Arma di Taggia torna in acqua. Lo ha fatto soltanto nella giornata di ieri, domenica 9 agosto, dopo quattro giorni durante i quali la costa è rimasta sospesa tra ombrelloni aperti, mare vietato e telefoni utilizzati più per gestire disdette che per accogliere nuove prenotazioni. La revoca è arrivata a sei giorni da Ferragosto e, di fatto, a poche ore dall’inizio della “settimana delle settimane”: quella nella quale stabilimenti, alberghi, ristoranti e attività commerciali concentrano aspettative e una parte fondamentale degli incassi dell’intera stagione.
È certamente una buona notizia. Le analisi effettuate da Arpal sui campioni prelevati sabato 8 agosto hanno restituito valori ampiamente conformi: Escherichia coli a 10 MPN ogni 100 millilitri, contro il limite di 500, ed enterococchi intestinali inferiori a 10 MPN, a fronte di una soglia massima di 200. Numeri che hanno permesso al sindaco Mario Conio di firmare l’ordinanza numero 68 del 9 agosto, revocando il provvedimento numero 66 emanato il 5 agosto. Il mare è nuovamente balneabile in ogni sua parte. Ma se l’emergenza sanitaria può essere dichiarata rientrata, le giornate appena trascorse rimangono tra le più delicate della storia recente di Arma di Taggia. E non soltanto di Arma: i divieti registrati anche a Sanremo e Imperia hanno trasformato la qualità delle acque in una questione provinciale, imponendo interrogativi che non possono essere cancellati dal primo campione favorevole.
Dal superamento del 4 agosto alla revoca del 9. La vicenda comincia con il controllo ordinario effettuato da Arpal il 4 agosto. Il campione restituisce un valore degli enterococchi intestinali pari a 300 UFC ogni 100 millilitri, superiore al limite di legge fissato a 200. L’Escherichia coli, invece, rimane entro i parametri. Il superamento è contenuto, ma la normativa non prevede gradazioni: il Comune deve adottare il provvedimento cautelativo e, poiché il litorale di Arma costituisce un unico tratto di balneazione sottoposto a un solo punto ufficiale di campionamento, il divieto viene esteso a tutta la costa. L’annuncio arriva mercoledì 5 agosto. Il giorno successivo Arpal effettua il primo prelievo suppletivo, mentre lungo gli stabilimenti si materializza immediatamente il danno: clienti che saldano e partono, posti vuoti, turisti diretti verso Bussana o Riva Ligure per poter fare il bagno. Le nuove analisi mostrano un miglioramento, ma non basta. Uno dei due parametri resta oltre la soglia e venerdì 7 agosto diventa chiaro che il divieto accompagnerà Arma almeno per tutto il sabato. Servirà un nuovo campionamento, quello effettuato l’8 agosto, per certificare finalmente il pieno rientro dei valori. Nel pomeriggio di ieri arriva il responso favorevole e, poco dopo, la revoca formale. Quattro giorni, in termini strettamente temporali. Molto di più se si considerano il danno d’immagine, le prenotazioni cancellate e il precedente divieto vissuto tra giugno e luglio.
Due emergenze differenti, una stagione colpita due volte. È necessario mantenere distinti i due episodi. A giugno la causa era conosciuta: la rottura di una condotta fognaria in prossimità della foce dell’Argentina, verificatasi nel contesto dei lavori per il nuovo ponte. Il Comune aveva potuto individuare il problema, intervenire in somma urgenza e seguire l’evoluzione delle operazioni di ripristino. Il caso di agosto nasce invece da un campionamento ordinario e rimane, almeno per ora, senza una spiegazione accertata. Rivieracqua, interpellata formalmente dal Comune, ha escluso anomalie, sversamenti e malfunzionamenti tanto nella rete quanto nel depuratore. Proprio questo elemento ha preoccupato maggiormente Conio: a giugno esisteva “un nemico” individuabile; ad agosto si è dovuto attendere il progressivo rientro dei valori senza conoscere l’origine del superamento. Le analisi favorevoli dell’8 agosto sembrano indicare un episodio isolato e non una contaminazione cronica. Il dato rassicura, ma non risponde ancora alla domanda principale: che cosa ha determinato l’anomalia rilevata quattro giorni prima? È da questo interrogativo che dovrà ripartire il lavoro degli enti coinvolti. Perché definire l’episodio isolato significa descriverne la durata, non necessariamente spiegarne la causa.
Conio: “Un momento di grande sollievo”. Nella comunicazione diffusa dopo la revoca, Mario Conio non nasconde il peso delle giornate trascorse. “È un momento di grande sollievo – scrive il sindaco –. Questi giorni non sono stati facili, proprio nel momento più delicato della stagione”. Il primo cittadino ringrazia cittadini, operatori turistici e balneari “che, pur penalizzati in giorni così importanti, hanno saputo mantenere equilibrio, responsabilità e grande spirito di iniziativa”. Un pensiero viene rivolto anche ai turisti, definiti parte della comunità, seppure soltanto per il periodo trascorso ad Arma. “Le analisi sembrano confermare che si sia trattato di un episodio isolato, non di un problema cronico – prosegue Conio –: un dato che conferma quanto già spiegato nei giorni scorsi da Rivieracqua sul buon funzionamento della rete fognaria e del depuratore”.Il sindaco ammette però che il lavoro non può considerarsi concluso: “Le cause precise dell’anomalia restano da individuare. Manterremo alto l’impegno per comprenderne, insieme a Rivieracqua, le origini, continuando a monitorare con attenzione insieme a tutti gli enti competenti”.
Le spiagge vuote nel pieno di agosto. Il danno prodotto dal divieto non può essere misurato soltanto contando i quattro giorni trascorsi tra l’ordinanza e la revoca. Giovedì mattina, a poche ore dall’annuncio, sul litorale erano già visibili le prime conseguenze. Alcuni clienti hanno scelto di rimanere sotto l’ombrellone, utilizzando le docce degli stabilimenti per rinfrescarsi. Molti altri si sono spostati verso le località vicine oppure hanno lasciato Arma. Sabato il colpo d’occhio restituiva una situazione ancora più netta: stabilimenti aperti, bagnini impegnati a fare rispettare l’ordinanza, pochissime persone sulla sabbia e nessuno in acqua. A pochi giorni da Ferragosto, ogni prenotazione cancellata rischia di non essere recuperata. Il turista che modifica il soggiorno non torna automaticamente quando viene pubblicata la revoca; chi ha scelto un’altra località potrebbe avere già cambiato i propri programmi per tutta la settimana. Confcommercio e Federalberghi Confcommercio di Taggia hanno definito il secondo divieto un “colpo durissimo”, ricordando che dietro ogni ombrellone vuoto non ci sono soltanto gli stabilimenti, ma alberghi, bed & breakfast, ristoranti, bar, negozi e lavoratori. Le categorie hanno chiesto chiarezza sulle cause e, superata la fase emergenziale, misure di ristoro per le imprese colpite.
Dal Consiglio comunale al "falò di confronto". In questi giorni non è mancato neppure il confronto politico. Anzi, in alcuni momenti ha rischiato di trasformarsi in una sorta di falò 2.0, alimentato non dalla legna ma da comunicati, repliche e controrepliche. Il tema è entrato in Consiglio comunale giovedì sera, poche ore dopo l’entrata in vigore del divieto. Gabriele Cascino, capogruppo di opposizione di Progettiamo il Futuro, ha chiesto le dimissioni dell’assessore al Demanio Manuel Fichera, parlando di una responsabilità politica complessiva nella gestione del comparto. Cascino ha unito nella propria contestazione i due divieti dell’estate, la perdita della Bandiera Blu nelle stagioni precedenti e la gestione delle spiagge libere attrezzate. Non ha attribuito a Fichera una responsabilità materiale per il superamento dei parametri, ma ha chiesto un segnale politico verso le categorie danneggiate. La risposta del sindaco è stata netta. Conio ha confermato la propria fiducia all’assessore, sostenendo che il divieto non potesse essere collegato al suo operato e contestando l’accostamento tra balneazione, Demanio e gestione delle spiagge. Anche Fichera ha escluso qualsiasi passo indietro: nessuna responsabilità degli uffici o dell’assessorato sarebbe emersa e l’episodio, secondo la ricostruzione dell’amministrazione, non era prevedibile né evitabile attraverso le competenze del Demanio. Da quel momento il confronto è proseguito fuori dall’aula. Cascino ha ribadito le accuse, Fichera ha risposto duramente e poi corretto un passaggio relativo al precedente incarico dell’avversario in Secom, aprendo infine alla possibilità di lavorare insieme su proposte concrete, compresa una nuova valutazione del numero dei punti di campionamento.
Non tutta la politica ha seguito la stessa strada. La crisi non è stata però trattata con la stessa intensità da tutte le forze politiche. L’opposizione presente in Consiglio comunale ha inevitabilmente affrontato il tema durante la seduta di giovedì; nei giorni successivi alcune componenti sono intervenute, mentre altre hanno scelto il silenzio o sono rimaste ai margini del confronto. Alleanza Progressista ha criticato la gestione del territorio, richiamando il problema della manutenzione ordinaria e chiedendo un cambio di rotta. Progetto Comune, con Fulvia Alberti, ha invece provato a spostare la riflessione dal solo piano economico a quello ambientale: prima della Bandiera Blu e del turismo, ha sostenuto il movimento, viene la salute del mare. Da qui la proposta di un tavolo tecnico permanente con Arpal, gestore idrico, università ed esperti, per individuare le cause e non limitarsi a gestire le emergenze. Nella serata di sabato è intervenuto anche il movimento civico Insieme per Taggia e Arma, auspicando una risposta condivisa tra le diverse componenti politiche. Un invito a sospendere la ricerca immediata del vantaggio elettorale e concentrare il confronto sugli interventi necessari per tutelare il litorale. Una richiesta comprensibile, anche perché la crisi è arrivata mentre Taggia si sta già avvicinando, più o meno apertamente, alla campagna per le elezioni comunali del 2027. Il rischio che ogni dato sull’acqua diventi materiale elettorale esiste. Ma altrettanto concreto sarebbe il rischio contrario: utilizzare l’appello all’unità per eliminare il confronto sulle responsabilità e sulle scelte future.
Federico: "Fermezza e dialogo". Dentro questo quadro, Giuseppe Federico di Progettiamo il Futuro ha scelto una linea composta da critica e proposta. Da una parte ha chiesto alla Giunta di non considerare chiusa la vicenda con la revoca e di continuare a cercare l’origine dell’anomalia. Dall’altra ha presentato un pacchetto di misure rivolto agli operatori che hanno subito le conseguenze del divieto. Tra le proposte avanzate figurano: la convocazione urgente di un tavolo con operatori turistici e associazioni di categoria; la valutazione di agevolazioni sui tributi comunali e sui canoni, nei limiti consentiti dalla legge; una campagna straordinaria di promozione del litorale; l’ipotesi di parcheggi gratuiti per la restante parte della stagione; una variazione di bilancio per reperire le risorse necessarie; la verifica della possibilità di utilizzare una quota disponibile del risultato di amministrazione. Il gruppo ha annunciato la presentazione di una mozione in Consiglio comunale. L’impostazione è semplice: le responsabilità potranno essere accertate successivamente, ma nel frattempo occorre intervenire a sostegno di chi sta pagando il prezzo economico più alto. È forse questo il terreno sul quale misurare adesso maggioranza e opposizioni. Le dimissioni chieste da Cascino hanno acceso lo scontro e prodotto una reazione politica; le misure proposte da Federico obbligano invece tutti a esprimersi su scelte verificabili, costi e tempi.
Il nodo dell’unico punto di campionamento. Tra le questioni riemerse c’è anche quella dell’unico punto ufficiale di controllo previsto per tutto il litorale di Arma. Federico Grasso di Arpal ha spiegato che il Comune potrà chiedere alla Regione, durante la revisione invernale, una suddivisione più articolata del tratto. Conio e Fichera hanno ricordato che una richiesta in tal senso era già stata presentata nel maggio 2024. Allora l’ipotesi venne sconsigliata perché il litorale di Arma è relativamente breve, interamente sabbioso e considerato morfologicamente omogeneo. Una frammentazione potrebbe creare il paradosso di stabilimenti confinanti, uno aperto e uno vietato, separati soltanto da una linea invisibile in mare. Al tempo stesso, l’esperienza di agosto mostra quanto sia pesante chiudere l’intero litorale sulla base di un unico campione. Non esiste una soluzione automaticamente corretta. Proprio per questo occorre una nuova valutazione tecnica, fondata sui dati e non sulla pressione del momento. Il Comune ha annunciato che tornerà a porre la questione.
La riapertura non può essere l’ultima pagina. Le analisi dell’8 agosto indicano valori quasi azzerati e sembrano confermare la natura isolata dell’episodio. Il mare è tornato pienamente balneabile prima della settimana di Ferragosto e questa è la notizia più importante. Ma sarebbe un errore considerarla anche l’ultima. Rimangono da quantificare i danni, individuare eventuali forme di sostegno e ricostruire la fiducia dei turisti. Resta da comprendere quale sia stata l’origine del superamento del 4 agosto e se vi siano controlli o strumenti capaci di ridurre il rischio di nuovi episodi. Rimane aperto il confronto sul numero dei punti di campionamento. E resta, soprattutto, la necessità di trasformare un’intera settimana di parole in decisioni. Conio ha annunciato la volontà di chiedere un tavolo coordinato dalla Prefettura per approfondire la successione di divieti registrata tra Arma, Sanremo e Imperia. Arpal ha escluso una causa comune già dimostrata, ma la concentrazione di episodi lungo poche decine di chilometri rende comunque legittimo un confronto territoriale più ampio.
Arma ha riavuto il suo mare appena in tempo per la settimana più importante dell’estate. Ora deve provare a recuperare ciò che quattro giorni di divieto hanno portato via: presenze, incassi, serenità e una parte della fiducia costruita nel tempo. I valori sono rientrati. La vera verifica, da oggi, riguarda tutto il resto.





