Un ringraziamento sincero e sentito a tutto il personale sanitario che, in una notte segnata dalla paura e dalla preoccupazione, si è preso cura di suo figlio. È quello che Sara Capitano ha voluto rivolgere agli operatori della Croce Verde, al personale del Pronto Soccorso e a quello del reparto di Ortopedia, dopo l'incidente che ha coinvolto il ragazzo. Un messaggio nato dall'esperienza vissuta direttamente accanto al figlio, dal primo soccorso ricevuto sul posto fino al percorso ospedaliero e alla fase successiva all'intervento. Un grazie che vuole sottolineare non soltanto la professionalità dimostrata, ma anche quell'attenzione umana che, in momenti così difficili, assume un valore ancora maggiore.
Il primo pensiero di Sara va agli operatori della Croce Verde, intervenuti nella notte dell'incidente per prestare al ragazzo le prime cure. Un momento delicato, nel quale la tempestività e la professionalità dei soccorritori hanno rappresentato un primo fondamentale punto di riferimento per la famiglia. "Volevo fare i miei ringraziamenti al personale della Croce Verde per il primo soccorso ricevuto da mio figlio la notte dell'incidente", scrive Sara Capitano, ricordando quelle ore nelle quali l'apprensione per le condizioni del figlio era inevitabilmente accompagnata dalla necessità di affidarsi a chi stava prestando assistenza.
Il ringraziamento prosegue poi per il personale del Pronto Soccorso, chiamato a gestire una situazione complessa all'interno di un contesto nel quale il carico di lavoro è spesso particolarmente elevato. Nonostante le numerose esigenze a cui far fronte, Sara sottolinea l'attenzione riservata al figlio e alla sua situazione. "Poi al Pronto Soccorso che, nonostante il carico di lavoro, si sono occupate di mio figlio", racconta nella sua lettera, evidenziando anche un gesto che per lei ha avuto un significato particolare: la possibilità di rimanere accanto al ragazzo durante la notte, nonostante avesse già raggiunto la maggiore età.
Per una madre, poter essere vicino al proprio figlio in una notte tanto difficile rappresenta infatti qualcosa di importante. Sara ricorda con riconoscenza la disponibilità dimostrata dal personale, che le ha permesso di restare al suo fianco per tutta la notte, condividendo così quei momenti di attesa e di apprensione. "Nonostante la maggiore età mi hanno lasciato tutta la notte al suo fianco", scrive, affidando a poche parole il valore di una scelta che le ha consentito di vivere accanto al figlio una fase particolarmente delicata del percorso di cura.
Il messaggio si estende infine a tutto il reparto di Ortopedia, dove il ragazzo è stato seguito nel periodo successivo all'intervento. Un ringraziamento rivolto a medici, infermieri e a tutto il personale che lo ha accompagnato nella fase post operatoria, offrendo assistenza e sostegno durante la degenza. Sara parla di un personale che è stato "di ottimo supporto nel suo post operazione", riconoscendo così il lavoro quotidiano di chi si occupa dei pazienti anche nelle fasi successive all'emergenza e all'intervento chirurgico.
Un percorso iniziato con l'intervento dei soccorritori e proseguito all'interno dell'ospedale, attraverso diverse professionalità che hanno contribuito alla cura del ragazzo. Dalla prima assistenza all'emergenza, passando per il Pronto Soccorso e arrivando all'Ortopedia, il filo conduttore del racconto di Sara è la gratitudine verso tutte le persone incontrate durante quelle ore e quei giorni difficili. Un riconoscimento che va oltre la singola prestazione sanitaria e comprende anche la disponibilità, l'attenzione e la vicinanza dimostrate alla famiglia in un momento di particolare fragilità.
La sua lettera si conclude con poche parole, ma capaci di racchiudere il sentimento che ha accompagnato tutto il percorso: "Un grazie immenso". Un'espressione semplice per dire grazie a chi, durante una notte iniziata con la paura e nei giorni successivi all'operazione, ha contribuito a prendersi cura del figlio. Un messaggio che Sara Capitano ha voluto rendere pubblico per dare un volto e un valore al lavoro quotidiano dei soccorritori e degli operatori sanitari, spesso svolto in condizioni difficili e lontano dai riflettori.





