Se l’Auditorium Franco Alfano canta e balla in piedi già dalla prima canzone, allora il risultato va oltre il semplice sold out. La Sanremo Summer Symphony 2026 si è chiusa ieri sera con la musica dei Queen, i Break Free e l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, davanti a un pubblico che ha trasformato l’ultimo appuntamento della stagione in una festa dall’inizio alla fine.
Il tutto esaurito era stato annunciato da giorni. Vederlo, però, ha avuto un peso diverso: l’Alfano pieno in ogni ordine di posto e, soprattutto, vivo, pronto a cantare, applaudire e lasciarsi coinvolgere da un repertorio che attraversa generazioni. Un'ultima fotografia che racconta probabilmente meglio di qualsiasi numero il livello raggiunto dalla rassegna alla sua quinta edizione.
Lo aveva anticipato il direttore artistico Giancarlo De Lorenzo alla vigilia: il grande nome conta, ma sempre più spesso è l'idea dello spettacolo, il programma e il contesto nel quale viene costruito a convincere il pubblico. E l'ultima serata sembra avergli dato ragione.

Break Free e Sinfonica, due mondi diventano uno. Sul palco c'erano i Break Free, chiamati a confrontarsi con qualcosa di differente rispetto al tradizionale tribute show: alle loro spalle l'Orchestra Sinfonica di Sanremo, diretta dal maestro Ernesto Colombo, con gli arrangiamenti di Davide Coppola.
La sfida era proprio questa. Non aggiungere semplicemente un'orchestra alle canzoni dei Queen, ma riuscire a far convivere due linguaggi apparentemente distanti. E il risultato ha confermato una delle intuizioni emerse con maggiore forza durante questa Summer Symphony: rock e musica sinfonica possono essere molto meno lontani di quanto sembri.
Era già accaduto durante la serata con Filippo Graziani e il repertorio di Ivan Graziani. È successo nuovamente con i Queen, forse in maniera ancora più evidente grazie alla struttura di brani che già in origine giocano con armonie, cori, cambi di registro e costruzioni musicali particolarmente ricche.
La Sinfonica ha accompagnato questo percorso senza perdere la propria identità, dimostrando ancora una volta quella polivalenza diventata uno dei temi dell'intera stagione. Un'Orchestra che, concerto dopo concerto, ha mostrato di potersi muovere tra mondi molto differenti.
Giuseppe Malinconico trascina l’Alfano. Tra i protagonisti della serata una menzione particolare va inevitabilmente a Giuseppe Malinconico, frontman dei Break Free. Non soltanto per l'estensione vocale richiesta da un repertorio che non concede praticamente nulla, né per la bravura mostrata anche al pianoforte. A colpire è stata soprattutto la sua capacità di tenere insieme palco e platea, dialogando continuamente con il pubblico, con la band e con la stessa Orchestra.
Una presenza scenica che ha contribuito a rompere immediatamente quella distanza che talvolta può crearsi tra un concerto sinfonico e la platea. Ieri sera, invece, quella barriera è praticamente scomparsa dalla prima canzone.
L'Alfano ha risposto alzandosi, cantando e accompagnando alcuni dei brani più conosciuti dei Queen, trasformando progressivamente il concerto in uno spettacolo collettivo.
“Barcelona” e la standing ovation. Uno dei momenti più intensi è arrivato con “Barcelona”, il brano nato dallo storico incontro tra Freddie Mercury e Montserrat Caballé.
Sul palco Malinconico è stato affiancato dal soprano Ester Kopel, dando vita a uno dei passaggi più attesi della serata. L'incontro tra le due voci, sostenute dall'Orchestra, ha portato il pubblico ad alzarsi per una lunga standing ovation.
Un momento che sintetizza bene il senso dell'intero progetto: una canzone sospesa già nella sua versione originale tra pop, rock e lirica, diventata all'Alfano il terreno ideale per mettere insieme tribute band e formazione sinfonica.

Un sold out che chiude il cerchio. Il concerto dedicato ai Queen chiude così una stagione che aveva attraversato linguaggi e pubblici molto differenti. Goran Bregović, Kurt Elling, Ana Carla Maza, Raiz, Filippo Graziani, Belinda Davids, Paola Turci, oltre alle produzioni originali e agli altri appuntamenti, hanno costruito un cartellone nel quale la Sinfonica è stata chiamata continuamente a cambiare pelle.
Il sold out finale assume quindi un significato che va oltre la popolarità universale dei Queen. De Lorenzo aveva spiegato alla vigilia che, con altri 500 posti disponibili, probabilmente sarebbero stati riempiti anche quelli. Ma aveva anche indicato nel programma, prima ancora che nel richiamo del singolo artista, uno dei motivi della crescita della manifestazione.
La risposta di ieri sembra confermare proprio questa direzione: il pubblico della Summer Symphony non arriva più soltanto per assistere al concerto di un determinato nome, ma riconosce progressivamente una formula e un'identità della rassegna.
Il rock può essere una strada per il futuro. E proprio l'ultima serata lascia anche qualche indicazione in vista del 2027. Il binomio tra rock e orchestra sinfonica ha funzionato ancora una volta e potrebbe diventare uno dei territori da esplorare ulteriormente.
Non significa trasformare la Sinfonica in qualcosa che non è. Semmai il contrario: utilizzare le caratteristiche di un'orchestra per rileggere generi apparentemente lontani, mostrando quanto possano diventare vicini quando arrangiamenti, interpreti e progetto vengono costruiti nella stessa direzione.
È forse questa una delle eredità più interessanti lasciate dalla quinta Sanremo Summer Symphony. La Sinfonica non è stata semplicemente l'accompagnamento dei protagonisti arrivati all'Alfano, ma una componente dello spettacolo, capace di adattarsi senza diventare invisibile.
Il futuro comincerà presto: entro la fine di agosto De Lorenzo consegnerà la programmazione invernale, mentre nei primi giorni di dicembre dovrà essere sostanzialmente definita la prossima stagione estiva.
Intanto resta l'immagine dell'ultima notte. L'Alfano esaurito, il pubblico in piedi, i Queen cantati da un'intera platea e un'Orchestra Sinfonica perfettamente dentro a un concerto rock. La Sanremo Summer Symphony 2026 non poteva probabilmente trovare un finale più coerente con il percorso costruito durante l'estate: partire dalla Sinfonica per andare ogni volta da qualche altra parte, senza sapere fino in fondo dove possa arrivare.
(Foto di Erika Bonazinga)








































