Politica - 08 agosto 2026, 16:40

"Reti nuove e tariffa bloccata": Scajola risponde alle critiche su Rivieracqua

Il Presidente della Provincia e dell'EGATO: "13 milioni l'anno di investimenti fino al 2029, due estati senza emergenze idriche nei territori gestiti"

Claudio Scajola

Claudio Scajola

Sul banco degli imputati, negli ultimi giorni, sono finite Rivieracqua e la Provincia, accusate da più parti di non fare abbastanza per la rete idrica del territorio, in un'estate segnata da crisi idrica e divieti di balneazione. Ma a difendere l'operato dell'ente e del gestore unico arriva la replica del Presidente della Provincia Claudio Scajola, che guida anche l'EGATO, l'Ente di Governo d'Ambito: "È un esercizio comodo capitalizzare il malumore dei cittadini di fronte a un guasto, ma ho la responsabilità istituzionale di raccontare i fatti".

Un patrimonio infrastrutturale fragile, ereditato non creato

Il Presidente ricorda innanzitutto da dove si parte: oltre 2.000 chilometri di acquedotto e più di 1.000 di fognature che per decenni avrebbero ricevuto solo interventi tampone dagli enti locali. Una eredità pesante, sulla quale però negli ultimi anni sarebbe stata imposta – parole del Presidente – "una reazione amministrativa e tecnica senza precedenti".

I numeri, secondo quanto riportato, parlano di un netto cambio di passo: dagli 8 milioni di euro annui previsti dal Piano degli Interventi originario si è passati a una programmazione di circa 13 milioni di euro l'anno fino al 2029, nel rispetto del periodo regolatorio ARERA 2024-2029 e del piano di rientro approvato dal Tribunale di Imperia. Il tutto, sottolinea il Presidente, mantenendo invariata la tariffa a carico dei cittadini. Negli ultimi due anni sarebbero già stati realizzati investimenti per oltre 40 milioni di euro sul fronte degli acquedotti e per oltre 18 milioni tra depurazione e fognatura.

La distrettualizzazione e i fondi PNRR

Un capitolo a parte riguarda i fondi europei del PNRR, che secondo il Presidente avrebbero permesso di superare la logica della semplice riparazione dei tubi dopo la rottura: oltre 1.000 chilometri di rete acquedottistica sarebbero già stati distrettualizzati con sistemi digitali in grado di individuare le perdite occulte in tempo reale, mentre proseguirebbe la sostituzione delle condotte più ammalorate, con un ritmo stimato di circa 5 chilometri di nuove reti posate ogni anno.

Tra i risultati rivendicati anche la situazione del Dianese e di Andora, aree gravate in passato da una sanzione europea per la carenza di depurazione: oggi, secondo il Presidente, l'intero Golfo Dianese e il 40% del territorio di Andora risulterebbero allacciati e convogliati al depuratore centrale di Imperia, mentre lo stesso Comune di Andora non soffrirebbe più di crisi idriche grazie all'allacciamento stabile all'acquedotto del Roja.

"Le rotture giornaliere ci sono – ammette il Presidente – ma la differenza rispetto al passato sta nella tempestività della riparazione". Un lavoro che, sempre secondo la sua ricostruzione, avrebbe garantito ai Comuni gestiti due estati consecutive senza emergenze, compresa quella in corso, definita "caldissima e siccitosa" ma senza mancanze strutturali d'acqua nei territori serviti.

Il nodo dei Comuni "salvaguardati"

Scajola dedica poi un passaggio ai compiti dell'EGATO, che vigila sul rispetto della convenzione siglata il 30 dicembre 2024 affinché Rivieracqua realizzi le opere previste dal Piano Economico Finanziario, ma che esercita una funzione di controllo anche sui Comuni che hanno scelto di restare fuori dal perimetro unico, i cosiddetti "salvaguardati".

Su questo punto la posizione viene definita in modo netto. Le amministrazioni che hanno optato per la gestione autonoma lo avrebbero fatto dichiarando, sotto la propria responsabilità, di possedere i requisiti di legge e le risorse tecniche e finanziarie necessarie. Il sostegno della Provincia, spiega il Presidente, resta di natura esclusivamente amministrativa e burocratica – è stato istituito un apposito servizio tecnico di supporto – ma l'ente non può stanziare fondi né eseguire lavori per conto terzi. Allo stesso modo, viene precisato, Rivieracqua non avrebbe alcun titolo giuridico né potere operativo o finanziario per intervenire sulle reti dei Comuni autonomi.

"Non è politicamente accettabile dichiararsi autonomi nei momenti ordinari, e poi pretendere che la Provincia o Rivieracqua intervengano d'urgenza alla prima crisi idrica o al primo guasto fognario", afferma il Presidente, ricordando che superare le criticità di fognature e grandi depuratori richiede investimenti che la sola tariffa ordinaria non può sostenere, ragion per cui la struttura tecnica starebbe lavorando per candidare progetti a finanziamenti extra-tariffa.

"Le polemiche le lasciamo a chi cerca il consenso di giornata"

Il Presidente chiude la sua ricostruzione rivendicando un metodo basato su "trasparenza dei ruoli, pianificazione e cantieri", contrapposto a quelle che definisce polemiche di chi "cerca il consenso di giornata". Una strada, conclude, "stretta e complessa", ma a suo giudizio l'unica percorribile per dotare il territorio dell'infrastruttura idrica di cui avrebbe bisogno.

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