Grande partecipazione di pubblico ieri sera al Centro culturale di Triora, dove è stato presentato in anteprima assoluta "Lo chiamavano Giuvanin", il documentario realizzato dal film maker Davide Avena dopo due anni di riprese trascorsi in compagnia di Giovanni Lanteri, uno degli ultimi pastori di pecora brigasca del territorio. Una serata particolarmente sentita, che ha portato sul grande schermo uno spaccato autentico e prezioso della vita pastorale dell'entroterra ligure, attraverso la quotidianità e la storia di un uomo profondamente legato alla propria terra.
Il documentario è stato accolto con emozione dal pubblico presente, restituendo la testimonianza di un mondo antico e di un modo di vivere oggi sempre più raro. La figura di Giovanni Lanteri diventa così il filo conduttore di un racconto capace di conservare, quasi come una vera e propria capsula del tempo, gesti, abitudini, valori e tradizioni di una comunità. Un lavoro che emoziona e commuove, ma che allo stesso tempo invita a riflettere sul futuro delle aree interne e sulla necessità di non disperdere un patrimonio culturale e umano di inestimabile valore.
Da parte dell'Amministrazione comunale di Triora è arrivato un ringraziamento speciale a Davide Avena, per aver scelto proprio il borgo dell'Alta Valle Argentina come luogo della prima proiezione pubblica del suo lavoro. Il progetto, realizzato interamente in autofinanziamento, è nato dalla collaborazione tra diverse professionalità del Ponente ligure, unite dalla volontà di raccontare attraverso le immagini il rapporto profondo tra uomo, animali e territorio. Una sinergia che ha permesso di trasformare due anni di osservazione e riprese in una testimonianza cinematografica dal forte valore documentaristico.
Accanto al sostegno di Matteo Oliva e Silvia Bregliano de La Fontana dell'Olmo, un contributo importante è arrivato anche dal punto di vista tecnico e visivo. In particolare, l'Amministrazione ha voluto sottolineare il ruolo di Roberto Amoretti di Civezza, definito uno "stimato collaboratore e amico", che ha affiancato la troupe con la propria esperienza e con una particolare sensibilità nel raccontare attraverso le immagini il territorio e le sue persone. Un apporto prezioso che si è inserito nel lavoro della squadra guidata da Avena e composta anche da Simone Caridi e Claudio Cecchi.
A impreziosire ulteriormente il racconto è la colonna sonora originale firmata da Luca Schiappacasse, pensata per accompagnare le immagini e contribuire alla costruzione di un'atmosfera capace di restituire allo spettatore la dimensione più intima del documentario. Musica, immagini e testimonianza si fondono così in un'opera che non vuole soltanto raccontare la storia di un pastore, ma conservare la memoria di una realtà che rappresenta una parte importante dell'identità dell'entroterra ligure.
La serata di Triora rappresenta però soltanto la prima tappa di un percorso più ampio. La rassegna cinematografica e promozionale dedicata a "Lo chiamavano Giuvanin" proseguirà infatti in diverse località del Ponente Ligure, portando il documentario in altri centri del territorio. L'obiettivo è continuare a far conoscere la storia di Giovanni Lanteri e, attraverso di lui, il valore del mondo pastorale, delle sue tradizioni e di un patrimonio culturale che rischia di scomparire se non viene raccontato e tramandato.
Il successo della prima proiezione conferma dunque l'interesse del pubblico per storie autentiche, legate alle persone e al territorio. "Lo chiamavano Giuvanin" si inserisce in questo solco, trasformando l'esperienza di un uomo e di un pastore in una memoria condivisa, capace di parlare non soltanto a chi conosce direttamente la vita dell'entroterra, ma anche alle nuove generazioni e a chi desidera riscoprire le radici più profonde del Ponente ligure.
(Foto Cristian Flammia)












