra i movimenti civici e le istituzioni, sintetizzata con l'espressione secondo cui "più si sale nelle sfere della burocrazia e della politica formale, meno sembra esserci spazio per l'umanità". A questo proposito, dal pubblico è stata richiamata anche la frase «Se ci bruciate il futuro, noi bruciamo le città — ogni azione, anche se piccola, se fatta insieme può essere tanto», insieme alla celebre citazione di Antonio Gramsci, «Odio gli indifferenti».

Nel resoconto di Pisaroni, informarsi, comprendere la complessità dei territori occupati, denunciare quello che i relatori definiscono un mancato disarmo e sostenere il diritto internazionale non rappresenterebbero opzioni facoltative, ma veri e propri doveri civici. Al termine dell'incontro sono state indicate ai presenti diverse modalità con cui, secondo gli organizzatori, sarebbe possibile sostenere la causa palestinese nel proprio territorio: partecipare alle manifestazioni, scendendo in piazza e prendendo parte a scioperi e proteste; diffondere informazione sulla realtà dei territori palestinesi attraverso documentari, giornalisti e pagine social; fare pressione sui rappresentanti politici e istituzionali, chiedendo il boicottaggio di prodotti israeliani, l'interruzione di rapporti economici, l'organizzazione di eventi pro-Palestina o l'avvio di gemellaggi con villaggi palestinesi; sostenere finanziariamente organizzazioni come la campagna Faz3a gestita da Assopace Palestina; organizzarsi sul territorio, aderendo a collettivi locali o promuovendo azioni contro aziende produttrici di armamenti; aderire al movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), evitando l'acquisto di beni e servizi legati a società israeliane; produrre cultura legata al tema palestinese attraverso musica, scrittura, fumetti, podcast o teatro; impegnarsi in ambito sindacale per promuovere iniziative di solidarietà; e infine partecipare a corsi di formazione propedeutici a esperienze di volontariato internazionale a protezione della popolazione civile in Cisgiordania.

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