Il movimento di Badalucco "Insieme per amore contro ogni forma di diga" interviene nel dibattito riacceso dalla siccità e dalla discussione sulla realizzazione di nuovi invasi in valle Argentina. Dopo aver letto con attenzione l’articolo dedicato alla ricostruzione dell’opposizione storica e recente alla diga di Glori, il gruppo ribadisce la propria posizione e chiede la pubblicazione integrale delle proprie osservazioni. "L’acqua è vita e rappresenta una risorsa indispensabile da preservare e custodire", sottolineano i promotori, secondo i quali il ripetersi delle emergenze idriche non dovrebbe riportare automaticamente alla costruzione di dighe come unica risposta possibile.
Secondo il movimento (Antonio Panizzi, Franco Bianchi, Gianna Maria Boeri, Costante Lanteri e Colombo Panizzi, in rappresentanza del movimento), infatti, la questione della disponibilità d’acqua è molto più complessa e richiede un insieme di interventi strutturali e di tutela del territorio. Tra le priorità indicate ci sono la manutenzione e il rinnovamento della rete idrica, che – viene ricordato – disperde oltre il 40% della risorsa, ma anche la riduzione degli sprechi a tutti i livelli. Il documento richiama inoltre la necessità di una maggiore cura del territorio, della raccolta delle acque piovane e della conservazione e dell’arricchimento delle falde acquifere attraverso la ricarica. Attenzione anche alla custodia e alla bonifica dei pozzi di estrazione, alla mappatura delle sorgenti e alla ricerca di nuove fonti.
Il movimento propone inoltre di puntare sulla realizzazione di vasche e acquedotti, sul ripristino delle piccole traverse destinate all’acqua irrigua – le "ciüxe de sti agni" – e su interventi che potrebbero avere anche una funzione energetica. Le piccole opere, secondo i promotori, potrebbero infatti essere utilizzate anche per alimentare mini centrali idroelettriche. Un approccio che, nelle intenzioni del gruppo, dovrebbe privilegiare interventi diffusi e sostenibili rispetto alla realizzazione di grandi infrastrutture. "L’acqua va gestita, custodita e valorizzata intervenendo su più fronti", è la posizione espressa nel documento.
Particolare preoccupazione viene manifestata per le caratteristiche geologiche e morfologiche della valle Argentina, che il movimento considera inadatta a ospitare grandi dighe e invasi. "In una valle franosa e geologicamente fragile, con rocce poco compatte che tendono a scivolare verso il basso, inoltre stretta e con ripide pendenze, la costruzione di dighe e di invasi rappresenta un grave pericolo per la vita e la sicurezza delle persone", sostengono i promotori. A loro giudizio, oltre ai possibili rischi per la popolazione, occorre considerare anche l’impatto che opere di questo tipo avrebbero sull’ambiente e sull’ecosistema della valle.
Nel documento viene quindi richiamato anche il ruolo del trasporto naturale dei detriti verso valle. Il movimento, facendo riferimento a pareri di esperti e docenti universitari e alle direttive europee che incoraggiano lo smantellamento delle dighe esistenti, sostiene che il torrente svolga una funzione naturale assimilabile a quella di un nastro trasportatore. "Porta i detriti a valle e forma alla foce una diga naturale, che impedisce l’intrusione del cuneo salino", viene spiegato. Secondo il gruppo, questo processo naturale contribuirebbe anche a evitare l’inquinamento dei pozzi esistenti nell’alveo.
Da qui la conclusione del movimento, che continua a considerare gli invasi non risolutivi per la valle Argentina. "Siamo convinti che nella valle Argentina gli invasi non rappresentino la soluzione del problema idrico", si legge nella nota. Al contrario, il gruppo individua nelle falde sotterranee quello che definisce il miglior sito di stoccaggio delle acque, chiedendo una maggiore attenzione alla loro tutela e alla loro capacità di accumulo. La posizione resta dunque netta: "Restiamo vigili, pronti ad opporci a nuovi progetti di dighe e invasi".
Per ulteriori approfondimenti, il movimento invita a consultare il volume "Per non dimenticare, la questione della diga nella valle Argentina", curato da Antonio Panizzi e Franco Bianchi e pubblicato nel 2024 da Philoboblon editore. Il prossimo appuntamento pubblico sul tema è fissato per sabato 29 agosto 2026, alle 20.30, a Glori, con l’incontro culturale "La diga di Glori e la galleria Glori-Castellaro". Un’occasione nella quale il dibattito sulla storia dei progetti, sulle posizioni contrapposte e sul futuro della gestione delle risorse idriche della valle Argentina tornerà al centro dell’attenzione.
Badalucco, 13 agosto 2026. A firmare il documento sono Antonio Panizzi, Franco Bianchi, Gianna Maria Boeri, Costante Lanteri e Colombo Panizzi, in rappresentanza del movimento "Insieme per amore contro ogni forma di diga".





