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Eventi | 09 agosto 2026, 07:11

Dal sogno di una bambina durante l'apartheid a Sanremo, Belinda Davids celebra Whitney Houston con la Sinfonica: "La sua musica è amore"

Nel giorno in cui Whitney Houston avrebbe compiuto 63 anni, la cantante sudafricana si racconta alla vigilia di "Indimenticabile Whitney", il concerto con l'Orchestra Sinfonica di Sanremo diretta dal Maestro Roberto Molinelli. Dall'infanzia nel Sudafrica dell'apartheid al legame con il suo idolo, fino all'emozione di esibirsi nella città che accolse la diva americana al Festival del 1987

Dal sogno di una bambina durante l'apartheid a Sanremo, Belinda Davids celebra Whitney Houston con la Sinfonica: "La sua musica è amore"

Ci sono coincidenze che sembrano scritte dalla musica prima ancora che dal calendario. Oggi, 9 agosto, Whitney Houston avrebbe compiuto 63 anni. Domani, la sua voce tornerà idealmente a vivere proprio a Sanremo, la città che la accolse nel 1987, quando aveva soltanto ventiquattro anni e il Festival la consacrò definitivamente anche agli occhi del pubblico italiano. Quasi quarant'anni dopo, su quel filo invisibile che lega memoria e presente, salirà sul palco dell'Auditorium Franco Alfano Belinda Davids, una delle interpreti che più profondamente ha saputo raccogliere l'eredità artistica della cantante americana.

Ridurre Belinda Davids a una "tribute artist" sarebbe però un errore. La cantante sudafricana non rincorre l'imitazione, ma ricerca l'essenza. La sua voce impressiona, certo, ma è soprattutto il modo in cui affronta il repertorio di Whitney Houston a raccontare qualcosa di diverso: non la copia di un mito, bensì il dialogo continuo con un'artista che, come lei stessa confessa, le ha insegnato a cantare quando era soltanto una bambina. C'è poi una storia personale che rende tutto ancora più intenso. Belinda è cresciuta nella Port Elizabeth dell'apartheid, in un Paese in cui la musica rappresentava uno dei pochi luoghi nei quali sentirsi davvero libera. Oggi porta quelle emozioni nei teatri di tutto il mondo, ma continua a salire sul palco con gli occhi della bambina che sognava davanti alla televisione. Domani quel sogno la condurrà proprio a Sanremo, sul palcoscenico che vide esibirsi il suo idolo.

L'intervista diventa così molto più di un racconto sul concerto. È un viaggio tra memoria, tecnica vocale, identità e gratitudine, nel segno di una donna che non vuole sostituire Whitney Houston, ma semplicemente ricordarne il talento.

Oggi Whitney Houston avrebbe compiuto gli anni e domani lei porterà la sua musica proprio a Sanremo, dove Whitney si esibì nel 1987. Che significato ha per lei questa coincidenza? "Interpretare la sua musica è un onore profondamente personale. Essere qui, nel giorno del suo compleanno, e poterla celebrare proprio a Sanremo, dove lei si esibì tanti anni fa, rappresenta per me un momento che chiude un cerchio. Tornare qui significa ricordare al pubblico di Sanremo quanto fosse straordinaria la sua voce e quanto continui a esserlo ancora oggi. Il mio compito è questo: aiutare le persone a ricordare il suo immenso talento e la bellezza delle sue canzoni."

Lei ha raccontato che Whitney le ha insegnato a cantare fin da quando aveva otto anni. Se oggi potesse parlarle per cinque minuti, quale sarebbe la prima cosa che le direbbe? "Le direi semplicemente grazie. Grazie per avermi fatto scoprire come usare la mia voce. Sapevo di saper cantare, ma poter crescere ascoltando una voce come la sua è stato un dono per il quale sarò sempre grata." Dove finisce l'omaggio a Whitney Houston e dove inizia Belinda Davids? "Non credo che smetterò mai di cantare la sua musica. Però sento che è arrivato anche il momento di mostrare chi sono attraverso le mie canzoni. Non è facile. Anche quando pubblico musica originale, il pubblico continua a chiedermi Whitney. E la cosa più difficile è proprio riuscire a dire di no." Whitney Houston è stata anche una donna molto fragile. Crede che oggi il pubblico riesca a cogliere entrambe le dimensioni della sua storia? "Io non sono Whitney e non vivrò mai il livello di fama che lei ha raggiunto. La sua corona era molto pesante. Preferisco non soffermarmi su quelle fragilità. Voglio che le persone ricordino la bellezza con cui interpretava ogni canzone, perché in ognuna di esse vivono ricordi, emozioni, momenti felici e tristi. La mia storia ha qualche punto in comune con la sua, ma le nostre vite sono state anche molto diverse."

L'infanzia di Belinda Davids è stata segnata dall'apartheid. Una ferita che, ancora oggi, influenza il suo modo di guardare il mondo. La musica può ancora unire persone che la società continua a dividere? "Assolutamente sì. Negli ultimi dieci anni ho visto crisi economiche, guerre, depressioni. Ho viaggiato ovunque e ogni volta salgo sul palco con un solo obiettivo: far dimenticare alle persone, anche solo per due o tre ore, quello che succede fuori dal teatro. La musica unisce davvero le persone. Lo vedo ogni sera. La musica è amore." C'è ancora qualcosa della bambina di Port Elizabeth che ritrova sul palco? "Ogni volta. Quando canto rivedo quella bambina con i nastri bianchi tra i capelli, il vestito bianco e le scarpe bianche che sognava semplicemente di mostrare il proprio talento al mondo. Il palco è il mio posto felice da quando avevo cinque anni. Ancora oggi faccio fatica a credere che quei sogni mi abbiano portata fin qui, in un luogo che vedevo soltanto in televisione. A volte mi chiedo ancora come sia possibile ritrovarmi a cantare sullo stesso palco del mio idolo, proprio qui a Sanremo"» Il concerto dell'Alfano sarà anche l'incontro tra la sua voce e gli arrangiamenti sinfonici di Roberto Molinelli. Che cosa cambia quando Whitney incontra un'orchestra? "Con l'orchestra bisogna scavare ancora più a fondo nelle emozioni. Roberto mi dice spesso che durante le prove non c'è bisogno di cantare con tutta quella intensità, ma io non ci riesco. Ho bisogno di entrare completamente dentro queste canzoni, di andare oltre i miei stessi limiti per renderle davvero vive."

Come nasce il vostro dialogo artistico? "Lavoriamo insieme da tanti anni. Roberto conosce la mia voce molto bene e credo abbia scritto questi arrangiamenti pensando proprio a me. Tra noi ormai esiste un linguaggio fatto di musica, che non ha bisogno di parole." C'è ancora una canzone che la intimorisce? "Senza dubbio "I Will Always Love You". L'inizio a cappella deve essere perfettamente intonato, altrimenti rischia di compromettere tutto il resto del brano. Mi emoziono perché vedo il pubblico entrare immediatamente in quello stato emotivo. Se sbagliassi quell'attacco, si spezzerebbe quella magia." Quale brano farebbe ascoltare a chi non conosce Whitney Houston? "Direi "The Greatest Love of All". Non solo perché è una canzone meravigliosa, ma per il modo in cui Whitney la interpretava. Molti possono cantare quei brani. Quello che nessuno può replicare è il modo in cui lei riusciva a consegnarli al pubblico. Se dovessi tenere una masterclass, insegnerei proprio questo: come entrare dentro una canzone e come restituirla con la stessa intensità tecnica ed emotiva."

Andrea Musacchio

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