Per gran parte della storia della ritrattistica i denti, semplicemente, non si vedevano. Nei dipinti si sorride a labbra chiuse, e nelle prime fotografie i tempi di posa lunghissimi imponevano espressioni immobili e composte. Mostrare la dentatura era considerato poco decoroso, quando non apertamente comico: restava roba da ubriachi e da personaggi popolari. Di conseguenza, un incisivo storto o un canino erano solo un dettaglio che quasi nessuno aveva occasione di guardare da vicino.
A cambiare tutto è stato il primo piano cinematografico.
1938: quando il sorriso diventa un progetto
Il momento di svolta ha una data e un nome. Negli anni Trenta un dentista di Beverly Hills, Charles Pincus, iniziò ad applicare sottili lamine sui denti degli attori, fissandole con paste adesive per protesi mobili: duravano il tempo delle riprese e servivano a rendere la dentatura uniforme sotto le luci dello studio. Nel 1938 la questione approdò su una pubblicazione scientifica dal titolo eloquente, La costruzione della personalità della bocca, dove si sosteneva che forma, posizione e colore dei denti incidono sul modo in cui una persona viene percepita dagli altri. È da lì che nasce, di fatto, l'idea moderna di faccetta dentale e con essa il mito del sorriso hollywoodiano.
La corsa al bianco e l'epoca dell'uniformità
Il vero salto quantitativo arriva molto più tardi, e ha due acceleratori tecnologici: la televisione ad alta definizione e la fotocamera frontale dello smartphone.
L'alta definizione ha reso visibile ciò che prima si perdeva nella grana dell'immagine: una micro-scheggiatura, una gengiva asimmetrica, la differenza di tono fra un incisivo e quello accanto. Il selfie ha fatto il resto, spostando il giudizio estetico da un evento occasionale (la foto di gruppo, il matrimonio) a una pratica quotidiana e ravvicinata.
In quel contesto il canone si è spostato verso un bianco che in natura non esiste. Le scale di colore usate in odontoiatria si sono allungate negli anni con tonalità cosiddette bleach, più chiare della gamma naturale: erano nate come riferimento tecnico, sono diventate un obiettivo estetico. Con il colore si è uniformata anche la forma. Incisivi centrali della stessa lunghezza, canini arrotondati, bordi netti, nessuno spazio visibile fra un dente e l'altro: guardando le finali di un talent show, o le prime file di un red carpet, l'impressione è che i sorrisi si somiglino tutti. Non è un'impressione sbagliata. È il risultato di un canone che, come tutti i canoni forti, ha finito per cancellare le variazioni individuali.
La generazione che rivendica i "denti veri"
Da qualche stagione, però, il vento è girato. Nei contenuti beauty più seguiti sono comparse le storie di chi si è pentito, di chi si è fatto rimuovere lavori troppo evidenti. Fra i più giovani si è consolidata una preferenza esplicita per i "denti veri": leggermente irregolari, con la traslucenza grigio-azzurra sui bordi, con i canini appuntiti. Da qui l'interesse per gli impianti dentali senza viti, che rinunciano al foro di accesso sulla superficie della corona.
Vale la pena notare che anche questo è un canone. Ottenere un'imperfezione credibile, con texture e trasparenze diverse dente per dente, è tecnicamente più difficile che ottenere una fila di rettangoli bianchi.
Un canone che si scontra con i numeri
C'è poi un aspetto che il racconto estetico tende a nascondere. Mentre il dibattito pubblico si concentra su tonalità e proporzioni, i dati sull'accesso alle cure raccontano un Paese diverso: oltre un quarto degli italiani ha rinunciato a cure dentistiche nell'ultimo anno per motivi economici. Il sorriso, in altre parole, resta uno dei marcatori sociali più leggibili che abbiamo. Un impianto dentale oggi costa fra 1.000€ e 3.000€. L’arcata completa? Fra 15.000€ e 20.000€.
Il canone, naturalmente, cambierà ancora. Il bianco assoluto degli anni Duemila oggi ci sembra datato quanto le sopracciglia sottilissime dello stesso periodo; è ragionevole immaginare che fra vent'anni l'attuale culto dell'imperfezione calibrata apparirà altrettanto riconoscibile come moda di un'epoca. Nel frattempo resta un dato curioso: di tutte le mode del corpo, quella dei denti è l'unica in cui la marcia indietro non è sempre possibile. E forse è proprio questo che sta rendendo la nuova generazione così prudente.
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