Cronaca - 06 agosto 2026, 07:21

Sanremo, revocato il divieto di balneazione alla 'Bussola' ma i danni restano: “Giorni difficili, pesanti perdite per gli stabilimenti”

Marco Cassini, titolare di Tartaruga e Matuzia denuncia disdette, richieste di rimborso e spiagge semivuote: “Un duro colpo nel cuore della stagione”

Foto d'archivio

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Il mare è tornato balneabile, ma gli otto giorni trascorsi non possono essere cancellati con un’ordinanza. La revoca comunicata ieri ha restituito ai turisti e ai residenti il tratto di litorale della Bussola, ma per gli stabilimenti coinvolti rimangono le conseguenze economiche di oltre una settimana vissuta tra disdette, richieste di rimborso, telefonate e ombrelloni rimasti vuoti nel momento più delicato dell’estate. A raccontare le difficoltà vissute è Claudio Cassini, titolare dei Bagni Tartaruga e Matuzia. L’intervista è stata realizzata quando il divieto era ancora in vigore e si attendevano gli esiti dei nuovi campionamenti. Nel frattempo, le analisi supplettive effettuate da Arpal hanno dato risultato favorevole, consentendo al Comune di procedere con la revoca.

Una buona notizia che chiude l’emergenza sul piano sanitario, ma non quella economica per le attività comprese nel tratto che si estende dalla spiaggia libera attrezzata “Foce Levante” fino ai Bagni Matuzia. Oltre ai due stabilimenti di Cassini, le conseguenze hanno interessato la Bussola, le attività balneari della Croce Rossa e la spiaggia libera. “Il divieto ci ha colpiti duramente – spiega Cassini –. Abbiamo ricevuto richieste di spostamento delle prenotazioni e di rimborso. Molte persone hanno preferito andare altrove e le spiagge si sono progressivamente svuotate”.

Revoca dopo gli esiti favorevoli di Arpal. La revoca è arrivata dopo i campionamenti supplettivi eseguiti da Arpal, che hanno restituito valori favorevoli. Il provvedimento riguarda la zona denominata “Bussola”, compresa tra Foce Levante e i Bagni Matuzia inclusi. Resta invece in vigore il divieto di balneazione nella zona di corso Trento e Trieste, nel tratto compreso tra la foce del torrente San Francesco e la scogliera antistante l’edificio del Morgana, entrambe escluse. Per gli operatori della Foce si tratta della conclusione di un’attesa diventata ogni giorno più pesante. Il divieto era infatti scattato alla fine di luglio ed è rimasto in vigore fino ai primi giorni di agosto, attraversando uno dei passaggi centrali della stagione balneare. Cassini non nasconde il sollievo per il ritorno alla normalità, ma sottolinea come la rimozione dei cartelli non possa recuperare automaticamente quanto perduto: “Quando una famiglia legge che in un tratto di Sanremo non si può fare il bagno, spesso non aspetta le analisi successive. Cambia stabilimento, sposta la prenotazione o sceglie un’altra località. Il danno non finisce necessariamente nel momento in cui il divieto viene revocato”.

Disdette, rimborsi e spiagge semivuote. La conseguenza più immediata è stata la riduzione delle presenze. Secondo quanto riferito dal titolare dei Bagni Tartaruga e Matuzia, diversi clienti hanno contattato gli stabilimenti per chiedere chiarimenti, rinviare l’arrivo oppure ottenere il rimborso di quanto già prenotato. Un effetto particolarmente gravoso per attività che concentrano gran parte del proprio fatturato in poche settimane e devono affrontare costi fissi importanti, dal personale ai servizi garantiti ogni giorno ai bagnanti. “Tra le nostre attività lavorano complessivamente circa 25 persone – evidenzia Cassini –. Anche quando la spiaggia si svuota, gli impegni e le spese rimangono. Per questo otto giorni di divieto nel passaggio tra luglio e agosto rappresentano un danno molto serio”. Il disagio non ha riguardato soltanto Tartaruga e Matuzia. La stessa situazione è stata vissuta dalla Bussola e dalle attività balneari gestite dalla Croce Rossa. Gli operatori si sono mantenuti in contatto durante l’intero periodo, condividendo preoccupazioni e interrogativi sull’evoluzione delle analisi. A pesare, oltre alle perdite dirette, è stata l’incertezza. Non conoscere con precisione i tempi dei risultati supplettivi ha reso difficile rispondere ai clienti e programmare le giornate successive.

“È mancata una comunicazione più vicina agli operatori”. Uno dei punti sollevati con maggiore decisione da Cassini riguarda il rapporto con le istituzioni. Il balneatore lamenta di non avere percepito, durante i giorni del divieto, una presenza e una comunicazione sufficientemente vicine alle esigenze delle attività coinvolte. “Ci siamo sentiti abbandonati – afferma –. Avremmo avuto bisogno di informazioni costanti, di sapere quali fossero i tempi e che cosa stesse accadendo. Quando si lavora e si deve rispondere ogni giorno a dipendenti e clienti, l’assenza di certezze amplifica il problema”. Il provvedimento di divieto rappresenta naturalmente una misura di tutela della salute pubblica e viene adottato sulla base degli esiti delle analisi. La contestazione degli operatori non riguarda la necessità di rispettare i parametri sanitari, ma la durata dell’incertezza, il flusso delle comunicazioni e le conseguenze economiche generate nel frattempo. Cassini solleva anche dubbi sulle modalità e sulla rappresentatività dei campionamenti, auspicando maggiori spiegazioni tecniche. Evita però, alla luce degli esiti favorevoli successivamente arrivati, di anticipare eventuali iniziative: ogni valutazione potrà essere compiuta soltanto dopo avere esaminato la documentazione completa.

Un danno d’immagine che supera il tratto interessato. Il problema, secondo gli operatori, non si limita alle attività direttamente comprese nell’ordinanza. Un divieto di balneazione, soprattutto quando interessa una località turistica conosciuta a livello nazionale, può produrre un danno d’immagine che si estende oltre i confini esatti indicati nel provvedimento. “Il turista non sempre distingue tra un tratto e l’altro – osserva Cassini –. Se sente parlare di divieto a Sanremo, può pensare che il problema riguardi una porzione molto più ampia della costa. È questa la conseguenza che preoccupa anche per i giorni successivi”. La revoca consentirà ora agli stabilimenti della Foce di provare a recuperare terreno nella parte centrale di agosto. Servirà però comunicare con altrettanta chiarezza che le nuove analisi hanno dato esito favorevole e che, nel tratto della Bussola, la balneazione è nuovamente consentita. Il ritorno alla normalità dovrà quindi essere accompagnato da un’informazione capillare, capace di raggiungere non soltanto chi si trova già in città, ma anche le persone che stanno valutando una prenotazione per le prossime settimane.

Una stagione già complicata. Nell’analisi di Cassini, il divieto si è inserito in una stagione che per diversi stabilimenti era già meno brillante rispetto agli anni precedenti. Dopo un avvio positivo tra Pasqua e i ponti primaverili, il lavoro avrebbe proceduto in maniera discontinua, con giornate buone alternate a periodi più deboli. “Il divieto si è aggiunto a una stagione già difficile – spiega –. Non siamo gli unici a registrarlo: confrontandoci con colleghi di altri stabilimenti emerge una preoccupazione diffusa. Si lavora bene in alcuni momenti, ma non basta una sola settimana per sostenere tutta la stagione”. Tra i fattori indicati ci sono i costi sostenuti dalle famiglie per raggiungere Sanremo, le difficoltà dell’autostrada, il prezzo dei pernottamenti e delle altre spese legate al soggiorno. Elementi che rendono ancora più importante offrire una città ordinata, attrattiva e accompagnata da una programmazione capace di motivare il viaggio. Cassini chiede quindi uno sforzo complessivo, non limitato alla sola gestione dell’emergenza balneare: maggiori servizi, attenzione alle attività turistiche e una proposta cittadina che renda Sanremo competitiva rispetto alle altre destinazioni della Riviera.

Il mare torna balneabile. La revoca chiude dunque il divieto nel tratto della Bussola, ma apre una seconda fase: quella del recupero. Gli stabilimenti devono ricostruire le prenotazioni perdute, rassicurare i clienti e provare a sfruttare le settimane centrali di agosto. Gli esiti favorevoli di Arpal rappresentano la base dalla quale ripartire. Ora sarà necessario restituire rapidamente al litorale la stessa visibilità ottenuta dalla notizia del divieto, chiarendo che tra Foce Levante e i Bagni Matuzia è possibile tornare a fare il bagno. Per Cassini, tuttavia, resta una lezione da non disperdere: “Quando un provvedimento del genere arriva nel pieno dell’estate, occorre comprendere che dietro ogni stabilimento ci sono imprese, lavoratori e famiglie. La tutela della salute viene prima di tutto, ma servono rapidità, informazioni e vicinanza agli operatori”.

Il mare è nuovamente accessibile e gli stabilimenti possono tornare alla piena attività. Gli otto giorni trascorsi, però, hanno lasciato un conto che non si misura soltanto negli ombrelloni rimasti chiusi: pesa nelle prenotazioni cancellate, nell’incertezza dei lavoratori e nella fiducia dei turisti che adesso il litorale della Foce dovrà provare a riconquistare.

Andrea Musacchio

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