Al Direttore - 07 agosto 2026, 15:20

Sanremo, l'allarme di un 37enne: "Turismo e infrastrutture, serve una visione a lungo termine sul territorio"

Dalla siccità nell'entroterra ai divieti di balneazione sulla costa, la riflessione di Simone C. sulle difficoltà strutturali e sul futuro della città: "Il turismo è una risorsa, ma non può essere l'unica dimensione di Sanremo"

Sanremo, l'allarme di un 37enne: "Turismo e infrastrutture, serve una visione a lungo termine sul territorio"

Un appello a guardare oltre l'immediato e a interrogarsi sul futuro del territorio arriva da un giovane cittadino sanremese di 37 anni, Simone C., che ha deciso di mettere nero su bianco alcune riflessioni sulle difficoltà che stanno interessando in queste settimane il Ponente e, in particolare, il territorio matuziano. Dalla grave situazione legata alla siccità e alla carenza d'acqua che sta colpendo soprattutto i piccoli centri dell'entroterra, fino ai recenti problemi legati alla rete fognaria e ai conseguenti divieti di balneazione sulla costa, secondo il cittadino emerge un quadro che non può più essere considerato episodico. "Un quadro che evidenzia, nel complesso, una grave carenza strutturale", sottolinea.

Al centro della riflessione c'è naturalmente il turismo, considerato da Simone C. una risorsa imprescindibile per l'economia locale, ma anche un elemento che deve essere affrontato con maggiore consapevolezza. "Il turismo è, senza ombra di dubbio, una risorsa fondamentale per il nostro territorio. Tuttavia, credo sia giunto il momento di contestualizzarlo e gestirlo con maggiore consapevolezza, perché sta mettendo sotto una pressione insostenibile le nostre infrastrutture pubbliche, ormai sottostimate". Il problema, secondo la sua analisi, riguarda soprattutto la capacità delle reti e dei servizi di sostenere nei periodi di maggiore afflusso una popolazione molto superiore rispetto a quella residente durante tutto l'anno. Un tema che riguarda acqua, fognature, servizi sanitari e, più in generale, la tenuta dell'intero sistema.

Il ragionamento parte da una considerazione apparentemente semplice: le infrastrutture vengono necessariamente progettate anche sulla base della popolazione residente, mentre durante la stagione turistica il numero delle persone presenti sul territorio può aumentare sensibilmente. "Quando, durante le stagioni turistiche, questa popolazione raddoppia o triplica, il sistema fisiologicamente collassa", osserva Simone C. Una situazione che, secondo il 37enne, non può essere affrontata chiedendo semplicemente ai visitatori di limitare i propri consumi. "Non si può certo chiedere a un turista, che paga per i servizi, di non fare il bagno in piscina nell'entroterra per contingentare l'acqua, di evitare di farsi la doccia o di accettare che nell'albergo o nella casa vacanza il giardino sia secco". Allo stesso modo, aggiunge, è impensabile che un turista trovi il mare interdetto a causa di una rete fognaria non adeguata.

La questione, quindi, diventa anche un problema di programmazione e di prospettiva. Da una parte, sottolinea il cittadino, è facile puntare il dito contro gli enti locali accusandoli di non investire abbastanza; dall'altra, però, occorre interrogarsi sulle risorse disponibili e sulla reale capacità delle amministrazioni di adeguare infrastrutture che devono sostenere carichi molto diversi tra loro durante l'anno. "È evidente che ci siano gravi mancanze di prospettiva e che tutto questo causi un enorme danno d'immagine. Ma è altrettanto vero che non possiamo andare avanti senza una visione a lungo termine che tuteli e valorizzi davvero il nostro territorio". Una visione che, secondo Simone C., dovrebbe partire dalla consapevolezza che la qualità della vita dei residenti e l'attrattività turistica non sono due obiettivi contrapposti, ma devono procedere insieme.

C'è poi un altro aspetto centrale nella riflessione: il rischio di trasformare Sanremo in una città sempre più orientata esclusivamente al turismo, con conseguenze sul tessuto sociale e sulle prospettive per chi vive qui tutto l'anno. "Il turismo non può essere l'unica dimensione della nostra città. Dobbiamo concentrarci sulla salvaguardia di chi qui ci vive, perché i residenti sono i veri custodi dei luoghi", scrive il 37enne. L'obiettivo, secondo la sua analisi, dovrebbe essere quello di evitare un territorio fatto prevalentemente di seconde case e affitti brevi, con abitazioni che per buona parte dell'anno restano vuote e una città che rischia di perdere progressivamente la propria comunità. "Non possiamo trasformarci in un territorio fatto esclusivamente di case vacanze o seconde case vuote, una bella cartolina svuotata di umanità", è la sua considerazione.

Per questo, la proposta è quella di legare maggiormente i proventi generati dal turismo agli investimenti sul territorio, destinando risorse all'ammodernamento delle infrastrutture pubbliche e alla creazione di nuove opportunità economiche e occupazionali. "I proventi generati dal turismo devono rientrare in determinati parametri ed essere rigorosamente reinvestiti per migliorare e ammodernare le infrastrutture pubbliche e creare opportunità". Il timore è che, senza un cambio di passo, il territorio possa trovarsi stretto tra due problemi: perdere progressivamente la propria attrattività turistica e, contemporaneamente, diventare sempre più difficile da vivere per chi lo abita. Un equilibrio delicato, soprattutto in una zona che deve fare i conti con l'invecchiamento della popolazione, la fuga dei giovani e la difficoltà di costruire nuove prospettive professionali.

La riflessione di Simone C. si chiude con uno sguardo rivolto al futuro e con una considerazione sull'eredità lasciata dalle generazioni precedenti. "Questa è l'amara constatazione di un sanremese che vede sempre più difficoltà a risiedere, lavorare e costruire un futuro in questo territorio. Mancano prospettive, scarseggiano le competenze, i giovani se ne vanno e il degrado delle infrastrutture pubbliche appare sempre più accentuato". Secondo il 37enne, il patrimonio infrastrutturale costruito nei decenni passati non può essere considerato eterno. "L'eredità strutturale che ci è stata lasciata dai 'fasti' degli anni '50 e '60 sta ormai volgendo al termine, così come il lavoro delle generazioni ancora precedenti, in particolare nel nostro amato entroterra". Da qui l'invito a smettere di ragionare soltanto in funzione del prossimo appuntamento o della prossima stagione turistica e iniziare a costruire una strategia di lungo periodo: "È arrivato il momento di guardare avanti con coraggio e pianificazione strutturale, smettendo di pensare che il futuro della città dipenda soltanto dal prossimo calendario delle manifestazioni estive".

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